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Cisl Belluno Treviso: tenuta complessiva, calano le iscrizioni per dimissioni a causa del blocco del turnover

Massimiliano Paglini, segretario generale Cisl Belluno Treviso

Un mercato del lavoro congelato, nel quale crollano le pratiche di dimissioni online, ma anche quelle di disoccupazione, a certificare l’irrigidimento dei flussi complessivi di entrata e uscita dal mercato del lavoro. Se non bastassero i recenti dati di Veneto Lavoro, che indicano un calo rispettivamente del 25% e del 22% delle assunzioni nelle province di Belluno e di Treviso, a certificare gli effetti della crisi pandemica sull’occupazione sono anche i numeri 2020 delle iscrizioni alla Cisl territoriale.

La Cisl Belluno Treviso ha chiuso il tesseramento 2020 con 92.315 iscritti, sostanzialmente in linea con il 2019, quando gli iscritti erano 93.089. Le 774 iscrizioni in meno corrispondono al numero delle mancate tessere cosiddette speciali, quelle che i lavoratori sottoscrivono quando si recano nelle sedi sindacali per le pratiche di risoluzione consensuale del rapporto lavorativo. Meno lavoratori in procinto di cambiare lavoro, dunque, nell’anno appena passato: le tessere speciali sono calate del 18%.
“Nell’anno appena trascorso – sottolinea il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini – abbiamo assistito ad un mercato del lavoro bloccato, in cui le assunzioni e le cessazioni di rapporti di lavoro, anche in virtù del blocco dei licenziamenti, si sono ridotte drasticamente: si è fermato il turnover, dinamica che spiega il conseguente drastico calo delle domande di dimissioni online che i lavoratori sono vincolati ad eseguire tramite il sindacato per potersi dimettere ed essere assunti da un’altra azienda. I posti di lavoro persi sono determinati soprattutto dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, che non vengono rinnovati né trasformati”.

La diminuzione delle tessere speciali viene compensata da una generale tenuta delle categorie che rappresentano i lavoratori attivi, con un aumento degli iscritti della Fai (industria agroalimentare) che cresce del 35%, arrivando a 3.825 iscritti per effetto dell’unificazione con i lavoratori agricoli piccoli proprietari, della Femca (energia, moda, chimica), che cresce del 6% e raggiunge i 4.404 associati, della Filca (legno, edilizia, arredo), che arriva a 7.235 (+2%), della Funzione Pubblica, che cresce di 161 iscritti (+3%, 5.471 iscritti), della Fisascat (commercio, turismo e servizi), che, pur in un contesto di grande difficoltà del settore, si conferma la categoria più rappresentativa fra gli attivi e chiude l’anno con 420 iscritti in più (+3%), a 12.792 associati, dei lavoratori postali della Slp, che registra un +4% arrivando a 788 iscritti e della Fim (metalmeccanici), che cresce dell’1% arrivando a 4.602. Risultati positivi anche per la Flaei, la categoria dei lavoratori del settore dell’elettricità che mantiene i 200 iscritti, e per la Cisl Medici, che raccoglie 117 iscritti, in linea con l’anno passato.
In linea con lo scorso anno anche la Scuola (4.614) e la First (banche e assicurazioni) che chiude con 1.876 tesserati. Infine la Fns (sicurezza e forze dell’ordine), che archivia il 2020 con 154 iscritti.
Risentono del contesto complicato generato dalla crisi il settore dei trasporti e della logistica rappresentato dalla Fit, che chiude l’anno con 1.088 iscritti, e quello dello spettacolo rappresentato dalla Fistel (506 iscritti). La pandemia colpisce duro la categoria più fragile e di conseguenza la Federazione dei Pensionati cala del 2% a 38.812 iscritti. Infatti pesano soprattutto i decessi, tristemente aumentati nell’anno appena trascorso a causa del Covid.

“Il 2020 è stato un anno difficile – commenta Paglini -. Pur in un contesto di enorme difficoltà e di sedi chiuse per due mesi, la Cisl rimane un imprescindibile punto di riferimento per le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati e tutti i cittadini di Belluno e di Treviso. Migliaia sono state le richieste di assistenza, di tutela, che in questi mesi abbiamo registrato nelle nostre sedi e nei luoghi di lavoro, per di più in una fase di grande disorientamento e incertezza. Il dato sulla diminuzione delle pratiche di dimissioni ci preoccupa molto perché sembra quasi la quiete prima della tempesta, anche alla luce delle decisioni che prenderà il governo sullo sblocco dei licenziamenti, che terminerà a fine marzo salvo proroghe. Urge un piano strutturale, anche a livello locale, per le politiche attive e il ricollocamento dei lavoratori”.

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