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Covid-19 e il Crollo dell’Occidente: differenze culturali (2a parte) * di Aldo Constantini

Hong Kong

In seguito al mio articolo “Covid-19 e il crollo dell’Occidente” sono emerse alcune osservazioni valide che meritano essere integrate. In particolare si tratta di osservazioni sulle differenze culturali tra oriente e occidente e sul possibile impatto che queste possono avere nelle decisioni di un governo al fronte di un’emergenza nazionale.

Prima di focalizzare le differenze, vorrei sottolineare le assomiglianze tra paesi occidentali e orientali: in entrambe le aree, le economie e standard di vita sono resi possibili dall’uso e lavorazione dei combustibili fossili e dell’acciaio e dei loro derivati; entrambe utilizzano un sistema monetario di tipo frazionario con a capo una banca centrale. In sintesi, L’ ”hardware” è lo stesso.

Nel caso specifico dell’Italia e della Cina le assomiglianze sono ancora più forti in quanto: entrambe hanno una storia millenaria, entrambe amano mangiare e bere bene,  entrambe sono società basate soprattutto sulla famiglia e relazioni personali, entrambe hanno all’interno dei rispettivi territori un numero elevato di minoranze culturali e varietà linguistiche, pertanto entrambe si governano delegando  in maniera sostanziale l’amministrazione del territorio, soprattutto la sanità, alle regioni che le compongono ed infine entrambe sono società occupanti posizioni non di prima fila nell’indice della banca mondiale sulla trasparenza e corruzione (52ma posizione Italia – 80ma posizione Cina). Il “DNA” dell’assetto sociale, al di là dei luoghi comuni delle apparenze, è simile.

Ora, venendo alle differenze vediamo brevemente quali “software” sono stati caricati:

Libero Mercato VS Mercato Regolato – Nel 1981 Regan dichiarò: “il governo non è la soluzione dei nostri problemi, il governo è il problema”. Da allora l’occidente ha caricato sul processore il mantra del libero mercato inteso però come libero da regole, soprattutto quelle finanziarie, anziché come libero negli scambi, libero da oligopoli e da sussidi governativi.  Ciò ha portato non solo alla crisi del 2008 ma ad una lenta erosione delle istituzioni, della loro autorità e capacità di allinearsi intorno ad una visione comune. Oggi in occidente prevale l’interesse “tribale” dei partiti o di alcuni gruppi di interesse privati, anziché quello nazionale.

Invece in oriente, dopo l’esperienza fallimentare di un’economia basata su un pensiero comunista, hanno caricato il programma di un mercato regolato dove lo stato si fa a capo di creare i mercati e lascia spazio ai privati di sfruttarne i benefici. I flussi di capitali sono controllati per permettere alle nascenti industrie locali di crescere protette e soprattutto per tenere la ricchezza così prodotta all’interno del paese, reinvestirla e evitare il drenaggio di ricchezza verso paradisi fiscali. L’opposto è successo in Occidente dove ricchezza e capacità produttiva sono state portate in Oriente.

 Libertà Politica VS Stabilità e Sicurezza – Quando scoppiò la pandemia Wuhan a cavallo del 2019-2020, fu l’amministrazione locale di Wuhan e della regione Hubei a fallire, a non capire cosa stesse succedendo e a non affrontarlo apertamente. Capita la gravità della situazione, Beijing immediatamente ha commissariato la città e la regione inviando gli amministratori del governo centrale e attivato l’esercito per gestire la logistica e arginare l’emergenza. Immaginate Roma che commissaria le regioni per incompetenza nel preparare la seconda ondata e gestire la pandemia? Ovunque, la realtà dei problemi pubblici come: pandemia, infrastrutture, controllo delle frontiere, eccessi del sistema finanziario, presenta come unica soluzione un’ottima gestione pubblica sia locale che centrale.

Sicurezza Sociale VS Lotta e Sacrificio – sia i popoli occidentali che quelli orientali hanno una fondamentale disposizione di sfiducia verso i loro governi, per confermalo basta chiederlo ad entrambi i passanti per la strada. Però mentre i popoli occidentali credono nell’automatica sicurezza sociale dispensata dallo stato e protestano quando non l’ottengono; le popolazioni asiatiche credono ancora che la vita sia composta di lotta e sacrificio e si rimboccano le maniche (La critica che i popoli orientali non protestano perché se lo fanno vengono trucidati è superficiale in quanto oggi, non ne hanno ragione per farlo poiché lo standard di vita è in continua crescita; ma come in passato il cosiddetto “mandato dal cielo degli imperatori” è sempre revocabile nel momento di prestazione economica insufficiente). Un esempio recente è quello della Francia che quando ha cercato di ristrutturare il sistema pensionistico diminuendo le pensioni al fine di ridurre il deficit di stato, essa si è trovata convulsa nelle proteste delle “Vesti gialle”. Quando il Sud Korea si trovò ad affrontare la crisi finanziaria del 1997-98 le signore anziane donarono i loro gioielli alla banca centrale nello sforzo di aiutare il paese.

