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Mortalità, covid, economia, politica * di Enzo De Biasi

Enzo De Biasi

Covid 19: Vaccinare tutti e presto, oltre che una protezione sanitaria, rappresenta il primo mattone vero per la ripresa economica. Draghi può procedere anche senza co-gestire ogni passo con le Regioni. Si può fare. Zaia chiarisca perché nel Veneto i morti nel periodo ottobre 2020-marzo 2021 sono quasi l’80% dell’intero anno considerato, facendoci salire sul podio delle prime tre regioni per decessi causati da Covid-19 con 10.481 persone morte.

Chissà se Mario Draghi insediatosi a Palazzo Chigi il 13 febbraio scorso, in ragione dell’incapacità acclarata del sistema partitico di saper fronteggiare e gestire due problemi spinosi: emergenza sanitaria e bonus di oltre 200 miliardi offerto – non a titolo gratuito – dall’Unione Europea in conseguenza del Covid-19; riteneva più complicato il primo o il secondo dossier o erano entrambi a pari merito, vista la piega che avevano preso. Certamente quello derivante dalla pandemia aveva ed ha una valenza più logistica-gestionale: produzione, distribuzione, somministrazione di vaccino ad oltre 60 milioni di Italiani, nel più breve tempo possibile. Il secondo, comportava (comporta) una capacità programmatoria di medio periodo, ben scandita da progetti esecutivi pronti e da realizzare ovvero rendicontare entro sei anni data approvazione.

Capacità decisionale e visione di prospettiva, sono qualità estranee (da numerosi decenni) al DNA costitutivo delle classi dirigenti nazionali elette dal popolo a rappresentarlo in Parlamento e di conseguenza al Governo del Paese. La chiamata dal Quirinale dell’ex-presidente BCE per formare un “governo senza titolazione politica”, al quale tutti aderiscono tranne la destra e qualche appendice parlamentare minoritaria, aveva (ha) lo scopo primario di traghettare l’Italia fuori dal guado; con la speranza e di centrare l’obiettivo e di non ricorrere più (dopo Ciampi, Dini, Monti) ad economisti/banchieri causa la palese inidoneità di chi è democraticamente votato.

Andando all’essenza delle cose in tema di pandemia, di fronte al dilemma o la borsa o la vita va da sé che persone ragionevoli scelgano l’antico “primum vivere”. Sconfiggere il Covid-19 che ha già provocato oltre 110 mila decessi, è il primo mattone solido per qualsivoglia possibile ripartenza verso un’esistenza ordinata di relazioni famigliari, amicali, economiche e sociali. Così è già successo laddove tutto è iniziato, a Wuhan in Cina. Annotava il 5 ottobre 2020 P. Hessler giornalista americano del The New Yorker in visita alla metropoli cinese “La vita in città oggi è tornata a “una relativa normalità”, molto più normale di quella della maggior parte dei paesi europei”. La Gran Bretagna “riapre” a partire dal prossimo 12 aprile e Biden ha promesso che il 4 luglio sarà il giorno “dell’indipendenza dal virus” negli Stati Uniti. Da noi, si vedrà cammin facendo in relazione ai dati sanitari. Posizione prudenziale, ma condivisibile visto che le informazioni provenienti dalle regioni sono – in qualche caso – perfino taroccate, Sicilia docet.

La pandemia in Italia è scoppiata il 30 gennaio 2020 con l’arrivo di due turisti provenienti dalla Cina risultati positivi al virus, da allora è trascorso un anno e due mesi con un lock down di 69 giorni (09 marzo -18 maggio), seguito da altri intervalli più o meno lunghi. La durata del fermo totale italiano, è stato molto minore di altri stati europei: Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio giusto per ricordare. Da noi è prevalso un andamento da yo-yo, se – a contrario – fosse stato prolungato il lock down fino a scendere al livello di 50 contagiati ogni 100mila abitanti, indice ritenuto congruo dall’Istituto Superiore di Sanità, con una vaccinazione tassativamente imposta per classi demografiche, a partire dalle persone più anziane e fragili e fatto salvo unicamente il front-office del personale medico e paramedico, presumibilmente saremmo già fuori della pandemia. Una mano avrebbe dovuto darla anche quel leader politico acchiappaconsensi che indossava fino a ieri, la maglietta “IO APRO”. Oggi, anche Matteo Salvini si è imbarcato sulla nave governativa e il test di lealtà/affidabilità in tema di “governance” sarà verificato a partire dal 3 agosto prossimo. Da quel giorno, inizia il semestre bianco per il rinnovo del Presidente della Repubblica, periodo in cui le Camere non possono essere sciolte. Allora vedremo se onorerà il patto sottoscritto oppure ci troveremo di fronte al “solito Salvini”, stile Papeete Beach star di prima grandezza in quel di Milano Marittima annata 2019.

