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Il libro. Il delitto Cimetta: la storia processuale dai contorni noir dell’omicidio di Linda Cimetta avvenuto a Venezia nel 1947

Quattro processi, e altrettanti ricorsi in Cassazione, due colpevoli accertati il 39enne Bartolomeo Toma, commesso di tabaccheria – e amante della titolare Elisa Cudignotto, 56enne inizialmente sospettata di complicità dal Tribunale militare – e il gondoliere 46enne Luigi Sardi, detto “Gigio el mato”.

La vicenda processuale è raccontata in tutti i suoi dettagli nel libro “Il delitto Cimetta” di Roberto De Nart.

La prima sentenza è del Tribunale militare straordinario di Padova nel ’47 La sentenza Tribunale militare viene annullata dalla la Cassazione nel ‘49, che stabilisce la competenza alla magistratura ordinaria.

Il processo riparte alla Corte d’Assise di Venezia nel ’50.  Poi ancora la Cassazione nel ’51, che rinvia alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia nel ’52. Ancora la Cassazione nel ’53.

La Corte d’Assise d’Appello nel ’55 e poi nel 1957 con un’ordinanza di rigetto dell’indulto al Toma. E ancora un ricorso in Cassazione nel 1958. Ma nel luglio 1960 Toma evade dal carcere.

I dettagli dei processi

L’omicidio premeditato per rapina nel 1947 dal Tribunale militare è punito con la pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Nell’immediato dopoguerra, la competenza per crimini efferati, di allarme sociale, o accertati in flagranza di reato, era dei tribunali militari ai sensi del Decreto n.234 del 10.05.1945. In soli due mesi, il 18 giugno 1947 il Tribunale militare straordinario di Padova condanna i due imputati all’ergastolo. Ma il 21 novembre 1949 la Corte di Cassazione a sezioni riunite, su ricorso del Toma, annulla la sentenza del Tribunale militare per difetto di giurisdizione.

Il 18 ottobre 1950 la Corte di Assise di Venezia condanna entrambi all’ergastolo. C’è un ricorso del Toma il Cassazione del 27.03.1951.

Il 10 giugno del 1952 della Corte d’Assise d’Appello conferma le precedenti condanne all’ergastolo.

Il 03.06.1953 la difesa del Sardi presenta un ricorso in Cassazione per la seminfermità di mente. La Corte d’Assise d’Appello di Venezia riconosce al Sardi la seminfermità di mente con sentenza del 12.03.1955 riducendogli la condanna a 30 anni con 6 di condono e conferma l’ergastolo al Toma.

Toma dal carcere presenta un’istanza di indulto contro tale sentenza, ma viene rigettata da ordinanza del 19 novembre del 1957.

Il 17 gennaio 1958 Toma presenta l’ultimo ricorso in Cassazione sulla questione dell’applicazione dell’indulto. L’ultimo documento in ordine cronologico agli atti processuali, è quello sottoscritto il 27 febbraio 1958 in Roma dal Sostituto procuratore generale della Cassazione, che chiede alla Corte di Cassazione che venga rigettato il ricorso, e che il Toma venga condannato altresì al pagamento delle spese processuali.

 

Linda Cimetta

I fatti

“Il delitto Cimetta” lo chiamano i giornali nel 1947, l’omicidio di Linda Cimetta, 45enne originaria di Vittorio Veneto, titolare del Caffè Vittoria in centro Belluno.

La vicenda ha inizio giovedì 28 aprile 1947, giorno in cui Linda si reca a Venezia, come aveva fatto altre volte, dall’amica Anna Gaiotti a San Marco per acquistare una partita di sigarette americane di contrabbando che poi avrebbe rivenduto al mercato nero al bar Vittoria di Belluno da lei stessa gestito. Linda Cimetta aveva in tasca 110 mila lire, che risulteranno essere il movente del delitto. Bartolomeo Toma, il commesso di tabaccheria, avvicina Linda nei pressi della Stazione ferroviaria di Venezia, mentre la vede chiedere a degli ambulanti delle sigarette di contrabbando. Toma ha 39 anni, è originario di Brindisi, lavora come commesso di tabaccheria, ha il vizio del gioco e per procurarsi denaro commercia un po’ di tutto. L’uomo si dichiara disponibile a procurarle le sigarette e fissa l’appuntamento per il giorno seguente, venerdì 29 aprile, con la vittima nel tabacchino dove lavora (come garanzia) per poi condurla in casa sua dove dice di avere le sigarette. L’uomo ha già dilapidato i beni della sua famiglia e anche della suocera. Sotto interrogatorio nega, ma poi dalle sue confessioni in carcere ammette di intrattenere una relazione sentimentale con la titolare della tabaccheria dove lavora, la 56nne Elisa Cudignotto (nei verbali per errore 66enne poi riportato dai giornali dell’epoca e dai siti internet), che accetta di ospitarlo con moglie, i 2 figli e suocera nella soffitta della sua casa in Calle della Bissa 5471 (Il centro storico di Venezia nel ’47 era sovraffollato, circa 200mila abitanti contro i 54mila di oggi, perché durante la guerra era stata risparmiata dai bombardamenti e la gente se poteva si rifugiava in laguna). L’appuntamento di Linda Cimetta in casa del Toma, si rivelerà una trappola mortale. La donna viene barbaramente uccisa a colpi di scure.

