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Teatro Comunale. “Comincio dai 3”, Stagione di teatro per le nuove generazioni

Belluno, 14 novembre 2020 – E’ stata presentata questa mattina alla Casa delle Arti la 28ma edizione della Stagione di Teatro contemporaneo “Comincio dai 3, Scuole e Famiglie”.

Al Teatro comunale di Belluno , da dicembre a marzo, una sfida coraggiosa in tempo di pandemia. Un rischio d’impresa che Tib Teatro ha scelto di correre nel rispetto del pubblico, dei bambini, dei ragazzi, degli insegnanti e delle famiglie che da trent’anni seguono questo progetto di educazione al teatro con crescente interesse.

Daniela Nicosia, direttore artistico Tib

Ri-cominciamo dai 3 con fiducia e in sicurezza   * di Daniela Nicosia direttore artistico Tib Teatro 

Il periodo di chiusura delle scuole e di tutte le attività aggregative dovuto all’epidemia di Covid-19 che ha interessato la primavera 2020, e sta nuovamente interessando tutte le attività produttive, tra gli altri danni, ha creato un vuoto di stimoli, relazioni e occasioni di socialità. Per molti bambini e ragazzi ciò significa un ulteriore isolamento e ripiegamento in se stessi, venendo a mancare quella pluralità di contesti in cui era loro possibile esprimersi e fare nuove esperienze con la famiglia o con gli amici.
Una proposta culturale quale Comincio dai 3 rappresenta, ancor più in questo scenario, una risorsa per la comunità: scuole, ragazzi, famiglie, tutti duramente provati dal forzato isolamento.
Per questo Tib Teatro riconferma il suo impegno territoriale nel dar vita e continuità alla
ventottesima edizione di questa Stagione di Teatro per le Nuove Generazioni, seppur col pubblico contingentato e fronteggiando i diversi protocolli che le diverse scuole hanno adottato e adotteranno in ragione dell’emergenza epidemiologica. Il che significa maggior rischio d’impresa e minori incassi, rischio che abbiamo scelto di affrontare, col supporto della Fondazione Teatri delle Dolomiti, nel rispetto del pubblico delle famiglie e delle scuole – insegnanti e ragazzi – spettatori che da un trentennio condividono e seguono con crescente interesse questo progetto di educazione teatrale che assolve una funzione culturale e sociale ad un tempo. Un progetto che ha accompagnato e accompagna intere generazioni a teatro, fidelizzandole alla frequentazione dello spazio e delle manifestazioni culturali, con ricadute positive anche sulle altre Stagioni e programmazioni del Teatro Comunale.

Comincio dai 3, la storia
Da sempre connotato da un rapporto capillare con le Istituzioni Scolastiche, il progetto educativo Comincio dai 3, coinvolge le Scuole in un lavoro teatrale di base fondamentale per lo sviluppo cognitivo ed emozionale dei più giovani, perché i linguaggi espressivi del teatro concorrono alla formazione della persona.
Negli anni Comincio dai 3 ha operato con gli Istituti di ogni ordine e grado di tutti i Comuni della Provincia, ed ha esteso la sua diffusione territoriale nelle sale teatrali della provincia (oltre al Teatro Comunale di Belluno, l’Auditorium dell’Istituto Canossiano di Feltre, il Teatro la Sena di Feltre, il Teatro San Giorgio di Domegge di Cadore, Il Piccolo Teatro Pierobon di Ponte nelle Alpi, il Teatro Kursaal di Auronzo di Cadore, il Teatro Cos.mo di Pieve di Cadore, il Teatro Antelao di Valle di Cadore e le sale di Lozzo e San Vito di Cadore ).
Gli spettacoli dedicati alle scuole hanno consentito a tutti gli studenti, anche a quelli che abitano nelle zone meno servite, di poter fruire in orario scolastico, insieme al proprio gruppo classe e ai propri insegnanti, della programmazione teatrale. Caratteristica di questo progetto è infatti la trasversalità della proposta che, in ragione di una politica dei prezzi particolarmente agevolata e della collocazione oraria mattutina, favorisce l’accesso a teatro delle fasce giovanili con la finalità di operare per la prevenzione del disagio attraverso una modalità e un linguaggio, quello del teatro, atto a sollecitare l’espressione e la condivisione delle proprie emozioni, atto a produrre quella educazione sentimentale necessaria ad un adeguato processo di formazione.
Il progetto, oltre alla Stagione, realizza infatti numerosi laboratori per i ragazzi e momenti formativi per gli insegnanti, fra i quali si ricorda il Convegno nazionale Educare o Istruire: teatro e scuola metodologie a confronto. Si compone di approfondimenti sia a teatro che a scuola, per dar vita ad un percorso formativo completo che consente di conoscere e scoprire il linguaggio artistico e al contempo uno spazio culturale quale il Teatro, attraverso un’esperienza sociale condivisa con i propri compagni, insegnanti, genitori.

