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Domani ore 12 in diretta Zoom l’iniziativa di “Noi 9 Ottobre” a difesa dei diritti delle vittime e stragi causate dal profitto

Venerdì 28 maggio 2021 alle ore 12 in diretta Zoom sulla pagina Facebook di Comune-info https://www.facebook.com/Comuneinfo e sulla pagina neonata Fb di “NOI, 9 Ottobre”https://www.facebook.com/noi9ottobre/ si terrà l’appello “Noi 9 Ottobre” a difesa dei diritti delle vittime e stragi compiute per il profitto.

Siamo parenti, amici, compagni e compagne di lavoro e di sventura delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate esclusivamente al profitto. Vogliamo lanciare una campagna di informazione unita ad una iniziativa pubblica popolare per il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti. L’iniziativa popolare consiste nell’organizzare una manifestazione pubblica a Roma il prossimo 9 Ottobre, in concomitanza della Giornata nazionale in memoria delle Vittime di disastri ambientali e industriali causati dall’uomo.

Lo spirito che ci ha spinto ad iniziare questo percorso è il seguente:

  • manifestare il profondo disagio della società civile che vive sulla propria pelle la discrepanza tra giustizia e legge, una legge che nelle aule dei tribunali tutela maggiormente gli imputati quando sono grandi imprese, sia pubbliche che private.
  • chiunque sieda nelle aule dei tribunali dalla parte delle vittime spesso è costretto ad assistere ad una ricostruzione menzognera dei fatti che sfiora la beffa, che va contro ogni logica e buonsenso
  • evitare che l’impunità ottenuta dai responsabili di questi gravi fatti possa favorire la reiterazione di condotte e comportamenti ad alto rischio per l’incolumità di persone estranee, oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati

Abbiamo elaborato una serie di proposte che potrebbero rispondere alle esigenze della ricerca della verità e della giustizia. Tra queste:

il potenziamento e la riorganizzazione dell’amministrazione della Giustizia evitando l’eccessiva lunghezza dei processi e l’esito della prescrizione; la trasparenza nelle procedure e l’obiettività nella scelta degli strumenti scientifici di indagine e di consulenza di tutte le parti in causa; l’aumento dei sistemi pubblici di controllo preventivo; il riequilibrio nella disparità di mezzi a disposizione delle vittime in confronto a quelli delle grandi imprese; l’allontanamento permanente da ogni tipo di incarico pubblico dei responsabili di comportamenti comunque irresponsabili.

Interverranno nell’ordine:

Lucia Vastano Giornalista, scrittrice, Associazione Cittadini per la Memoria del Vajont

Gianni Devani Vicepresidente Associazione Vittime del Salvemini

Gianni Cavinato Presidente nazionale ACU (Associazione Consumatori e Utenti)

Enzo Orlandini e Marco Piagentini (Associazione Il mondo che vorrei – Viareggio)

Alessandra Guarini Avvocato

Massimiliano Gabrielli Avvocato

Michele Michelino Presidente Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavori e nel territorio

Luciano Orio Comitato per la Dignità e la Salute nel Lavoro

Adele Chiello Tusa Madre di Giuseppe Tusa vittima del crollo della Torre Piloti di Genova

Fulvio Aurora Medicina Democratica

Laura Mara Avvocato

Mario Sanna Presidente Associazione Il Sorriso di Filippo

Felice Casson Magistrato e già Senatore

Raffaele Guariniello Magistrato

 

L’appello “Noi, 9 ottobre” nasce da una tavola rotonda organizzata il 3 ottobre scorso a Longarone dall’Associazione Cittadini per la Memoria del Vajont.
All’incontro di Longarone, a cui hanno partecipato numerose associazioni e movimenti arrivati da tutta Italia, sono stati invitati come relatori Raffaele Guariniello, Felice Casson, Alessandra Guarini, Laura Mara, Luca Masera.
Il nostro scopo, come vittime di stragi compiute nel nome del profitto, era quello di farci aiutare da esperti a dare una forma giuridicamente corretta alle nostre richieste per superare il disagio, il dolore, la rabbia, la delusione e l’impotenza che si prova nel corso dei processi, ma anche sostenere la nostra ferma volontà di contribuire a cambiare le cose, rendere più efficace e umana la ricerca di verità e giustizia nelle aule dei tribunali.
La società civile ha una sua lingua, quella condivisa da noi tutti, la legge e il diritto parlano un’altra lingua incomprensibile ai cittadini che sono comunque chiamati a rispettarla perché, come si sa, la legge stessa non ammette ignoranza.

Sopravvissuti e superstiti, feriti sulla propria pelle, duramente straziati dalla perdita dei loro cari, spesso costretti a causa della distruzione totale dei loro punti di riferimento sociali (case, negozi, ristoranti, scuole) ad abbandonare il territorio dove sono nati e cresciuti, nei processi diventano vittime una seconda volta quando si scontrano con le dinamiche della legge, sottomesse alle regole dei codici e dalle sue interpretazioni piuttosto che al perseguimento di verità e giustizia.
Con un’allarmante frequenza la lista delle vittime del profitto, di leggi sulla sicurezza non applicate, manutenzioni non eseguite per risparmiare soldi
Durante i processi, le vittime vengono vissute come un disturbo da emarginare, come se la giustizia non fosse un fatto che le riguardasse, come coloro che cercano vendetta, un colpevole a tutti i costi, condanne esemplari o risarcimenti sostanziosi. Il cappio e i soldi non sono in realtà quello che li muove. La lotta che li impegna e li prova, psicologicamente ed economicamente per una vita intera ha un solo scopo: ottenere giustizia e verità.
Diversa è la posizione di chi sta dall’altra parte, capace si destreggiarsi tra i linguaggi della legge, le sue interpretazioni grazie anche a un potente schieramento di risorse economiche che li mette in una posizione privilegiata. E così spesso si finisce per tradire il motto “la legge è uguale per tutti”. A Davide contro Golia è rubata la fionda.
E’ fondamentale in una democrazia che nessuno tocchi Caino, ma è altrettanto fondamentale che nessuno umili, emargini, sfregi le vittime.

