
«L’abbandono del progetto Italcomp è segno tangibile di un governo che abdica alle sue funzioni e dimentica una produzione strategica per il made in Italy. Se di fronte alla crisi questa è la risposta, significa che non si sono comprese fino in fondo le conseguenze del Covid sulle lavorazioni tipiche dell’industria italiana».
È quanto afferma il deputato di Forza Italia Dario Bond relativamente alla comunicazione del ministro Giorgetti sul progetto Italcomp, definita “non perseguibile”.
«In un altro Paese, con lobby europee, si sarebbe proceduto con una sorta di statalizzazione, con garanzie dello Stato e avviamento temporaneo dell’attività per far nascere e sviluppare il polo, per creare tecnologia, lavoro e sviluppo. Senza andare tanto distanti, si sarebbe fatto quello che ha fatto l’Austria con il polo del bianco e i motori. Perché ci sono delle lavorazioni estremamente importanti e strategiche che non possono essere dimenticate. Le lavorazioni relative alla tecnologia del bianco, in Italia, devono essere difese dallo Stato. E sottolineo il “devono”. La comunicazione che il ministro Giorgetti fa non è altro che il segno di un governo che non ha capito quanto importante e negativa sia stata la botta legata al Covid nelle nostre lavorazioni: non siamo stati in grado – un anno fa – di avviare la produzione di mascherine. E alla prossima crisi globale non saremo in grado di realizzare il motore per una lavatrice o un frigorifero. Complimenti governo».
“La dichiarazione odierna del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che mette fine al progetto ItalComp non giunge inaspettata”.
Lo dichiarano Mauro Zuglian, Rsu Fim CISL e Alessio Lovisotto, Segretario generale Fim Belluno Treviso.
“Non sorprende né i lavoratori né i sindacati l’epilogo di un piano industriale che vedeva Borgo Valbelluna e Chieri al centro di un polo nazionale del compressore. Dal momento dell’insediamento, il nuovo ministro non ha mai nascosto di preferire il modello Corneliani e non ha mai avuto paura di mostrare imbarazzo ogni qualvolta veniva indicato il piano ideato dal suo predecessore quale soluzione della vertenza.
Non sorprende neppure la modalità mezzo stampa con cui il Ministro comunica la fine del progetto Itlacomp la cui nascita, giusto per ricordare, è stata annunciata prima ai giornali.
Quello che sorprende è come i rappresentanti di un territorio e i lavoratori continuino a trovare soluzioni per garantire la sopravvivenza dello stabilimento e a livello nazionale continuino a spostare i termini del problema.
Una volta manca il capitale pubblico, una volta manca il capitale privato, per alcuni il coinvolgimento pubblico potrebbe trainare un interesse privato, per altri senza il privato non può esserci aiuto pubblico. Questo come a sottolineare che la soluzione per ACC sia in realtà una questione di dottrina economica: niente di più falso.
La soluzione passa attraverso un progetto industriale per la valorizzazione degli asset aziendali competenza-qualità-innovazione che caratterizzano in maniera inequivocabile lo stabilimento di Mel. Il problema non è trovare la giusta proporzione tra pubblico è privato, ma la qualità del progetto.
E la qualità del progetto è determinata dalla capacita di coinvolgere le migliori energie e opportunità espresse da un territorio, per questo la FIM CISL non si stancherà mai di richiedere un tavolo intorno al quale definire il futuro industriale dello stabilimento. Non ci sono modelli preconfezionati, esistono soluzioni costruite sul campo.
Nel frattempo – concludono Zuglian e Lovisotto – tra una dichiarazione e l’altra stiamo aspettando il decreto attuativo del art. 37 D.L. 41/2021, stiamo aspettando come sindacati una risposta dal governo. Lo scrittore Dino Buzzati sull’attesa ha scritto un capolavoro: non vorremo che il ministro Giorgetti scrivesse la parola fine”.

Sulla vicenda ACC interviene ancora Elena Ostanel Consigliera Regionale de “Il Veneto che Vogliamo”: “La situazione dei lavoratori della ACC, pur tra mille promesse dai governi nazionali e regionali, continua a non trovare risposte adeguate.”
“Il governo nazionale, con una semplice nota del ministro Giorgetti della Lega, mette nel cassetto la proposta di Italcomp alla quale avevano lavorato congiuntamente il commissario straordinario di ACC, organizzazioni sindacali e la viceministra Todde, riscuotendo vari apprezzamenti.
“Da tempo – afferma la Consigliera Ostanel – seguo con apprensione la vicenda dell’azienda di Borgo Valbelluna. Ad aprile mi ero recata, unica consigliera regionale, al presidio a Belluno per esprimere la mia profonda vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori di ACC, ai sindacati e agli amministratori locali che stanno lottando per salvare una realtà che rappresenta un’eccellenza non solo veneta, ma anche europea. Ancora a fine marzo, inoltre, avevo presentato una Mozione che aveva lo scopo di impegnare la Giunta regionale a mettere in campo anche Veneto Sviluppo Spa che finora, pur interpellata dai sindacati, si è dimostrata completamente inerme. Del resto, nella mia mozione, si riportava anche l’esempio di quanto fatto dalla Regione Piemonte che con la sua finanziaria Finpiemonte ha recentemente istituito un apposite fondo “salva imprese”, tra l’altro con l’ambizione dichiarata di agire in tutto il Nord Italia. Serve sicuramente rivedere l’architettura di Veneto Sviluppo ma è oramai evidente quanto sia necessario che questa realtà sia riformata per avere un ruolo più efficace nella politica industriale della nostra regione, anche in questi contesti di crisi.
Purtroppo la maggioranza, per mano di Lega e Fratelli d’Italia, ha deciso di bocciare la mia mozione, dimostrando ancora una volta la loro volontà di mantenere tutto immobile, a discapito dei lavoratori e dello sviluppo produttivo di questa regione.
Non mi resta che sperare che Zaia e l’assessora Donazzan, che a parole hanno sempre detto di lavorare per trovare soluzioni per ACC, si dimostrino più lungimiranti dei consiglieri della loro maggioranza e si impegnino per fornire soluzioni stabili a questa crisi, come appunto si potrebbe fare attraverso una Veneto Sviluppo adeguatamente riformata.”
“E’ tempo che si smetta la politica della “doppia faccia”, sostenendo i lavoratori a parole per poi smentirsi alla prova dei fatti”.
