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Aperto il bando per la progettazione dell’adeguamento liturgico della Cattedrale di San Martino in Belluno

Oggi, 15 febbraio 2021, viene ufficialmente pubblicato sul sito www.chiesabellunofeltre.it il bando di concorso per «la progettazione dell’adeguamento liturgico della Cattedrale di San Martino in Belluno». Il concorso è aperto a «gruppi di lavoro coordinati esclusivamente da un architetto e costituiti da: progettista/i… in forma individuale o in forma di studio associato, società, raggruppamento temporaneo; un esperto in liturgia… uno o più artisti». Le modalità di partecipazione sono dettagliate nel bando: entro il 15 marzo gli interessati dovranno inviare l’iscrizione con le modalità descritte. Seguiranno altre interlocuzioni e, secondo le scadenze indicate, l’invio degli elaborati progettuali.
Sono previste due fasi del concorso, che si svolgerà nel più rigoroso rispetto dell’anonimato dei partecipanti di fronte alla giuria. La conclusione del concorso e la proclamazione del progetto vincitore è prevista entro il 2021. Seguiranno i tempi della progettazione esecutiva.

La storia
La Cattedrale di Belluno ha una lunga storia: su quel lembo di terra si contano almeno quattro successive edificazioni.
La prima informazione risale all’anno 547, quando il vescovo Felice intitolò la Cattedrale cittadina a san Martino di Tours, come ex voto per l’ottenuta guarigione da un problema agli occhi, probabilmente simbolo della ritrovata fede. Di quella chiesa altomedievale rimangono solo alcuni frammenti lapidei, rinvenuti durante i restauri del 1939. A quel primo edificio successe un’altra fabbrica, che attraversò il Medioevo: era orientata in senso opposto rispetto all’attuale, con la facciata sull’ansa del Piave e l’abside rivolta ad oriente. Con il passare del tempo e per l’incuria degli uomini anch’essa decadde.
All’inizio del Quattrocento, si avviarono lavori di rinnovamento: il 14 aprile 1426 il vescovo Enrico Scarampi consacrò solennemente il tempio, ma le opere edilizie continuarono anche tra il 1449 e il 1461, coinvolgendo i fedeli, il clero, le confraternite e le istituzioni pubbliche; tra il 1465 e il 1466 venne rifatta e ampliata l’abside. Ma nel 1471 il corale sforzo della città venne arrestato da un incendio che vanificò tutto.
Dopo alcuni primi tentativi, nel 1490 il vescovo Bernardo de Rossi, sostenuto dal concorso economico del nobile Consiglio cittadino, progettò di «fabbricar di nuovo la Chiesa Cattedral per lungo verso mezzodì». A guidare l’opera venne chiamato il celebre architetto Tullio Lombardo. Ma si arrivò al 3 marzo 1557 per la posa della prima pietra del nuovo coro, dopo un lungo periodo impegnato nel consolidamento del declivio. Il nuovo edificio era innovativo, perché spostava l’ingresso principale sulla piazza. Tuttavia l’opera non procedeva secondo i desideri, perché l’impegno economico era davvero ingente. Nel 1626, il vescovo Lollino giunse a terminare la struttura della facciata maggiore che – pur nella sua incompiutezza – è comunque maestosa. Il risultato finale è esaltato soprattutto all’interno per una raffinata simmetria rinascimentale, in cui l’armonia degli spazi dà un soffuso senso di pacatezza.
Il 29 giugno 1873 la città venne colpita da una forte scossa di terremoto, il cui epicentro fu localizzato presso il lago di Santa Croce. Il sisma compromise seriamente la stabilità dell’abside: qualche giorno dopo, il 6 luglio, la cupola rovinò sul coro, sfondando le volte della cripta. Il restauro fu guidato dall’architetto Segusini e il 10 dicembre 1878 la Cattedrale venne riconsacrata. Un successivo importante restauro venne richiesto dopo il terremoto del 18 ottobre 1936, che aveva riaperto vecchie fessure e manifestato nuove lesioni. I lavori di restauro occuparono gli anni 1939-1940.
In tempi più recenti la Cattedrale ha subito diversi interventi: nei primi anni Novanta del secolo scorso il vescovo Ducoli promosse una serie di restauri conservativi delle facciate esterne e dell’interno; poco dopo il Duemila venne attuato un restauro conservativo su parte della copertura; nel 2016 infine si rese necessario un importante intervento statico sulla cupola, che comportò l’applicazione di tecnologie avanzate.
La riforma liturgica del Concilio
Era rimasto in sospeso l’adeguamento dell’interno, richiesto dopo che il Concilio Vaticano II (1962-1965) aveva avviato nella Chiesa la Riforma liturgica, che comportava un nuovo modo di celebrare la Messa e gli altri sacramenti. Le chiese pertanto dovevano avere spazi adeguati per le celebrazioni liturgiche, a maggior ragione una Cattedrale, in quanto “Chiesa madre” nella diocesi.
Le indicazioni del Concilio – confermate nelle tre successive edizioni del Messale – richiedevano soprattutto un ripensamento dell’area attorno all’altare, detta “presbiterio”: «L’altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli. Normalmente sia fisso e dedicato» (Ordinamento Generale del Messale Romano 299). Ancora: «Nelle nuove chiese si costruisca un solo altare che significhi alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa. Nelle chiese già costruite, quando il vecchio altare è collocato in modo da rendere difficile la partecipazione del popolo e non può essere rimosso senza danneggiare il valore artistico, si costruisca un altro altare fisso, realizzato con arte e debitamente dedicato. Soltanto sopra questo altare si compiano le sacre celebrazioni. Il vecchio altare non venga ornato con particolare cura per non sottrarre l’attenzione dei fedeli dal nuovo altare» (ibidem 303).
