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Secca replica dei consiglieri uscenti dell’Ordine dei Medici alle dichiarazioni del presidente Rossa contrario al lockdown per Belluno

Ulss Dolomiti – Foto di repertorio

Belluno, 10 novembre 2020 – Proprio in queste ore, quando il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha dichiarato all’Ansa che per quattro Regioni italiane, Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto ritiene sia opportuno anticipare le misure più restrittive, arriva una secca replica dei medici Bastianello Germanà, Davide Mazzon, Emilia Padoin e Francesco Sperti, quali componenti del Consiglio Direttivo uscente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Belluno, per dissociarsi dalle dichiarazioni fatte ieri alla stampa dal presidente dell’Ordine Umberto Rossa.

Ecco il testo della lettera,

Come Componenti del Consiglio Direttivo uscente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Belluno, desideriamo esprimere la nostra dissociazione dalla perentoria affermazione contenuta nel titolo della intervista rilasciata dal Presidente del nostro Ordine al Corriere delle Alpi del 9/11: “L’Ordine dei Medici dice no al Lockdown”, nonché aggiungere alcune precisazioni su questo argomento, peraltro mai discusso nel Consiglio, poiché dissentiamo dal tono semplicistico di alcune affermazioni attribuite al Presidente dr. Rossa nell’articolo stesso. Il dibattito scientifico sulle misure da adottare nella pandemia ha avuto momenti di contrasto anche aspro tra medici, ma ieri sia il Presidente che il Vicepresidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCEO) hanno espresso la convinzione che, giunti a questo punto di diffusione incontrollata del virus e data la impossibilità di contrastarla con le misure sinora adottate, la soluzione della “chiusura totale”, in zone e per periodi il più possibile delimitati, debba essere presa in seria considerazione. Noi concordiamo con le posizioni espresse dai vertici della FNOMCEO e riteniamo che compito della istituzione Ordine dei Medici sia quello di spiegare ai cittadini perché la tutela del bene salute non possa, in tale eccezionale circostanza, non passare anche attraverso la “chiusura totale”, se necessaria, auspicando che lo Stato adotti ogni provvedimento per rendere sostenibile per i cittadini questa drastica svolta nella gestione della pandemia. I cittadini non sono né bambini da rassicurare né soggetti insicuri da minacciare per ottenerne l’assenso: sono persone a cui fornire in modo comprensibile le evidenze scientifiche su cui si basano le opinioni argomentate di noi medici, a favore o contro una strategia per debellare il virus. Vogliamo quindi fare presente da dove traiamo la convinzione per cui, se quanto fatto sinora non basta, una accentuazione delle misure che contrastano gli assembramenti e favoriscono i distanziamenti sono a questo punto l’ultima arma a disposizione per contrastare la pandemia e salvare migliaia di vite umane.

  1. La trasmissione del contagio da soggetti asintomatici è il punto debole delle strategie per contenere la diffusione del Coronavirus, da una parte per la grande difficoltà di far rispettare l’obbligo di comportamenti individuali responsabili e dall’altra per le note gravi ripercussioni sul piano socio economico di “chiusure totali”. Per ridurre il rischio di contagio è fondamentale l’obbligo, sancito del DPCM del 26 aprile 2020, di indossare la mascherina dove non è possibile garantire il distanziamento sociale, rafforzato successivamente dai DPCM del 13 e 18 ottobre 2020. Lo stesso uso delle mascherine non basta però a contenere il rischio di diffusione del virus da soggetti asintomatici che interagiscono in condizioni di affollamento e scarsa ventilazione quali si verificano negli ambienti pubblici chiusi, nonostante i grandi sforzi di esercenti e gestori di garantire il distanziamento, come risulta dalla tabella pubblicata lo scorso 25 agosto sul prestigioso British Medical Journal.
  2. Le evidenze scientifiche documentano l’efficacia delle misure di distanziamento sociale per ridurre l’impatto delle epidemie influenzali, in particolare quando combinate tra loro. Per valutare il diverso impatto di queste misure di contenimento sul valore di Rt (indice di trasmissione del virus tra persone), è stato recentemente pubblicato, da parte di ricercatori dell’Università di Edimburgo, uno studio sulla rivista scientifica Lancet Infectious Diseases condotto su dati provenienti da 131 Paesi diversi. Dal momento che le conseguenze dell’introduzione e della rimozione delle misure di contenimento non sono immediate, sono stati stimati gli effetti dell’attuazione di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni. I risultati dello studio dimostrano che, per dimezzare il valore di Rt, servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi.

Ecco quindi spiegato perché, se nonostante l’obbligo dell’uso della mascherina la diffusione della pandemia e la perdita di vite umane non si riducono, la salvaguardia del bene salute, definito come “fondamentale” nella Costituzione, può comportare misure di contenimento ad elevato impatto sulla vita degli individui, accettabili solo se per tempi ed in zone il più delimitati possibile, su basi scientificamente fondate e supportato da interventi da parte dello Stato per renderlo sostenibile.

I componenti del Consiglio Direttivo uscente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Belluno:

Bastianello Germanà, Davide Mazzon, Emilia Padoin, Francesco Sperti.

 

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