Democrazia Rappresentativa VS Democrazia Consultiva – La domanda che qui si pone è la seguente: governo rappresentativo delle persone o governo responsabile alle persone? In occidente la risposta è quella di una democrazia elettorale dove tutti hanno il diritto al voto e la decisione è quella di selezionare un individuo e partito per una posizione. L’idea è che con l’individuo e loro scelte. Il centro dell’attenzione è sulle votazioni. Vinte le elezioni si esercita il potere.

In oriente la risposta è quella di una democrazia consultiva dove non tutti hanno l’opportunità di esprimere un’opinione quindi l’attenzione è volta ad ottenere informazioni a sufficienza dalle persone influenzate dal problema e dalla decisione da prendere così da ottenere un alto livello di confidenza che l’informazione iniziale rifletta la volontà delle persone. Il centro dell’attenzione è sul problema e la sua soluzione. (A ben vedere questo è lo stesso approccio inventato e utilizzato dalle corporazioni occidentali sotto il nome di programmi di qualità e schemi di miglioramento continuo come: “6-sigma”, “Lean 6-sigma”, “TQM”, “Agile”, etc. ma in oriente questi approcci sono stati applicati alla gestione del paese oltre che alla produzione di un prodotto). Spiegare nel dettaglio come questo processo di democrazia consultiva prende forma e viene applicato richiederebbe un altro articolo; qui è sufficiente notare che da un’ottica occidentale di tipo dualistico: paradiso e inferno, giusto e sbagliato, vincitori e perdenti,  una democrazia consultiva non ha proprio senso in quanto se non decidi non puoi controllare il risultato ma è assolutamente in linea con i principi orientali di bilanciamento e armonia dove consiglieri e oppositori vengono ascoltati e incaricati nell’esecuzione di politiche o progetti pilota (un esempio di questo approccio fu la creazione dell’area economica speciale di Shenzhen che a suo tempo 40 anni fa fu opposta dalla maggioranza del partito comunista ma mandata avanti come progetto pilota dal suo promotore Den Xiaoping; area che poi ha agito da esempio traino per il resto della Cina).

Individualismo Estremo VS Buon Senso – Gli asiatici sono consapevoli che le loro società sono appena uscite dalla povertà e che il costante adattamento e aggiustamento in un mondo globale è la norma.  Il ricordo che povertà e miseria erano una presenza quotidiana per la maggior parte della popolazione, nel meglio dei casi fino a tre generazioni fa, gli aiuta a porgere la domanda corretta: “come sopravviviamo a questa pandemia e proteggiamo le persone che amiamo?” Quando invece gli occidentali si chiedono: “perché’ questa pandemia è potuta accadere?”

Da queste domande seguono comportamenti individuali differenti: in oriente la gente capisce che seguendo certe regole allora ottengono la loro vita normale mentre in occidente la gente vuole una vita normale e agisce come se tutto fosse sotto controllo. Il problema è che azioni individuali hanno conseguenze sulla salute e libertà altrui; se per gli orientali, forse favoriti dalla densità di popolazione, questo è ben chiaro; può anche darsi che gli occidentali non pensino più in termini di comunità allargata come alla loro casa. Insomma, nessuna delle nazioni asiatiche pensa o crede di essere “arrivata” o ancor meno di aver raggiunto “la fine della storia” dove una cultura si considera essere l’apoteosi delle possibilità umane con individui talmente spirituali da agire in qualsivoglia modo senza impatto negativo sugli altri.

Al lettore formulare la sua l’opinione se quanto detto sopra ha influito, come e in che misura sulla gestione della pandemia.

In conclusione una considerazione a lungo termine: se prima della pandemia l’occidente era speranzoso che infine l’oriente avrebbe adottato valori occidentali, la pandemia ha rivelato come un modello alternativo orientale esiste ed è praticabile.

Se prima della pandemia ci si chiedeva se lo scontro fosse causato dagli scambi commerciali o dai sistemi politici diversi, la pandemia ha dato una differente risposta: né l’uno né l’altro. Per essere più chiari, nella storia gli scontri di civiltà sono sempre emersi non per particolari vezzi intellettuali o filosofici ma per l’acquisizione di tecnologie e controllo maggiore sulle forze della natura. Domata la pandemia si tratta di capire chi sarà meglio equipaggiato per le sfide di domani: cambiamenti climatici, passaggio dal petrolio all’ idrogeno, conquista delle risorse degli asteroidi etc.

Il fatto che in occidente e oriente permangano differenti valori culturali e sistemi politici, non significa che il democratico occidente sia in sé e per sé meglio difeso o equipaggiato nell’ affrontare le sfide sopracitate.

La pandemia ha livellato il vantaggio dell’occidente, reimpostato le aspettative ed esposto le debolezze che in occidente non conoscevamo di avere. Forse è tempo di aggiornare qualche “software” o meglio ancora crearne di nuovi, incominciare a pensare di sviluppare un “quantum hardware” e magari rivedere qualche assetto del DNA.

Aldo Constantini *

*nativo di Cortina d’Ampezzo, è un ingegnere e contract manager con esperienza di progetti di infrastruttura civile in Asia, Europa e Africa. Aldo ha studiato, vive e lavora ad Hong Kong e Cina da 5 anni e occasionalmente espone analisi e punti di vista sul mondo Asiatico.

 

 

 

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