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Nuovo Dpcm, rischio chiusure indifferenziate per le palestre. Michele Basso (Confartigianato): «Distinguere tra chi rispetta le norme anti-contagio e chi no»

Michele Basso – Direttore Confartigianato Belluno

«Le imprese artigiane hanno sempre rispettato i protocolli e le linee guida anti-Covid. Adesso si operi una distinzione netta tra chi è in regola e chi no, lasciando lavorare coloro che possono farlo». È il primo commento di Michele Basso, direttore Confartigianato Belluno al nuovo Dpcm firmato dal premier Conte. Un decreto che prevede ulteriori strette, soprattutto per quanto riguarda palestre e centri sportivi, che hanno una settimana per adeguarsi.

«È inaccettabile – afferma Lorenzo Battistel, titolare della palestra Miros e presidente di mestiere della categoria fitness -. Il 20 maggio scorso con l’ordinanza 64 la Regione Veneto ha accolto il Dpcm che imponeva alle attività di riaprire soltanto a fronte di una procedura specifica anti-Covid. Significa che chi ha riaperto l’ha fatto a fronte di misure stringenti. Come settore fitness di Confartigianato Belluno, poi, abbiamo predisposto un protocollo dettagliatissimo che è stato preso come modello anche per i controlli e in altre realtà d’Italia».

Il protocollo predisposto dall’ufficio ambiente e sicurezza di Confartigianato Belluno è un modello standard per le palestre che già alcuni soci applicano e che costituisce una buona prassi adattabile alle esigenze delle singole strutture. Il testo dettaglia una serie di misure precise: dalla segnaletica alla logistica dei flussi all’interno della struttura, dalla raccolta delle immondizie ai distanziamenti, per arrivare fino ai detergenti utilizzati e a tutto quello che è certifica l’avvenuta sanificazione. «Stiamo rispettando questi criteri da fine maggio – continua Battistel -. E adesso il premier ci dice che ci sono sette giorni di tempo per adeguarsi? Allora vuol dire che lo Stato sa benissimo che negli ultimi quattro-cinque mesi ci sono palestre che hanno aperto senza avere i requisiti per farlo. Non accetto che tra una settimana venga imposta una chiusura indifferenziata. Noi abbiamo tutte le carte in regola perché abbiamo sempre seguito le misure previste. Credo sia doveroso, in questa situazione, cominciare a fare un po’ di ordine nella giungla di palestre e centri sportivi: chi ha i requisiti per lavorare, continui a farlo; gli altri chiudano».

Dello stesso avviso anche il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso, che analizza il nuovo Dpcm in modo positivo per quanto riguarda le rassicurazioni di continuità lavorativa per determinate categorie. «I saloni di parrucchieri e acconciatori rimangono aperti e anche i centri estetici sono fuori dalle restrizioni. Questo è un bene, visto che all’inizio si ipotizzava una chiusura totale per queste attività. Sulla conferma della capienza dei mezzi pubblici all’80% ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare per potenziare il servizio. Resta invece l’amarezza per quanto riguarda le palestre. Non è possibile che non si distingua tra chi ha operato e continua a farlo nel rispetto delle norme anti-Covi e chi invece ha agito fuori dai protocolli. Colpire tutti indistintamente significa dare la mazzata finale ad alcuni settori che hanno scelto di lavorare; magari con fatica, tra mille difficoltà, ma con grande senso di responsabilità nei confronti dei clienti. Una settimana di tempo, dice il premier: gli chiediamo noi di adeguarsi, distinguendo finalmente tra chi si impegna per uscire dal virus e chi ci sta condannando a nuove chiusure».

 

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