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No paura day 2. L’inattendibilità dei tamponi. Questione vaccini. L’analisi di Manuela Zorzi

L’unica cosa certa è che non vi sono certezze. Nemmeno tra gli esperti. E’ quello che si percepisce ascoltando i dati forniti dalla sociologa Manuela Zorzi nel suo intervento al No paura day 2 di Belluno, sabato 24 aprile.

“Il tema dei tamponi non è banale – ha detto la sociologa – in quanto è la struttura portante che giustifica quello che stiamo subendo da più di un anno. Il tampone orofaringeo e i cicli di amplificazione della PCR rappresentano la metodologia con cui si decide il tasso percentuale di contagio presente e gli indici RT: più tamponi positivi ci sono e più ci coloriamo di rosso. Per la prima volta nella storia della medicina si rincorrono i sani e si lasciano senza cure i malati e quello che vediamo è sotto gli occhi di tutti, un disastro economico, sociale e sanitario.
Nel giugno del 2020 direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, professor Remuzzi, riferiva di uno studio condotto su 133 ricercatori della struttura da lui guidata e su 298 dipendenti della Brembo. “In tutto, 40 casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale”. Ciò significa che per cercare il virus, viene impiegata la tecnica di reazione a catena della polimerasi che amplifica, cioè moltiplica, il materiale genetico di partenza contenuto nel campione: se il numero di cicli di amplificazione è elevato può mettere in evidenza anche piccole quantità di materiale riconducibile a Sars-CoV-2 presente nella gola e nel naso. Sotto le 100.000 copie di Rna, sostiene lo scienziato, non c’è sostanziale rischio di contagio i risultati dello studio condotto stanno a indicare che quelli individuati sono “casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone”.
Utilizzare, insomma, oltre 25 cicli di amplificazione sortisce l’effetto di creare falsi positivi, cioè positivi non contagiosi, asintomatici non contagiosi.
L’inattendibilità dei tamponi come strumenti diagnostici è stata statuita da una sentenza del tribunale austriaco il 24 marzo 2021, riportata dal sito tkp.at, nella quale rimette in discussione l’uso dei test PCR, considerandolo non “idoneo” e diagnosticamente non rilevante. Analogamente la Corte d’Appello di Lisbona il 17 novembre 2020 ha dichiarato l’illiceità dei confinamenti per Covid.
Il dottor Kary Mullis, Premio Nobel per aver perfezionato il processo Polymerase Chain Reaction o PCR, ha dichiarato: “Con il test PCR si può trovare qualsiasi cosa in chiunque“. E ancora “Se devi andare oltre i 40 cicli per amplificare un gene a copia singola, c’è qualcosa di gravemente sbagliato nella tua PCR“
Nel sito dell’ISS Istituto superiore di sanità italiano, sul primo documento sulla epidemiologia del sars cov2 dell’11 marzo 2020 troviamo:
“Con 10.149 casi positivi su 17.430 dichiarati in Europa, l’Italia è il paese con più casi…a causa delle differenze nelle politiche dei test diagnostici”. Ciò nonostante chiudevano il Paese per 65 gg in un lockdown totale!
L’ECDC (European Center for Disease Control), cioè la massima autorità europea in materia sanitaria, rispondendo qualche giorno fa, in maniera ufficiale alla richiesta dell’ avvocato Mauro Sandri riguardo al numero di cicli affinché sia attendibile il tampone, ha dichiarato: la PCR è attendibile fino a 24 cicli!

L’Asl dell’Emilia Romagna, al riguardo, ha dichiarato che i tamponi vengono amplificati con un numero di cicli compreso tra 35 e 41!
Tradotto significa che i risultati dei tamponi PCR fatti in Italia sono al 90% inaffidabili!
E l’Italia è sotto scacco sulla base di questa metodologia

Siamo in fondo al tunnel di una pandemia che si regge su numeri sorretti da una modalità antiscientifica. Con l’aggravante di basare sul numero enormemente gonfiato di positivi (asintomatici) decisioni politiche che hanno distrutto la nostra economia e stanno distruggendo anche la nostra dimensione sociale e relazionale.
E’ di 2 giorni fa la dichiarazione del CTS che ribadisce che il coprifuoco non è mai stato consigliato da loro, ma è solo una scelta politica.
Si è usato in modo arbitrario la scienza e la legge, si è precluso fin da subito un dibattito costruttivo sul tema emergenziale. E ad oggi, dopo un anno, siamo in un tunnel senza ritorno. Si continua a bloccare il Paese.
In quest’ anno non si sono potenziati i servizi di medicina di base, si è oltraggiata la cura domiciliare in tutti i modi, si è usata una strategia monodirezionale, che ha portato come risultato ad un tasso di mortalità ogni 100.000 abitanti tra i peggior il mondo.

Vaccini
Da aprile 2020 si parla solo del “Sacro Graal, il vaccino salvifico”.
Ma se nei primi mesi del 2020 questa narrativa un po’ suggestiva poteva essere giustificata dalle scarse informazioni che arrivavano dalla Cina sul nuovo virus, ad oggi questa metodologia è inaccettabile. Il coronavirus è un virus a Rna pertanto molto più soggetto a mutazioni di altri virus.
Uno studio internazionale coordinato dall’University College di Londra dice che “Analizzando i genomi virali recuperati da oltre 15.000 pazienti Covid19 di 75 Paesi, i ricercatori hanno identificato 6.822 mutazioni, di cui 273 sono comparse più volte e in maniera indipendente” (Fonte: Ansa 26 maggio 2020).

Il 23 marzo 2021, il professor Pietro Luigi Garavelli, primario della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, non certo un complottista, dichiara: “Mai vaccinare durante un’epidemia, il Covid reagirà mutando”
Per cui non si capisce questo accanimento contro chi si oppone alla vaccinazione, come soluzione unica alla pandemia.
Del resto l’Italia dal 2014 è diventata capofila per le strategie vaccinali, come recita il comunicato n.387 del 29/09/2014 dell’Aifa: “Nell’ambito del Global Health Security Agenda… lo scorso venerdì l’Italia è stata designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo” Presente il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, accompagnata dal Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) prof. Sergio Pecorelli, ha ricevuto l’incarico dal Summit di 40 Paesi cui è intervenuto anche il Presidente USA Barack Obama.

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