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Insediamenti ed esposizioni archeologiche sulla Via dei Santuari * di Eugenio Padovan

Casera Filippa

Pieve d’Alpago – Casera Filippa – Ponte nelle Alpi In sede di valutazione del sondaggio scientifico effettuato, nei giorni scorsi, dagli archeologi della Società Cora di Trento, Michele Bassetti e Nicola De Gasperi (finanziato dal comune di Alpago che ha pure provveduto a tutte le necessità tecniche per i rilievi, posizionamenti e logistiche determinate dalla impervietà del sito, posto a circa 650 metri di altitudine, al confine tra i comuni di Alpago e Ponte nelle Alpi, sulle ripide pendici del Col Visentin) nell’area dove, nel 2019 Sandro Bortoluzzi proprietario del fondo, rinvenne una lamina bronzea a pelle di bue, con iscrizione romana puntolinata, bisogna subito affermare di come, seppur in assenza, del ritrovamento di ulteriori reperti, riferibili ad un luogo di culto romano, il territorio in questione si sia rivelato di notevole potenzialità antica. Importanza sottolineata dalla raccolta di innumerevoli manufatti, in un’ampia area caratterizzata da resti di probabili strutture abitative (notevolmente danneggiate dalla tempesta Vaia) terrazzamenti e tracce di viabilità, quest’ultime da ricercare, pur tra le distruzioni, inglobamenti conseguenti alla costruzione dell’A27.

Si tratta di oggetti in bronzo e ferro che lo scopritore Bortoluzzi ha consegnato come, suo tempo la lamina, al funzionario della Soprintendenza che è stata sul posto per le verifiche del caso. Sono alcune monete romane, elementi di cinturone longobardo, una moneta medievale scodellata, nonché un notevole elemento di calotta di un elmo in ferro ed alcuni frammenti metallici non identificati che, ora, passeranno al vaglio dei tipologi per la loro identificazione e datazione. Riferendoci agli studi e ricerche sui tracciati viari vi è da tenere presente, che già sul finire degli anni trenta il topografo calaltino, Alessio De Bon indicasse, nei suoi studi, sulla Via Claudia un percorso che salendo dalla pianura veneta, attraverso la Val Lapisina, versante destro sino a Caloneghe, solcasse le pendici del Col Visentin, costeggiando il lago di S. Croce e si congiungesse a Polpet, con la direttrice romana che solcando la valle del Piave e toccando Feltre, Belluno, Castellavazzo, Valle di Cadore ed altri centri del centro Cadore, Auronzo toccando il Comelico, superando il Passo Monte di Monte Croce Comelico raggiungesse il Norico.

Da non dimenticare, inoltre, sono i tracciati individuati tra i Coi de Pera, il versante del Col Visentin, digradante verso il lago, da Francesco Prest e Gildo De Min, due appassionati di storia locale. Ed, infine, gli studi e ricerche curati dal sottoscritto, con il Gruppo Archeologico del Cenedese, compiuti anche con sopralluoghi negli ambiti in oggetto, e pubblicati nel volume “Dalla preistoria all’Alto medioevo nell’Antico Cenedese” a cura di G.Arnosti, G.Riviera e F. Schincariol con il titolo “La Via dei Santuari” che potrebbe rientrare in un Progetto Interreg Italia-Austria, attraversando i millenni e vari luoghi di culto sia antichi che più recenti come l’Abbazia di Follina. Purtuttavia, molto rimane da capire e indagare anche per comprendere che ruolo svolgesse quella comunità lì insediata, per un lunghissimo tempo in un luogo, per noi, davvero disagevole, ma dove l’acqua, elemento indispensabile, è presente. Studi, analisi stratigrafiche ed esame di un territorio, in gran parte sconosciuto, per la sua natura, ma che può costituire valore aggiunto culturale e turistico con ricadute economiche, tenendo presente di come il lago di S. Croce, sia stato scelto come tappa della pista ciclabile Monaco-Venezia. Quindi con ampie possibilità e opportunità, per il turista e appassionato di storia e ambiente di conoscere quanto l’Alpago possa presentare e annoverare, considerando di come l’amministrazione di Alpago, si stia impegnando pure sull’allestimento di una esposizione, da inserire in un intero piano dello storico Municipio di Pieve di Alpago. Spazio dove possano essere esposti gli importanti e pregiati reperti antichi, provenienti dalla necropoli di Pian de la Gnela (VII-V sec. a.C.). Contestualizzati con tutte le caratteristiche e particolarità dell’intera conca.

Eugenio Padovan

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