La Stagione 2020-2021

Tante le innovazioni previste dalla Stagione di quest’anno, con proposte che da un lato promuovono il Teatro quale luogo alternativo in cui trascorrere una mattinata di lezione – spettacoli, approfondimenti sulle loro tematiche, laboratori di drammaturgia – e dall’altro l’ingresso del teatro a scuola con spettacoli di narrazione.
Storie di Classe, il titolo di questo format nuovo, che nei primi mesi del 2021 presenterà nelle scuole una piccola antologia di narrazioni teatrali tratte da miti, favole, racconti, romanzi, pensata per differenti fasce d’età e gruppi classe. Tutti siamo intessuti di storie e la storia siamo noi, ogni età ha la sua storia, le sue storie, riattraversarle insieme, grazie al teatro, è una maniera antica, ma sempre attuale, per risalire alle origini della nostra identità, del nostro tempo, per guardarsi dentro e riconoscersi, maturare opinioni, coscienza di se stessi in relazione agli altri e alla realtà.
Al Teatro Comunale la stagione si dispiegherà invece dal prossimo 13 dicembre con le proposte per le Famiglie che proseguiranno con cadenza mensile fino ai primi di marzo, periodo in cui avrà inizio anche la programmazione per le Scuole.
Il 9 e 10 marzo per le secondarie andrà in scena Il Minotauro con la presenza di un interprete e narratore di rilievo nazionale quale Roberto Anglisani e un team artistico d’eccellenza: Gaetano Colella, autore del testo, Maria Maglietta alla regia, Mirto Baliani per le immagini e le musiche. Uno spettacolo che emoziona, per l’originale tessitura drammaturgica di parole e immagini, parole che creano visioni e immagini che sanno raccontare la diversità attraverso l’archetipo mitologico del mostro metà uomo e metà toro.
Comprendere il mito è accettare il mistero, il divino, il senso del sacro e, quindi, l’esperienza estetica, poetica, irrazionale, che esso genera.
Lo spettacolo, prendendo le mosse dall’omonimo racconto di Dürrenmatt e da quello di Borges Asterione, mette in evidenza la solitudine del diverso, il suo desiderio di incontro con l’altro, la danza della fratellanza, la danza dell’amicizia e l’altrui sguardo discriminante, in un gioco di specchi che trasforma significato e significante, così che la prigione diviene rifugio e il rifugio luogo di morte: umanissima si staglia la figura del mostro, di struggente tenerezza.
Per i più piccoli delle scuole dell’infanzia il 20 e 21 aprile approderà al Comunale Il più furbo  – Disavventure di un incorreggibile lupo – tratto dall’opera di Mario Ramos, acclamato autore di libri illustrati per i piccoli. Questo lupo suscita sincera simpatia perché, a fronte della sua declamata presunzione “io sono il più furbo”, si dimostra, nei fatti, sgraziato e goffo. Tutti i personaggi che incontra non fanno che rivelare le sue debolezze e farne un carattere molto umano. È così che si dispiega un mondo sorprendente, dove la dimensione favolistica e quella realistica s’incontrano, tra essenziali figure in ombra cariche di espressività e humor – proprie delle accurate e pluripremiate tecniche di Teatro Gioco Vita – e teatro d’attore diretto e scanzonato, atto a produrre un irresistibile effetto comico. Un piccolo gioiello, questo spettacolo dai ritmi incalzanti, un concentrato di leggerezza: si ride e si pensa, mentre si fa spazio la gioiosa convinzione che la vita, nonostante le disavventure che possono accadere, sia comunque un’avventura meravigliosa.