Le debolezze del governo Conte 2 inclusa la fase operativa (Arcuri) ed il continuo tira e molla con le regioni per concordare anche i dettagli, al netto di tanti altri fattori già narrati dalle cronache, hanno contribuito a peggiorare una situazione già critica. Il già citato I.S.S. calcola i morti per COVID nell’annata marzo 2020-2021 che – a livello Italia – sono stati 106.779. In Veneto 10.481 decessi, terzo posto (9.8%) in questa triste classifica, dopo Lombardia (28.4%), prima e l’ Emilia-Romagna (11.0). La peculiarità della nostra regione sta nella singolarità che nel periodo marzo – settembre 2020 i decessi sono 2.199, per poi balzare in su con 8.282 morti così da chiudere a 10.481 e terzo posto in questa triste classifica. Probabilmente qualcosa è successo dopo la separazione del tandem Crisanti-Zaia, considerati i risultati brillanti raggiunti all’inizio. Evidentemente, la nota “macchina da guerra” della sanità veneta con un uomo solo al comando, ha avuto qualche défaillance. Le informazioni sono reperibili al sito: Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia (iss.it)

Altra segnalazione, è che le prime quattro regioni più colpite dal virus sono tutte bagnate dal fiume Po. La somma dei caduti per Covid in queste 4 aree ammonta 61.880 decessi, il 58% del dato nazionale; il meridione (isole incluse) arriva a 17.022, il 16%. Probabilmente, i territori padani nella propagazione del virus in Italia, hanno fatto da argine. Come noto, il Recovery Fund (750 miliardi di €) vede “premiata” l’Italia con un affidavit pari ad oltre il 25%, proprio perché qui il Covid ha picchiato per primo e più forte che nei restanti 26 Paesi dell’Unione. Essendo in discussione la ripartizione del piano nazionale di “resilienza e ripresa”, parrebbe illogico sbilanciare eccessivamente gli investimenti verso chi non ha pagato il prezzo più alto, tenuto sempre presente l’origine del perché i soldi arrivano. Certo, per chiarezza, non si tratta di inserire nella spartizione il parametro della contabilità per letalità pandemica. Un suggerimento potrebbe essere quello di tenere in forte considerazione anche le “aree interne”, presenti in tutta la penisola superando la tradizionale suddivisione tra Nord, Centro e Sud. Per chi vuole approfondire: Aree Interne: la strategia da sperimentazione a politica strutturale (agenziacoesione.gov.it)

Mario Draghi è alla guida del Paese da un mese e mezzo scarso ed accolto, come si usa da noi con il nuovo allenatore al capezzale della squadra di calcio in fondo alla classifica, con battimani ed osanna fragorosi di gran parte dei tifosi pardon dei cittadini della Repubblica. A dir il vero c’è già chi è “rimasto deluso” (Massimo Cacciari intervistato da Bianca Berlinguer). È bene rammentare che l’ex governatore della Banca d’Italia, non è un alieno con poteri taumaturgici in grado di risolvere problemi presenti sulla scena da almeno 30/50 anni, pudicamente denominati “fragilità”; ora ri-emerse in tutta la loro gravità e profondità.

Caso tipico, sono le legittime aspettative di rimborsi chiesti dalle categorie più colpite nei fatturati aziendali generati dal contenimento in casa della popolazione, detta anche clientela. Certo, il quantum pro-microimpresa beneficiaria è esiguo anche se è il massimo fattibile nelle condizioni date, quasi un trilione di debito accumulato dagli anni 80 in avanti del secolo scorso fino ai giorni nostri. Difficile risarcire con sovvenzioni importanti per ciascuna impresa (micro, piccola, media e grande) o studio professionale piuttosto che partita IVA tanto quanto ha fatto la Germania, ad esempio, se da noi l’IRPEF fatto 100 l’incasso del gettito per lo stato l’82% è pagato da lavoratori subordinati e pensionati, mentre la restante lista di cittadini-contribuenti (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, industriali, liberi professionisti) devolve nell’insieme il 18%. In caso di calamità tipo Coronavirus, le decine di miliardi di € in distribuzione alle categorie più penalizzate, non possono che provenire se non dal perseverare nell’indebitamento sfondando continuamento il bilancio dello Stato.

