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mercoledì, Giugno 16, 2021
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Rinvio per la stagione sciistica. De Toni: «Problema ristori è impellente per i lavoratori stagionali» Padrin: «Siamo vicini a impiantisti e albergatori»

Danilo De Toni sindaco di Alleghe

«Siamo preoccupati per la tenuta dell’economia della montagna. Un inverno come questo rischia di cancellare centinaia di attività – alberghi, bar, ristoranti e tutto quello che gravita attorno alle stazioni sciistiche -. Serve un intervento deciso, soprattutto per tutelare le famiglie che dalla stagione invernale traggono il loro sostentamento». È quanto afferma il consigliere provinciale delegato al turismo, Danilo De Toni. La notizia del rinvio a marzo per la stagione sciistica infatti ha sollevato diverse preoccupazioni nel Bellunese; non ultima quella della Provincia, che sta ricevendo messaggi d’allarme da parte di ski aree e di tutto il settore turistico.
«I 500mila euro che abbiamo inserito nel cosiddetto “Piano Covid” ancora a dicembre non sono certo sufficienti – spiega il consigliere De Toni -. Li abbiamo destinati alle società che gestiscono ski aree, in quanto fulcro del turismo invernale, in modo da non disperdere le risorse in mille rivoli. Ora però si presenta un problema davvero impellente, che mette a rischio la tenuta sociale del nostro territorio. Perché dietro al turismo invernale ci sono centinaia di famiglie che lavorano e traggono il loro reddito. Se non arrivano ristori e risorse in grado di dare respiro a queste famiglie, ci troveremo con la fila davanti ai municipi e una sfilza di nuove povertà».

Roberto Padrin, presidente della Provincia

Proprio per scongiurare una crisi sociale, oltre che economica, la Provincia si farà portavoce delle problematiche davanti al nuovo governo. «La lista di criticità presentata a Roma a dicembre ora si allarga ulteriormente e saranno necessari interventi mirati – sottolinea il presidente Roberto Padrin -. La salute in questo momento ha la priorità e posso capire le scelte sofferte da parte dell’esecutivo. Da parte nostra non possiamo lasciare inascoltato il grido d’allarme che ci rivolgono gli operatori del turismo e le famiglie che ci lavorano, oggi prive di reddito. È per questo che chiediamo fin da subito una mano al nuovo governo».

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