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Aumenti del costo energetico. Bond: “Servono provvedimenti immediati per la montagna”

Dario Bond, deputato

Il prossimo inverno si presenta all’insegna dell’ulteriore, pesante stangata per la crescita del costo dell’energia, stimato dai vari centri di analisi attorno al 30% per l’energia elettrica – già ai massimi storici – e di ben il 40% del gas metano, cresciuto oltre 5 volte rispetto alla media del 2020.

Lo sottolinea l’onorevole Dario Bond in una nota stampa dove chiede provvedimenti urgenti per la montagna.

Si tratta di una situazione decisamente preoccupante – prosegue Bond – soprattutto per le zone di montagna, dove il gas è un fattore strategico per sopravvivere durante i rigidi inverni, destinato a pesare grandemente sulle tasche di famiglie ed imprese. Sempre, poi, che il gas metano arrivi, perché molti paventano il rischio di scarsità del prodotto per via di forniture limitate o ridotte da parte dei principali produttori esteri. Intervenire sul costo dell’energia per le zone di montagna è poi fondamentale per assicurare la competitività delle aziende, specie quelle turistiche, con la concorrenza estera dell’arco alpino, dove l’energia costa storicamente meno che in Italia.

Di qui due considerazioni, anche alla luce di quanto dichiarato in un’intervista a “ViViItalia Tv” dal presidente e fondatore di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, uno die più prestigiosi pensatoi europei in fatto di politiche energetiche.
La prima riguarda la necessità di rivedere in profondità le politiche tariffarie legate all’energia, sgravando le bollette dei consumatori finali di tutta una serie di oneri che andrebbero spalmati sulla fiscalità generale.

La seconda riguarda uno scenario di politica strategica nazionale relativa all’approvvigionamento dell’energia. Considerato che non è possibile passare nei tempi desiderati dai talebani dell’ambientalismo ad una produzione completamente ad impatto zero, sarebbe utile che l’Italia attivasse un serio programma di riqualificazione e utilizzo di tutte le proprie risorse energetiche inutilizzate.

Non si capisce perché il Paese non possa utilizzare i giacimenti di gas di cui dispone, che costerebbero circa 3 centesimi di euro a metro cubo, mentre si preferisce importarlo dall’estero – sempre che ce lo vendano – ad un costo di 55 centesimi di euro al metro cubo. Di più: la produzione nazionale di gas metano è passata dai 20 miliardi di metri cubi/anno degli anni Novanta agli attuali 4 miliardi, nonostante ci siano riserve ingenti, soprattutto sotto il mare Adriatico, riserve che parte della politica nazionale si rifiuta di utilizzare, mentre i paesi della sponda orientale stanno già operando in tal senso, ringraziando sentitamente l’ignavia italiana.

Ecco, in uno scenario dove l’energia è destinata a costare sempre di più e ad essercene sempre di meno – nei primi 7 mesi del 2021 le importazioni elettriche di origine nucleare dalla Francia sono cresciute del 55% e soddisfatto il 14% dei consumi nazionali – serve un rapido riposizionamento delle politiche strategiche nazionali in fatto di energia e del suo approvvigionamento per non lasciare il Paese al freddo e al buio.

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