Per le primarie il 27 e 28 aprile Celestina e La Luna, storia tenera di una bambina fatta oggetto delle prese in giro dei suoi coetanei. Celestina, figlia unica, vive negli anni ‘50 in un piccolo paese di campagna. Il solo contatto con la città e la modernità è una radio a valvole che trasmette musica meravigliosa e il sogno dell’America lontana. Celestina ha un’immaginazione senza confini, coltiva progetti visionari e imprese al limite dell’impossibile: ora vuole raggiungere la luna! È una sognatrice, vilipesa per questo dai suoi coetanei, le sue doti speciali le costano tanta solitudine, a farle compagnia solo Amie, l’amica immaginaria che la assiste in ogni impresa. In un visionario contesto scenografico seguiamo il viaggio verso la luna di questa bambina che non si arrende. Le difficoltà che incontra diventeranno un prezioso bagaglio per la sua crescita, rendendola consapevole dei propri mezzi e della propria identità, perché di certo sognare aiuta a crescere.
Difficoltà del diventare grandi, desiderio di sentirsi accolti e amati questi i motivi, declinati in forme diverse, dai cinque spettacoli per le famiglie a partire da Coccole, domenica 13 dicembre, una favola contemporanea e divertente sul tema dell’accettazione e della solitudine infantile, in cui il linguaggio del teatro d’attore e del teatro danza si incontrano su una meravigliosa partitura jazz, con pezzi di Billie Holiday e Chuck Berry. È la storia delicata del lumacone Tobia alla ricerca di qualcosa che sazi la sua fame d’amore: le coccole della mamma. Pensa di essere inadeguato, pensa che assumendo altre identità possa trovarle e sentirsi amato, finché non capisce che è bello accettarsi e farsi accettare per quello che si è. Uno spettacolo – definito dalla critica – delicato e avvolgente, leggero come un battito d’ali di farfalla e al contempo profondo, grazie ad un testo diretto giocato sulle corde dell’emotività.
Ne Il castello di Barbablù – in scena domenica 24 gennaio – una sontuosa scenografia mobile evoca i luoghi della celebre storia mentre racconta, unitamente al gioco dei tre versatili attori in scena, il viaggio avventuroso dentro ciò che non conosciamo ancora di noi e del mondo, un percorso dentro la curiosità che ci permette di sfidare le nostre paure … quelle di cui il crescere è costellato.
Surreale e ricca di significati, la favola originale in scena il 7 febbraio – Re tutto Cancella – ovvero come nacquero le parole – narra di un principe bambino che odia i numeri, le lettere, le figure e le note, perché per lui sono troppo complicate. Esasperato dalle difficoltà, si chiude in se stesso e si ripromette che da grande, divenuto re, si vendicherà di loro. Giura di catturarle e mangiarle come ingredienti della zuppa… Una volta cresciuto invece – grazie allo stratagemma escogitato dalle lettere che unendosi creano parole – saprà trasformare la sua fame di vendetta in fame di cultura…
Scoprirà così la bellezza, la poesia, la musica, la meraviglia della relazione con l’altro superando la solitudine.