E Il 30 aprile l’amica di Linda, Anna Gaiotti che la ospitava in casa, non vedendola più ritornare, ne denuncia la scomparsa alla Questura di Venezia.

Il I° maggio gli agenti arrestano Toma. Nel corso della perquisizione la polizia rinviene un fazzoletto macchiato di sangue appartenuto alla vittima con altre prove schiaccianti dell’omicidio. La mattina del 2 maggio 1947 Toma confessa, dice di aver messo il cadavere della donna in un baule e poi gettato in acqua zavorrandolo con due massi di 40 e 25 Kg. Poi, sotto un pressante interrogatorio della Squadra mobile cambia versione e fa il nome di un complice, Luigi Sardi, 46 anni, gondoliere veneziano detto “Gigio el mato”, che secondo successive perizie mediche risulterà seminfermo di mente. Toma accusa il Sardi di aver inflitto il colpo mortale alla donna e di aver segato i tendini degli arti inferiori del cadavere irrigidito dal “rigor mortis” per farlo entrare nel baule. Sardi inizialmente nega, dice di aver solo effettuato il trasporto del baule con la sua gondola. Ma poi firma la confessione che successivamente dichiarerà essergli stata estorta in cella con i metodi spicci della polizia di allora.

Il 9 maggio 1947 il ritrovamento del cadavere. Al largo de Ca’ La Bricola n.21 a Venezia, la rete a strascico del pescatore Luigi Robelli si incaglia in un baule legato a due macigni che contiene il corpo di una donna segato all’inguine.

Il “delitto Cimetta” sconvolge la città per l’efferatezza con la quale è stato commesso. L’11 maggio si celebra il funerale della donna, e l’amministrazione comunale di Venezia decide di farsene carico. La cerimonia solenne verrà celebrata nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo. C’è anche il sindaco Gianquinto, il prosindaco e il questore. La gondola con il feretro è seguita da un corteo di oltre cento gondole. La salma sarà poi tumulata nella tomba di famiglia al cimitero di Ceneda di Vittorio Veneto (Treviso) ove si trova tutt’oggi.

 

Epilogo della storia

Sardi esce dal manicomio di Reggio Emilia nel 1973. Nell’inverno del 1980 uccide colpendo alle spalle con un tubo metallico un maresciallo di polizia, Savino Senisi, che gli aveva detto di chiudere con il passato. Sardi, infatti, continuava a infastidire la vedova di un poliziotto che aveva preso parte alle indagini, per cercare di raccogliere prove tali da far riaprire il caso e provare così la sua innocenza. Nuovamente arrestato e incarcerato, continua a ripetere “ero innocente”. Muore fuori di senno in cella nel 1983.

Toma evade in una notte di tempesta del 6 luglio 1960 dal carcere di Santo Stefano (Isole Ponziane – Golfo di Gaeta – provincia di Latina) in compagnia di Giovanni De Luca, 46 anni, rapinatore bolognese. Dei due non si seppe più nulla. Il 19 agosto 2008 sulla Gazzetta Ufficiale n.98 viene pubblicata la dichiarazione di morte presunta del Toma di cui non si aveva più notizie dal 1960.

Ma il libro contiene due colpi di scena degni di un noir, nascosti tra le carte esaminate dall’autore, che fanno traballare la certezza dei tribunali e che nemmeno gli avvocati vollero prendere in considerazione. Ci sono infatti due memoriali l’ultimo del Toma, 15 fogli scritti a penna nel gennaio 1952 dal carcere di Porto Azzurro e l’altro del Sardi del 3 agosto dal manicomio giudiziario di Reggio Emilia Sezione minorati psichici. I due memoriali, infatti, combaciano e sostengono un’altra verità, che però rimase inascoltata.

