
Un recente bando della Prefettura di Belluno, da notizie diffuse dalla stampa, sembra andato deserto. In realtà, approfondendo la questione, c’è una cooperativa sociale che ha risposto. Quindi, probabilmente il servizio proseguirà.
Colpisce l’esultanza del deputato bellunese Mirco Badole, il quale commenta la scarso interesse per gli appalti di questo tipo, chiosando “Finalmente è finito il business della gestione degli immigrati”.
Sarà anche vero che c’è poco appeal per bandi di questo tipo, e che ora le cooperative sociali stanno allargando più su altri temi i loro orizzonti, ma dire che il business è finito rivela una visione politica piuttosto limitata e viziata da chiari interessi di consenso.
Era prevedibile che accadesse quanto accaduto a Belluno: se per legge si arriva quasi a dimezzare la base d’asta, le aziende che storicamente davano il servizio della accoglienza difficilmente concorreranno. E non perché non c’è più il business, ma perché semplicemente, con quei soldi, faticano a pagare i costi vivi del servizio, cioè alloggi, luce, gas e vitto. E faticano anche ad avere un numero congruo di operatori per garantire i servizi che vengono richiesti. A Belluno, poi, il servizio è ancora più costoso, perché generalmente erogato con l’accoglienza diffusa, quindi non concentrata in grosse strutture.
Nessuno nega il fatto che ci siano state aziende che hanno lucrato sulla accoglienza, ma già da Minniti in poi (quindi non solo da Salvini), il business era molto più complicato, perché dentro il costo dell’appalto erano previsti molti servizi che avevano l’intento di integrare gli ospiti (ad esempio, l’insegnamento della lingua italiana). Certo, era necessario che le prefetture controllassero che i servizi venissero svolti, ma a Belluno i controlli ci sono sempre stati.
In realtà, dietro l’esultanza del deputato, si nasconde un pessimo modo di far politica che nel migrante ha individuato il proprio business su cui costruire consenso elettorale. E colpisce che questo accada proprio nei giorni in cui il tema dell’accoglienza e della protezione appare in tutta la sua drammatica importanza, ora che avremo migliaia di profughi afghani in fuga dal loro paese.
Sono 2 le cose, invece, che non si dicono mai in tutto ciò:
1. IL SERVIZIO. Se nessuno facesse più il servizio di accoglienza, non è che il problema smetterebbe di esistere.
Il problema della gestione dei migranti continuerebbe ad esserci, ma non avremmo aziende che se ne farebbero carico. E chi accoglierebbe i profughi afghani? L’onorevole, portandoli a casa sua? (E così abbiamo anche utilizziamo una frase fatta, tipica di un certo modo di fare propaganda)
2. I LAVORATORI. La riduzione degli appalti nel settore ha determinato di fatto anche la riduzione di lavoratori impiegati. Si tratta di decine di lavoratrici e lavoratori, e conseguentemente di decine di famiglie, che non hanno più lavoro. Lavoratori bellunesi, che sono ora alla ricerca di un nuovo lavoro, e professionalità importanti, come quella dei mediatori culturali, assistenti sociali, educatori, psicologi, operatori, che non potranno più fare il loro lavoro. A questo si aggiunge che, trattandosi di appalti al ribasso, il margine del
ribasso spesso viene fatto pagare ai lavoratori, con maggior carico di lavoro e meno diritti. E il dumping contrattuale, con i decreti Salvini, si è acuito. Cosa risponde il deputato bellunese a queste persone?
C’è un modo di far politica che, come CGIL, non possiamo che stigmatizzare, che non vede più in là del consenso immediato. I servizi sociali sono un onere del servizio pubblico, e qualcuno li deve svolgere. Ma sono anche, e come sindacato non possiamo non rilevarlo, una opportunità di lavoro per professionalità importanti. Distruggere, come è stato fatto negli ultimi anni, un servizio come quello dell’accoglienza, senza dare una valida alternativa, è come nascondere la polvere sotto il tappeto.
Siamo in attesa di vedere gli effetti degli interventi normativi della ministra Lamorgese sul tema. Ma nel frattempo, con quello che resta degli SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), con i CAS (Centri di accoglienza straordinaria) oberati di lavoro, è difficile guardare a ciò che sta arrivando dall’Afghanistan senza essere preoccupati.
Andrea Fiocco (Fp–CGIL di Belluno)
