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Covid-19 nei bambini, trasmissibilità, durata della pandemia, scuole. Intervista al dottor Giangiacomo Nicolini, pediatra infettivologo

Il dottor Giangiacomo Nicolini è specialista in malattie infettive e pediatra all’ospedale “San Martino” di Belluno, esperto in patologie infettive del bambino e delle donne in gravidanza, antibioticoterapia, diagnosi e cura delle malattie infettive contraibili nel corso di viaggi in Paesi Tropicali. Lo abbiamo interpellato su alcune questioni relative a questa pandemia.

Dottor Nicolini, lei ha collaborato di recente a uno studio della SITIP (Società Italiana di Infettivologia Pediatrica) condotto in collaborazione con la SIP (Società Italiana di Pediatria) in oltre 50 Centri Clinici infettivologici italiani su un campione di 759 pazienti di cui il 20% con meno di 1 anno di vita. Quali sono i dati principali emersi?

Sono onorato di far parte da diversi anni del Direttivo della SITIP che ha prodotto questo lavoro, in cui abbiamo descritto i dati inerenti la sintomatologia clinica e gli esiti di COVID – 19 raccolti sia in ambito territoriale che in ambito ospedaliero durante la prima ondata pandemica; lo studio, che comprende la più ampia casistica raccolta sinora in Europa in età pediatrica, evidenzia come il sintomo più comune sia risultata la febbre, seguita dalla tosse e dalla rinite, oltre che da sintomi gastroenterici. Circa il 20% ha sviluppato complicazioni, ma quasi sempre si trattava di bambini con patologie di base di una certa entità. Solo il 4% dei piccoli pazienti ha necessitato di cure intensive. Tutti i bambini pazienti tranne tre sono completamente guariti.

La risposta immunitaria al Coronavirus dei bambini dunque è risultata più efficace grazie al loro sistema immunitario più reattivo rispetto a quello dell’adulto. Si può presumere che le loro difese saranno altrettanto efficaci anche con le future varianti del virus?

E’ ampiamente dimostrato in letteratura, nonostante i timori espressi anche in ambito scolastico, che i bambini contraggono meno e diffondono meno l’infezione da COVID, per una serie di fattori legati non solo al sistema immunitario ma anche ad una minor espressione del recettore che consente al virus di legarsi ed iniziare la aggressione all’organismo. Per quanto riguarda la variante inglese, alcuni lavori ritengono che sia maggiormente contagiosa anche tra i bambini, benché non tutti gli studi siano ad oggi concordi; inoltre, mentre negli adulti pare accertato che la variante inglese sia più letale, tale dato non trova conferma per i pazienti pediatrici. Quello che pare certo invece è che la variante inglese venga eliminata in tempi maggiori dall’organismo, e che dunque i pazienti possano rimanere positivi per qualche giorno in più.

La via principale di trasmissione del virus è quella respiratoria, attraverso le goccioline emesse quando respiriamo. La mascherina ha appunto la funzione di fermare le goccioline. Come spiega che a distanza di un anno con l’uso oramai consolidato della mascherina i contagi siano ancora così elevati?

Anche gli aerosol, cioè l’aria espirata e non solo le goccioline, trasmettono il COVID, mentre ultimamente la trasmissibilità per contatto è stata di molto ridimensionata. Dico questo perché mentre, come sappiamo, le mascherine sono molto utili nel bloccare le patologie trasmesse per goccioline, non sono così efficaci nell’interrompere completamente la trasmissibilità per aerosol. Sappiamo dunque, in base alle conoscenze attuali, che solo la adozione contemporanea di tutte le misure volte a prevenire la trasmissibilità è altamente efficace (dunque distanziamento, mascherine, adeguata igiene delle mani). Per virus con capacità di diffusione minore rispetto a COVID abbiamo tutti visto come le mascherine si siano rivelate efficaci, vedi ad esempio la fortissima riduzione delle patologie respiratorie stagionali avvenuta tra il 2020 ed il 2021. Qualcosa ci sfugge, sicuramente stiamo imparando ogni giorno di più da questa nuova patologia, ma serve ancora un grande senso di responsabilità da parte di tutti nell’adeguato impiego delle misure necessarie al contenimento virale. Ci auguriamo inoltre, come documentato ampiamente in Israele ma ormai anche in altri Paesi come USA e Gran Bretagna, che la campagna vaccinale aiuti in tal senso.

L’infezione da covid-19 ed eventuali sue varianti saranno le influenze stagionali del futuro. Oppure, come ogni epidemia, cesserà anche questa?

Un articolo pubblicato su Science pochi giorni fa ci è molto utile nel rispondere a questa domanda, ed in parte anche alla precedente. Questo virus ormai si è diffuso così tanto sia per la sua elevata capacità di diffusione, sia per il mancato contenimento, cosa che aveva invece consentito alla SARS di estinguersi. A causa di questa massiva diffusione ci aspettiamo ormai solo di giungere da uno stato epidemico ad uno endemico, dove il nostro sistema immunitario un po’ alla volta renderà COVID innocuo come un raffreddore, come avviene con gli altri coronavirus, diffusi da tempo in ogni angolo del mondo. Secondo il modello descritto in questo articolo dal titolo “Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity”, il passaggio da epidemia a convivenza endemica si realizzerà quando saranno i bambini ad infettarsi maggiormente degli adulti, e questa transizione nel caso di COVID dovrebbe avvenire in pochi anni. Quale strategia dunque al momento pare la più opportuna? Continuare a vaccinare le popolazioni a rischio in modo tale da ridurre progressivamente le restrizioni imposte, consentendo così alle fasce di popolazione più giovani di raggiungere una immunità naturale senza il rischio di contagiare le persone fragili.

La chiusura delle scuole è stata adottata in modo variabile e per lo più come misura estrema per evitare la diffusione del contagio fra la fascia di popolazione che può trasmettere maggiormente il contagio in ambito familiare senza ammalarsi, cioè i bambini ed i ragazzi. A suo parere in che misura è giustificabile tale privazione per una fascia di età che ha nella scuola la principale fonte di crescita e di socializzazione?

Da diverso tempo come SITIP ci occupiamo anche di questo tema e tutta la letteratura è concorde nel dire che il problema non sono i focolai scolastici, che vengono isolati e riconosciuti in tempi molto brevi e con estrema efficacia. Anche a livello locale il contact tracing nelle scuole funziona molto bene, per cui personalmente in un bilancio costo/beneficio ritengo che pesino di più gli aspetti educativi, sociali e di benessere psico – fisico legato all’apertura delle scuole rispetto alla scelta di una loro chiusura totale. Tutti i reparti di Pediatria in Italia stanno assistendo ad un notevole incremento di richieste in ambito psicologico: i danni indiretti da COVID peseranno molto più dei danni provocati direttamente dal virus sui nostri figli. Mi auguro dunque che si possano seguire le linee guida di apertura progressiva presenti in molti Paesi, benché ovviamente il principio di prudenza debba sempre governare ogni nostra scelta; anche in questo ambito peserà moltissimo una adeguata campagna vaccinale.

(rdn)

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