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domenica, Maggio 9, 2021
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Il Comitato di Distretto dell’Ulss dice no a chiusure di case di riposo per aprire il centro Covid a Domegge. Massaro: “Chiediamo altre soluzioni per sostituire gli operatori contagiati”

No alla apertura di un centro Covid a Domegge e un appello a Ulss 1 Dolomiti e Regione Veneto affinché si trovino accordi con cooperative locali o nazionali per arruolare operatori da inviare nelle case di riposo del territorio in modo “flessibile” in sostituzione di quelli risultati positivi al Coronavirus. Questa la posizione dell’esecutivo del comitato di distretto dell’Ulss 1 alla luce dei recenti dibattiti sul tema.

«Di fatto, l’apertura di un centro covid a Domegge sarebbe possibile solo chiudendo una casa di riposo delle “terre alte” della nostra provincia. D’altronde è inevitabile: si tratta di una struttura edificata senza il relativo inserimento nel Piano di Zona che raccoglie la domanda e l’offerta di posti letto nel territorio e che quindi garantisce alle case di risposo la possibilità di tenere aperto. Come esecutivo, non possiamo quindi accettare “scorciatoie” giustificate con l’emergenza per aprire una struttura non ancora inserita nel piano di zona e che determinerebbe la Chiusura di un’altra casa di riposo . – spiega il sindaco di Belluno Jacopo Massaro, presidente del comitato del distretto 1 della Conferenza dei Sindaci – il territorio e la lotta al covid non trarrebbero alcun beneficio dall’aprire una casa di riposo chiudendone un’altra».

Piuttosto, la proposta dei primi cittadini è chiara, e vede il coinvolgimento dell’Ulss e della Regione: «A loro chiediamo di individuare cooperative locali o nazionali che con contratti flessibili siano in grado di fornire operatori da inviare nelle diverse case di riposo bellunesi in sostituzioni di quelli colpiti dal Coronavirus – spiega Massaro – come peraltro già ipotizzato dai direttori delle case di riposo della nostra provincia. In queste settimane, abbiamo registrato numerosi casi di positività tra gli operatori, e questo comporta delle difficoltà nell’erogazione dei servizi. Sapere di poter contare su personale in grado di coprire queste assenze e di poterlo “ruotare” tra le varie destinazioni a seconda delle necessità sarebbe un segnale importante e una soluzione all’attuale situazione di difficoltà: eviterebbe il trasferimento continuo di pazienti, non farebbe chiudere case di riposo e costerebbe meno che aprire la struttura di Domegge».

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