 

I testimoni chiave del processo.

Anna Gaiotti (amica di Linda) e Cesare Vianello amico di Anna Gaiotti sono come due mastini che non mollano la preda e portano la polizia sulla pista giusta. La risoluzione del caso viene servita in un piatto d’argento alla Squadra mobile di Venezia.

  • L’omicidio avviene nel pomeriggio del 29 aprile e il cadavere rimane in casa della Cudignotto e Toma per un giorno chiuso nello sgabuzzino.
  • Il 30 aprile 1947 (pomeriggio) Toma e Sardi portano via il cadavere nel baule.
  • La denuncia è del 30 aprile (mattina)
  • l’arresto del Toma il 1° maggio 1947. Il 18 giugno 1947 la prima sentenza del Tribunale militare di Padova.

La mattina del 30 aprile 1947 Anna Gaiotti, preoccupata della misteriosa sparizione dell’amica Linda, si rivolge al Commissariato di Polizia di San Marco che, raccolta la sua denuncia, la invita, per un più rapido svolgimento delle indagini, a recarsi direttamente alla Squadra mobile della Questura centrale. La donna segue il consiglio dei poliziotti e il giorno stesso si reca in Questura, dove riferisce di non aver più visto la sua amica Linda, che era arrivata a Venezia la mattina del 28 aprile 1947 da Belluno. Vianello si trasforma in un formidabile detective, che raccoglie una mole impressionante di indizi ripercorrendo gli itinerari della Cimetta, riuscendo a ricostruire contatti e appuntamenti, oltre ad osservare la casa del Toma e anche gli atteggiamenti di quest’ultimo.

Il 9 maggio 1947 la Questura di Venezia invia alla Procura della Repubblica di Venezia una relazione di 14 pagine con oggetto: assassinio con sevizie efferate in persona di Cimetta nata il 12/05/1902 a Vittorio Veneto e residente a Belluno in via Garibaldi n.12, esercente, commesso a scopo di rapina da: Toma Bartolomeo nato a Brindisi il 10/10/1908 abitante a Venezia S. Marco 547 e da Sardi Luigi nato a Venezia il 28/03/1900 e domiciliato a S. Marco n.3150, gondoliere, con la sospetta complicità di Cudignotto Elisa nata a Dolo il 14/11/1891 domiciliata in Venezia S. Marco n.5471 esercente rivendita di privativa in Campo della Guerra.

 

L’errore dei giornali inglesi in internet.

Qualche sito internet ha riportato erroneamente che la povera Linda Cimetta andasse a Venezia per prostituirsi. Ebbene, nei quasi mille fogli del fascicolo processuale non vi è assolutamente nessun riferimento né viene mai scritta la parola prostituzione o prostituta. Né viene mai fatta alcuna allusione in tal senso. Prima della Legge Merlin (20 settembre 1958 che ha abolito la regolamentazione della prostituzione) chi esercitava la prostituzione era schedato (cosiddetta schedatura sanitaria). E dunque le questure sarebbero state a conoscenza di tale circostanza e, se veritiera, sarebbe certamente emersa nelle varie fasi processuali. Si tratta di un errore di traduzione di un giornalista inglese che ha confuso il contrabbando con la prostituzione. Questo si spiega poiché sul piano internazionale la connotazione giuridica di tratta di esseri umani per il mercato della prostituzione (trafficking of human beings) e quella di traffico di persone o immigrazione clandestina (smuggling = contrabbando) nella normativa degli anni ’90, sono ricomprese nella medesima fattispecie, che evidentemente ha generato l’imperdonabile equivoco.

Roberto De Nart – Fondatore Bellunopress

L’autore Roberto De Nart

Giornalista, fondatore e direttore responsabile del quotidiano on line Bellunopress. E’ direttore responsabile di “Filò” periodico che si occupa di turismo, “Atelier”, rivista specializzata di architettura, design e arte del Nordest, e “Cortina Magazine” storica rivista della Perla delle Dolomiti.

Nel 2014 ha pubblicato “Belluno ieri e oggi, cronache del passato”, nel 2016 “Incontri e interviste a Belluno e dintorni”, nel 2017 “Longarone non c’è più” sul servizio di trasporto dei familiari delle vittime dopo la tragedia del Vajont e nel 2018 “I soldi della contessa” sull’uccisione a guerra finita di Marta Kusch a Feltre nel 1945.

Ha collaborato con i quotidiani Il Gazzettino, il Corriere delle Alpi e altre testate. Dal 2007 al 2010 è stato direttore responsabile del tabloid La Pagina.

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