Un documento della CEI del 1996 confermava: «La conformazione e la collocazione dell’altare devono rendere possibile la celebrazione rivolti al popolo… Nel caso in cui l’altare preesistente venisse conservato, si eviti di coprire la sua mensa con la tovaglia e lo si adorni molto sobriamente, in modo da lasciare nella dovuta evidenza la mensa dell’unico altare per la celebrazione» (L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, 17).
Già nel 1965, immediatamente dopo la conclusione del Concilio, l’arch. Alpago Novello curò un adeguamento provvisorio degli spazi: è quello che si è conservato fino ad oggi. Varie ipotesi di lavoro vennero esplorate negli anni, coinvolgendo artisti della fama di Augusto Murer e di Aldo Moro, senza mai giungere a un progetto esecutivo.
Un’occasione recente
Nel corso del 2018 la Conferenza Episcopale italiana ha proposto un “Bando nazionale per l’adeguamento liturgico delle Cattedrali di alcune Diocesi”, che precisava: «Sono ammessi a contributo progetti per la realizzazione di nuove opere d’arte (altare, ambone, sede, fonte battesimale, custodia eucaristica, ecc.) […] con un contributo assegnabile fino al 75% della spesa massima ammissibile di € 400.000,00». Hanno manifestato interesse per la candidatura 14 diocesi italiane, tra cui la nostra.
Il 5 aprile 2019 il Vescovo insediò un “gruppo di lavoro”, con il mandato di verificare le condizioni della nostra adesione al bando. Il gruppo è coordinato dall’arch. Alberto De Biasio, già coinvolto in precedenti studi di progettazione per l’adeguamento; ne fanno parte anche l’arch. Cristiano Da Rin Bettina, membro del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici; don Luca Sartori, laureato in conservazione beni culturali e specializzato in archeologia e storia dell’arte; don Alex Vascellari, cerimoniere del Vescovo; al gruppo di lavoro partecipano altre persone, che garantiscono il collegamento con la parrocchia e con il capitolo della Cattedrale (don Attilio Zanderigo), con l’Ufficio diocesano per la Liturgia (don Giuliano Follin), con l’Ufficio diocesano per i Beni culturali e l’Edilizia di culto (don Giacomo Mazzorana).
Per accedere al Bando è stato necessario interessare la Conferenza Episcopale Triveneta e la Consulta regionale Beni Culturali e Edilizia di Culto. Il 2 maggio 2019 il Patriarca di Venezia ha aderito alla candidatura della Cattedrale di Belluno-Feltre; il 9 aprile ha valutato l’iniziativa la Consulta Regionale. Così il 24 giugno 2019 la Conferenza Episcopale Italiana ha ammesso la nostra Cattedrale al Bando, insieme a quelle di Acerenza, Asti, Cremona, Montepulciano-Chiusi-Pienza, Sessa Aurunca.
Nel darne comunicazione alla diocesi, il vescovo Renato Marangoni ha sottolineato tre spunti che incoraggiano «il processo di adeguamento liturgico della Cattedrale, sulla scia di quanto il Concilio Vaticano II ha inteso attuare come “riforma liturgica”». Ha ricordato anzitutto che alle 158 comunità parrocchiali disperse su un vasto territorio farà bene riconoscersi in luoghi «belli ed evidenti che manifestino l’appartenenza comune e favoriscano la bellezza dello stare insieme. Per corrispondere a tale finalità la Cattedrale risulta essere il luogo privilegiato… Essa mostra una unicità che spicca rispetto alle tante chiese, spesso piccole, di stile montano disseminate ovunque e sembra chiamarle a convocazione». In secondo luogo, il Vescovo ha ricordato l’introduzione nella diocesi italiane della terza edizione del Messale romano, avvenuta il 29 novembre scorso, che deve essere occasione di un rilancio della riforma liturgica voluta dal Vaticano II. In terzo luogo ha prospettato la conclusione del «lungo percorso di canonizzazione di papa Giovanni Paolo I che la diocesi ha assunto come suo impegno». Sarà un momento forte del cammino diocesano, per il quale sarà necessario che «la Cattedrale sia predisposta a tale evento».
Quali interventi?
In aderenza alle indicazioni contenute nel Documento preliminare alla progettazione, l’attenzione dei progettisti dovrà indirizzarsi su un insieme di “luoghi” liturgici.
Per l’aula della Cattedrale sarà data attenzione alla sistemazione dei banchi e ai vari percorsi delle celebrazioni. Ma punto nodale dell’intervento sarà il presbiterio: vi troveranno posto l’altare, l’ambone, la cattedra del Vescovo e una sede presidenziale, usata quando a presiedere non sarà il Vescovo. Nelle proposte di soluzione andrà considerata la presenza dei monumentali stalli del coro. Tuttavia in una celebrazione liturgica vanno considerate anche altre presenze, come quella di una corale che anima le celebrazioni.
Merita una valorizzazione anche la custodia eucaristica, oggi collocata nella “cappella del Santissimo”, a destra del presbiterio. L’altare della Sacra Spina e la statua della Beata Vergine all’ingresso dell’aula sono luoghi da valorizzare in quanto punto di riferimento della devozione popolare.
Molto delicata è la ricerca di una soluzione per la penitenzieria: la lunga teoria di confessionali nelle navate laterali non sembra più rispondere alle esigenze attuali della celebrazione. La cappella feriale, che coincide con la cripta, richiede un accesso più agevole. Così pure la sagrestia chiede un adeguamento degli spazi. Anche il battistero – esterno alla Cattedrale, come da tradizione – sarà oggetto di proposte di sistemazione per adeguate celebrazioni liturgiche. Infine richiedono una sistemazione artistica e funzionale, in particolare per la sicurezza, i vari ingressi e le rispettive bussole.

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