Dalla tavola rotonda di Longarone nella quale sono emerse le proposte della società civile abbiamo cominciato un viaggio con i relatori che ci hanno accompagnato fino alla stesura di questo appello. Ci siamo sentiti con loro settimanalmente, abbiamo discusso, a volte quasi litigato nello sforzo di capirci, di integrare i due linguaggi spesso incompatibili.
E’ stato un viaggio difficile, ma alla fine siamo riusciti, come succede sempre da chi è animato esclusivamente dall’interesse comune, a lasciare da parte i rispettivi pregiudizi e ad arrivare alla stesura di questo appello condiviso da tutti noi. Tutti ormai dalla stessa parte della barricata.
E’ stato un magistrale esercizio di democrazia. Abbiamo dimostrato che è possibile intenderci, se c’è la volontà di non prevaricare gli uni sugli altri.

Con questo appello non intendiamo sostituirci ai legislatori proponendo una riforma della giustizia, ma semplicemente, e in questo credo che risieda la nostra forza, dichiarare quello che le vittime e la società civile sentono profondamente come ingiusto e contribuire al cambiamento offrendo al legislatore il bagaglio delle nostre esperienze in modo che questo profondo gap venga colmato.
Pretendiamo che la nostra voce sia ascoltata e che venga risolta, tra l’altro, anche la questione delle leggi non applicate o non applicabili. Si chiede giustamente al cittadino che rispetti le leggi, al contempo però allo Stato e a chi lo rappresenta chiediamo le faccia rispettare e non si dichiari impotente quando di mezzo c’è la sicurezza, la vita delle persone e delle comunità. Se crollano ponti, case, scuole perché non è stata rispettata alcuna norma prevista per la messa in sicurezza, noi ci aspettiamo risposte forti da chi come scopo ha il dovere di proteggerci.
Purtroppo le stragi si susseguono, l’ultima, quella della funivia del Mottarone, ha rubato la vita a quattordici persone, famiglie intere e anche bambini. Queste sfregi all’umanità devono finire.

Nel rendere pubblico questo appello, vogliamo dichiarare il nostro programma futuro, le prossime tappe del nostro viaggio:

1) presentare alle istituzioni le nostre richieste; far ascoltare la nostra voce mentre si discute di riforma della giustizia
2) continuare a coinvolgere la società civile, anche quella cosiddetta “dormiente”, in questo nostro progetto di partecipazione alla democrazia, come auspicato dall’Articolo 4 della nostra Costituzione
3) organizzare gruppi di approfondimento sulle tematiche proposte dall’appello con il contributo di associazioni, movimenti, esperti nei vari settori; molte personalità di spicco hanno già dichiarato con entusiasmo di voler far parte di questi nostri gruppi di lavoro
4) organizzare una manifestazione partecipata (nel rispetto di eventuali norme Covid) per sabato 9 ottobre, dichiarata Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri industriali e ambientali. Il 9 ottobre, lo ricordiamo, è l’anniversario della strage del Vajont, 1910 vittime del profitto e, ci duole dirlo, anche della complicità dello Stato, ritenuto colpevole di omicidio colposo plurimo con l’aggravante della prevedibilità. Il Vajont è la metafora di tutte le stragi del profitto avvenute dopo.

Con il nostro appello, che abbiamo inoltrato a tutti voi, e con il nostro programma, non vogliamo rappresentarci, né ora, né in futuro, come forza partitica. Le vittime e chi combatte al loro fianco per ottenere verità e giustizia non vogliono poltrone in Parlamento. Vogliono soltanto che il Parlamento non si dimentichi di rappresentarle.
Siamo convinti che il nostro sentire possa offrire un indirizzo, una traccia. Una visione, un orizzonte, al limite un’utopia, come l’intendeva Eduardo Galeano

L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi e si allontana due passi.
Cammino dieci passi e si allontana dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile.
E allora a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare

Lucia Vastano

Lucia Vastano, giornalista e scrittrice, inviata di guerra su diversi fronti (Libano, Siria, Iraq, Cambogia, Afghanistan, Balcani, Kashmir, ecc.), ha condotto inchieste sulle mafie e il narcotraffico per il mensile Narcomafie del Gruppo Abele di Don Luigi Ciotti. Ha vinto diversi premi giornalistici e letterari tra cui il prestigioso Premio Giornalistico Saint Vincent sotto l’alto patrocinio della presidenza della Repubblica Italiana. Dal 2001 segue al fianco dei superstiti del Vajont le vicende del dopo. Con loro ha fondato l’Associazione Cittadini per la Memoria del Vajont. Sul tema ha scritto nel 2003, Vajont, l’onda lunga. Cinquant’anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte più crudele della Repubblica e in seguito ha curato la regia (con Maura Crudeli) e scritto i testi del docu-film I VAJONT. Ha fortemente voluto e curato l’organizzazione della tavola rotonda di Longarone dello scorso 3 ottobre dal quale poi con un gruppo di lavoro, composto da associazioni e vittime delle stragi e da magistrati, avvocati e accademici, si è arrivati alla stesura dell’appello Noi, 9 ottobre

 

 

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