
“Ancora una volta – afferma Walter De Cassan, presidente di Federallberghi Belluno Dolomiti – a pochi giorni di distanza, siamo costretti a lanciare un ulteriore e deciso grido di allarme e di dolore a nome delle centinaia di imprese turistiche bellunesi che, di DPCM in DPCM, raccolgono sempre meno certezze e più preoccupazioni sul fronte della stagione invernale alle porte. Da settimane a tutti i livelli siamo attivi sul fronte politico, abbiamo coinvolto il Ministro D’Incà, abbiamo scritto ai nostri parlamentari: ad oggi però non registriamo certezze a favore delle nostre imprese”
“Incertezze su cosa potranno o meno fare gli alberghi a Natale: dal cenone di Capodanno alle indicazioni ai propri clienti sugli spostamenti, dalla confusione sui servizi accessori alla ricettività all’impossibilità per le strutture prive di servizio di ristorazione di poter far cenare i propri ospiti nei locali dei paesi che devono dal canto loro chiudere alle 18.00. Registriamo quotidianamente decine e decine di telefonate da associati giustamente esasperati. Ma vi pare mai ipotizzabile che la clientela possa scegliere strutture presso le quali sono poi costrette a consumare la cena del 31 dicembre in camera oppure doversi recuperare un trancio di pizza da asporto?”
“Non ci stanno mettendo nelle condizioni di poter programmare nulla! Ci preoccupa, in ottica settimane bianche, e quindi in modo particolare i mesi di febbraio e marzo, il regime di ingresso in Italia dall’estero; ad oggi nulla è dato a sapersi rispetto agli scenari che ci attendono a metà gennaio; ma il turismo invernale ha oggi bisogno di sapere che dalla metà gennaio potrà giungere in Italia ed a quali condizioni. Certo che se si pensa di mantenere l’obbligo di quarantena per chi entrerà in Italia per turismo possiamo metterci il cuore in pace…uno scenario che non voglio neppure immaginare. Chi decide a livello governativo non si rende conto di cosa significhi programmare una stagione, organizzare le assunzioni, aprire le prenotazioni, pensare alle strategie di accoglienza; non si rende conto cosa significa rapportarsi con un mercato sovralocale, sovranazionale. Concludo affermando come in tutto ciò non c’è la minima garanzia sul fronte di ristori da noi ampiamente richiesti e sul fronte di una necessaria e “pesante” defiscalizzazione per dare ossigeno al settore e permettere che questo possa ripartire quando vi saranno le condizioni”.
Alle preoccupazioni di Federalberghi Belluno Dolomiti si aggiunge la posizione di Federalberghi Veneto il cui presidente Marco Michielli – anche nella veste di vice presidente nazionale – vive con altrettanto coinvolgimento le dinamiche e l’amarezza dei colleghi della montagna.
“Da parte nostra – afferma Michielli – c’è tutto l’appoggio alle esigenze dell’ospitalità montana e ci stiamo muovendo, tanto a livello regionale quanto a livello nazionale, affinchè le certezze superino al più presto le incertezze. Rassicuro il sistema dell’accoglienza Bellunese sul fatto che Federalberghi è attiva quotidianamente su vari fronti per superare questa sciagura che sta interessando l’intero arco alpino come anche ad esempio le città d’arte: a Governo e Parlamento, oltre alla chiarezza sulle strategie dell’oggi stiamo chiedendo l’annullamento delle tasse almeno fino a quando il mercato non incomincerà a riprendere una parvenza di normalità ed una rivoluzione sul fronte dell’accesso al credito: imprese che stanno agonizzando e che stanno perdendo enormi livelli di fatturato dovranno essere un domani agevolate sul fronte finanziario con dinamiche del tutto nuove e specifiche; così non fosse questa pandemia trasformerà uno dei settori trainanti a livello nazionale, il turismo, nella cenerentola dell’economia. È chiaro che l’emergenza va vista prioritariamente sotto il profilo sanitario ma in parallelo debbono essere poste le basi per la ripartenza: e su questo fronte il quadro è vuoto”.


