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Covid 19. Chi ha la responsabilità politica degli oltre 8.000 morti nel semestre 2020/2021 in Veneto?

Il modello della sanità veneta venne elaborato e realizzato a partire dal 1975, Luca Zaia lo ha ereditato e negli ultimi dieci anni è semplicemente peggiorato.    

Il reportage giornalistico curato da Report, trasmissione d’inchiesta di Rai 3, aveva lo scopo di far capire perché la sanità veneta in tempo di Covid era risultata vincente nei sette mesi marzo-settembre 2020 (2.199 decessi) e poi clamorosamente perdente, un tonfo di 8.282 morti registrati con la seconda ondata (ottobre 2020-marzo 2021).

A chi e a che cosa si doveva un tale inspiegabile – ma drammatico – crollo certificato da migliaia di defunti che aspettano verità e giustizia e che avevano fatto schizzare la nostra regione in testa alla classifica non in termini assoluti (prima rimane la Lombardia), ma in termini relativi rispetto alla popolazione residente. Nel loro servizio i giornalisti della tv nazionale, si sono avvalsi anche della documentazione raccolta ed allegata in un esposto spedito alle sei Procure della Repubblica dalla parlamentare Laura Puppato (in carica dal 2013 al 2018 a Palazzo Madama), oltre che di interviste fatte sul campo a differenti interlocutori coinvolti nella vicenda. Prima di entrare nel merito della questione, è opportuno annotare l’usuale inchino dei mass media regionali al sub-comandante in loco di Salvini.

Il giorno dopo, 27 aprile, tranne qualche rara eccezione, lo spazio dedicato dai mezzi d’informazione locale è stato davvero minimo. A contrario, risalta “Focus” della rete Medianordest che riunisce AntennaTre, Rete Veneta, Telenordest e Telequattro diretta dal già direttore del Gazzettino e Giornale di Vicenza. Luigi Bacialli è stato, ad onor del vero, il più veloce di tutti nell’allestire una serata mirata all’evento qui in discussione. Indubitabilmente, egli è il più “sensibile”, tra i suoi pares, nel cogliere ciò che si muove in ambito regionale. Oltre l’indiscussa professionalità, occupando anche la carica di presidente di Veneto Film Commission, di cui la regione del Veneto è socio fondatore, può vantare un altro punto qualificato e privilegiato di osservazione per valutare l’opinione pubblica.

Il resto delle testate nei giorni successivi, a partire dalla settimanale conferenza stampa e del presidente e di quella del direttore Flor, hanno riportato le spiegazioni che probabilmente verranno ripetute – una settimana dopo – anche ai consiglieri regionali convocati domani mattina in quinta commissione. Della serie, “l’intendance suivra” come amava dire Napoleone.

In verità, l’opposizione aveva domandato la presenza di Luca Zaia in Consiglio Regionale subito, nulla da fare. Necessitando in continuazione degli “esperti” alias i dirigenti del settore chiamati al fine di dare ampia delucidazione su dati, grafici e tabelle, relazioni intercorrenti con il ministero della sanità; il reggente di Palazzo Balbi sa che costoro sono ammessi in seduta di commissione, ma non in quella plenaria. Difficile immaginare che domani sortisca qualcosa di diverso e differente da ciò che è stato raccontato da una settimana. Luca Zaia minimizza (more solito), ma egli sa che questa volta deve rispondere per quanto è accaduto e che è costato migliaia di vite umane assumendosene le relative responsabilità.

Beninteso, si tratta di paternità politica insita e tipica di chi occupa una carica di potere, nella fattispecie da oltre dieci anni. Egli è a capo dell’istituzione che ha erogato, nel periodo considerato ai cittadini veneti morti a causa di Covid 19, le deficitarie prestazioni sanitarie. Ciò non significa, in automatico e di per sé, alcuna imputabilità del cittadino Luca Zaia in sede penale, o in quella civile o financo in quella amministrativa; la risposta – se ci sarà – verrà data dalla magistratura appellata. La responsabilità politica va affrontata avanti a tutti i consiglieri democraticamente eletti, ivi inclusi quelli espressi da quel 20% di votanti che gli hanno negato la preferenza e che ora si ritrovano rappresentati da colui che si sottrae al luogo dove dialetticamente si confrontano tesi ed antitesi, senza soccorsi né di tecnici né di stampa e dove vanno date puntuali risposte a tutti gli interrogativi sul disastro successo senza ulteriori infingimenti o dilazioni.

Altra questione che merita di essere segnalata è la narrazione esposta da buona parte dei parlanti in radio e tv oppure degli scriventi fruenti della rete internet, vale a dire la supposizione che è “sotto attacco il modello della sanità veneta”, confondendo volutamente un gravissimo episodio con un intero sistema di organizzazione dei servizi sociosanitari regionale elaborato e gradualmente realizzato a partire dal 1975. Il richiamo era già stato fatto nell’articolo precedente. Quattro mesi prima di Report, l’ex  direttore generale della Sanità e del Sociale del Veneto in relazione agli errori fatti nella pandemia, segnalava che : “La fascia gialla plus è stata un liberi tutti. Il modello veneto non c’entra nulla con l’attuale gestione” (07 gennaio 2021).

“L’origine del “modello veneto” affonda le sue radici molto indietro nel tempo, ben prima del 2010, anno della prima Giunta Zaia. Chi erano gli attori, politici, istituzionali e sociali? Politici. Innanzitutto, la DC, ma anche l’opposizione di allora (PCI in particolare), che nel merito ha sempre attivamente sostenuto tale modello. Istituzionali. I Comuni furono costantemente consultati, spesso con confronti aspri sulla riconversione degli ospedali, nonché le Università, con le loro eccellenze assistenziali e formative. Sociali. Le organizzazioni sindacali, il composito mondo del sociale, le professioni, furono egualmente protagoniste. Sul piano organizzativo e assistenziale il Veneto (L.r. 64/1975) con i “Consorzi sociosanitari – Ulss” anticipò la Riforma sanitaria (L. 833/78) (la riforma del ministro Tina Anselmi – D.C.). La prima vera e propria programmazione viene stabilita con il “Piano sociosanitario 1982-84” (L.r. 13/84) che contestualmente definisce organizzazione e politiche sia per l’assistenza ospedaliera che per quella territoriale.” La versione integrale che è anche una mini sintesi storica dell’organizzazione sanitaria regionale è facilmente leggibile cliccando: https://www.sivempveneto.it/lex-dg-della-sanita-regionale-toniolo-e-gli-errori-fatti-nella-pandemia-la-fascia-gialla-plus-e-stata-un-liberi-tutti-il-modello-veneto-non-centra-nulla-con-lattuale-ges/

Che c’azzecca Toniolo con Flor? Niente ma proprio niente; e Zaia con i presidenti che hanno realizzato il “modello veneto” negli anni fondativi ? Davvero poco in quanto a capacità di leadership, tranne l’elettorato che prevalentemente orientato verso il centro destra ha sempre votato a scatola chiusa, prima Galan e poi Zaia. Un pregio dell’attuale presidente? Fortissimo sul piano della comunicazione mediatica e delle pubbliche relazioni con la stampa. Ma come pochi sanno, apparire non è essere, governare non significa esternare in pubblico e, essere informati non vuol dire aver capito.

03 maggio,                                                                                                              Enzo De Biasi

 

 

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