Teatro d’attore unitamente a raffinate tecniche di animazione con burattini a stecca, sagome e grandi pupazzi animati per Cenerentola in Bianco e Nero, in scena il 21 febbraio. Quella di Cenerentola è una storia antica di mondi magici, di straordinari rapporti con la natura e con gli animali, ma è anche storia di una profonda ingiustizia e di un riscatto, di prepotenze sconfitte, del bene che trionfa sul male. Si dice provenga dalla Cina, la prima testimonianza italiana si deve a Giambattista Basile che la riporta nel suo “Lo Cunto de li Cunti” (1635), mentre le più fortunate e conosciute versioni in occidente sono quelle di Charles Perrault (1697) e dei Fratelli Grimm (1822), che però si differenziano nel finale: Perrault sceglie il perdono, i Grimm la punizione. Nello spettacolo la storia è fedelmente raccontata: in scena Cenerentola col suo vestito sporco di cenere e con quello sfavillante della festa, il Principe, la scarpetta abbandonata e quant’altro, ma il finale è affidato al pubblico che voterà, con appositi cartoncini consegnati all’ingresso, scegliendo tra il
perdono (bianco) o la punizione (nero).
Vincitore del premio Eolo Award 2018 quale migliore spettacolo di teatro per ragazzi e premio Padova 2017 – Amici di Emanuele Luzzati (XXXVI Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi) Biancaneve, la vera storia riporta a Belluno – il 7 marzo – il magico segno scenico di Michelangelo Campanale, anche autore del Cappuccetto Rosso, che ha entusiasmato il pubblico delle famiglie nelle scorse stagioni. Un segno connotato da uno straordinario immaginario visivo e scenografico, per raccontare ai ragazzi storie che riescano ad emozionarli davvero, senza edulcoranti e senza bugie, ma solo con grande rispetto della loro capacità di comprendere ed elaborare pensiero e opinioni. Le fiabe sono eterne e di tutti, ma nascono in luoghi precisi. Biancaneve, una delle fiabe più conosciute al mondo, nasce in Germania: le montagne innevate e le miniere profonde di quella terra ci allontanano dall’immaginario di Walt Disney, e le restituiscono la luce che le è propria. Nello
spettacolo l’ultimo dei sette nani, il più piccolo, diventa testimone dell’arrivo di una bambina coraggiosa, che preferisce la protezione del bosco sconosciuto allo sguardo, conosciuto ma cupo, di sua madre. Una madre che diventa matrigna, perché bruciata dall’invidia per la bellezza di una figlia che la vita chiama naturalmente a fiorire. Nel bosco Biancaneve aspetta come le pietre preziose che, pazienti, restano nel fondo delle miniere, fino a quando un giorno saranno portate alla luce e potranno risplendere ai raggi del sole. La celebre storia, integralmente raccontata e interpretata con convinzione da più attori, viene qui incastonata in un impianto scenico imponente che evoca i tanti luoghi della fiaba e concorre, insieme alle luci e alle musiche, a restituirci tutta l’emozione in essa insita.
Emozioni, raggi di sole, sguardi desiderosi di bellezza e voglia di ri- Cominciare dai 3, questa è la nostra speranza, unitamente al pensiero positivo necessario sempre nella vita per fronteggiare le difficoltà che essa ci riserva. Di certo i più giovani, bambini e ragazzi, sono tra coloro che maggiormente soffrono le limitazioni di questo periodo di pandemia, per questo il nostro agire artistico è dedicato prioritariamente a loro affinché in esso possano trovare quelle risorse interiori necessarie per guardare oltre l’attuale doloroso frangente, per tornare a pensare al futuro con fiducia. Perché l’arte e il teatro, rito comunitario antichissimo, sono cura dell’anima e della mente e sono da sempre linfa irrinunciabile per l’uomo per dominare ed elaborare le sfide del vivere.
L’augurio per tutti è di tornare insieme a Teatro, seppur distanti, per condividere in questa stagione tanti “d – istanti” di bellezza.
Il direttore artistico
Daniela Nicosia

 

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