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In distribuzione il numero di giugno di Dolomiti, la rivista di cultura e attualità della provincia di Belluno

È abituale ricordare i morti in guerra con degli appositi monumenti, posti al centro dei paesi, con la menzione dei caduti di quella gente. Non molti sanno, però, che una “Via degli eroi” c’è anche a Belluno: scende diritta di fronte all’ingresso principale del Cimitero di Prade. È costeggiata, da una parte e dall’altra, da un complesso di un centinaio di cippi con i dati del defunto e un nastro tricolore a ricordo. Non meriterebbero un cippo, un segno di apprezzamento, anche quei Bellunesi e Feltrini che, al tempo dei Romani, sono caduti in guerra magari in lontane regioni?
Li ricorda, ricostruendone una essenziale biografia, l’articolo di Paolo Viel e Jacopo Favilli
intitolato: “Storie perdute di pretoriani e legionari bellunesi”. Si tratta di una ricerca originale e condotta con perizia e partecipazione.
Come con partecipazione affettiva i Bellunesi, ma specialmente i Ladini, scorreranno quanto si riporta nel contributo: “L’avvocato Ivone Cacciavillani amico prezioso per i Bellunesi”. Un cippo questo personaggio di così elevata cultura e spiritualità lo ha già nelle sue numerose pubblicazioni e, in modo particolare, nel cuore dei suoi beneficati. Ma anche qualche testimonianza visibile non stonerebbe.
Se erano andate perdute le tracce di pretoriani e legionari romani, ancor peggior sorte era
capitata a quelle donne che, non proprio tantissimo tempo fa, hanno molto sofferto, spesso
incomprese. Di esse tratta Marina Scopel nel lavoro: “Donne, cibo e follia. Carenze alimentari e alienazione mentale nel Bellunese dell’Ottocento (II)”. Una ricerca su di loro è un segno di partecipazione a tale umanità dolorante.
Analoga riflessione si può fare scorrendo quanto presenta Domenico Grazioli in: “Le epidemie del passato. Perché, quali, quante e come venivano affrontate?”.
Ogni volta che si perde qualcosa è uno strappo che si fa sentire. E se si rischia di perderla
definitivamente? Il problema è soggiacente al contributo: “La piccola colonia di Cimbri
intraprendenti e ospitali”.
Per fortuna abbiamo tutti attenzione a conservare tesori di arte. Lo testimoniano contributi come quelli di Giorgio Reolon: “Alessandro Seffer e la sua pittura dal «vero»”, di Enrico Tonin: “Postilla iconografica sulla pala di San Pietro a Salzan di Santa Giustina” e di Oscar De Zorzi: “Noterelle d’archivio su alcuni spadai itineranti da Belluno a Serravalle”.
Certi avvenimenti hanno fatto versare fiumi di denaro per le località coinvolte e fiumi di
inchiostro da parte degli storici e dei cronachisti. Un esempio preclaro ce lo offrono Mauro Vedana e Fiorenza Mambrini con la loro ricerca su: “Confini sul Cordevole custoditi dai Leoni di San Marco”.
Il risultato però è valido e aiuta a ricordare delle vicende difficili, ma che hanno temprato la
nostra vita di Bellunesi. è sempre valido il meminisse iuvat, ossia “ricordare giova”. Il cippo
riportato sulla copertina di Dolomiti richiama alla mente l’inno nazionale che inizia con le parole: “Fratelli d’Italia” quasi a farci capire che, pur con aspetti diversi, tali avvenimenti ci riguardano.
Infatti per Italiani, Ladini, Cimbri e ogni persona ora “l’Italia s’è desta” e, pur in un periodo così difficile, intende portare tutti a “novella vittoria” che di sicuro ci arriderà, perché così “Dio la creò”.

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