Lasciando alla fase post pandemia l’intricata vicenda di chi pagherà gli ulteriori mastodontici debiti accumulati (chissà se sarà evitato, come avvenuto nel secolo scorso per scelta dei partiti storici, il trasferimento degli oneri da onorare alle generazioni successive), il mese in corso rappresenta davvero il banco di prova della maggioranza di Governo e dell’abilità del suo leader nel dimostrare di che pasta è fatto. Entro il 30 aprile il pacchetto di progetti del come spendere presto e bene i soldi della UE dovranno essere depositati a Bruxelles, la campagna di immunizzazione dovrà esser ad un buon punto con un ritmo giornaliero di 500 mila vaccini, di modo che a settembre l’80% della popolazione sia vaccinato. La squadra governativa è composta da persone all’altezza delle funzioni affidate. Infatti, nomine apprezzate e meritevoli sono state quelle: del commissario all’emergenza Covid Francesco Figliuolo, generale di corpo d’armata, del neo-numero uno alla Protezione Civile, Fabrizio Curcio braccio operativo del governo e terza punta Franco Gabrielli, Sottosegretario ai Servizi Segreti ed alla Sicurezza già Capo della Polizia. Di fronte alle indagini in corso della magistratura sui furbetti del vaccino e la preannunciata indagine della Commissione Antimafia su 4 regioni: Val d’Aosta, Campania, Calabria e Sicilia per 8863 casi vaccinati sotto la voce “altro”, è in arrivo la direttiva che tardivamente fa quello che si sarebbe dovuto fare da mesi. Dare priorità tassative ed inderogabili (over 80 anni in primis e persone fragili) alle regioni, responsabili della somministrazione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Non è il caso, specie in penuria di vaccini, aggiungere alcuna altra categoria, quali: magistrati, avvocati, commercialisti, personale amministrativo delle proprie strutture sociosanitarie o di quelle private, guardie forestali e via derogando. Il dato tragico è che sino ad oggi quasi 2,5 milioni di dosi sono state distribuite a categorie di soggetti non ben definite e che solamente il 39% degli ultra80enni sono stati inoculati. Il Veneto, per la voce “altro”, è in seconda posizione con 337.423 casi, dopo la Campania con 341.499 e prima della Sicilia, 319.487 (Report aggiornato al: 10-04-2021 10:08 Governo Italiano – Report Vaccini Anti Covid-19). Una spiegazione regionale è dovuta, allo scopo di capire qualità e casistica delle preferenze accordate.

Avendo riassettato il quadro comando centrale, Draghi non deve più tergiversare. Di fronte ad altre carenze/furbate/ritardi di matrice regionale, il Governo può avvalersi del potere che già la Costituzione prevedeva fin dal 1948, poi confermato anche nel 2001 in materia di “profilassi internazionale” art. 117. Dalla sentenza della Corte che ha rigettato la richiesta della Valle d’Aosta di poter aprire “bar, ristoranti e piste da sci” (gennaio 2021), si desume che il potere affidato “in via esclusiva” allo stato prevale sull’interesse regionale. Non si possono tollerare rischi e “di un grave e irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico” e di “un pregiudizio grave e irreparabile per i diritti dei cittadini”. Ribadito il principio, si proceda di conseguenza. In materia di norme e procedure per evitare il diffondersi di una malattia (profilassi sanitaria) il compito è riservato allo Stato. I cittadini non possono pagare tre volte causa governi cedevoli e deboli (Conte 1) congiuntamente all’ arlecchinata di avere 21 “piccole patrie sanitarie”. Inoltre, il pedaggio è stato pesante anche sul piano internazionale. La UE, checché ne dicano i detrattori ed al di là di sottovalutazioni fatte in sede di negoziazione con i produttori di vaccini, non ha potuto procedere celermente come hanno fatto Stati Uniti e Gran Bretagna sia perché i modelli di gestione della pandemia in entrambi i Paesi sono -guarda caso- centralizzati, sia perché la profilassi internazionale non è competenza ceduta dagli stati sovrani all’Europa. Del resto, le materie di stretta competenza dell’unione laddove può intervenire direttamente, sono solamente tre, tutti gli altri interessi pubblici per i quali usualmente politici nostrani e mass-media dicono “è colpa di Bruxelles” semplicemente non rientrano negli obblighi comunitari, ma possono esserlo nella misura in cui gli Stati membri offrano sul punto la possibilità d’intervenire. Ciò è successo, nel caso specifico, unicamente per gli aspetti di approvvigionamento della materia prima: i vaccini. Sentite le continue litanie sulla mancanza di antivirus, si rifletta sulla questione del perché da noi – a differenza di Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Russia e Cina- non sono stati pronti ed omologati per l’uso farmaci ad hoc, forse avremo qualcosa made in Italy solo a fine dell’anno in corso. Senz’altro alle regioni spetta la fase di “messa a terra” delle decisioni statali. In altri termini, organizzazione e gestione di   locali, personale, strumenti e dosi da inoculare richiedono l’opera di queste entità; essendo la produzione dei vaccini riservata alle aziende del ramo, l’acquisto e la distribuzione riservati allo stato centrale collaborante con la UE od in proprio. Zaia fa bene a rivendicare l’autonomia regionale se ed in quanto è riferita alla terza fase, dato che per una più ampia facoltà egli stesso e il movimento al quale appartiene ha fallito per due volte: nel Governo 2008 capitanato da Berlusconi, Bossi, Maroni, Calderoli e lo stesso Zaia successivamente e quindi nel 2018-19 con il duo Salvini- Stefani, dopo aver speso circa 16 milioni di € per un referendum farlocco.

11 aprile 2021                                                                                                                                           Enzo De Biasi   

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