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Bando latterie: contributi per un milione e mezzo a fondo perduto. Padrin: “Un’azione della lotta allo spopolamento della montagna”

Roberto Padrin – Presidente della Provincia

È stato presentato questa mattina in conferenza stampa il cosiddetto “bando latterie”, per la concessione di contributi a sostegno della filiera agroalimentare del latte. Si tratta di una misura che rientra nel progetto strategico per l’agricoltura, finanziato con Fondo Comuni di confine (“Sviluppo delle attività economiche – I stralcio: sostegno all’agricoltura bellunese e al suo ambiente”), orientato a incentivare l’ammodernamento delle attrezzature e rendere sempre più efficiente la produzione lattiero-casearia del Bellunese.

IL BANDO

È previsto un plafond da 1.550.000 euro (1,3 milioni finanziati dal Fondo Comuni di confine a cui si aggiungono 250mila euro da bilancio provinciale), per contributi a fondo perduto all’80% da un limite minimo di 20mila euro (corrispondenti a una spesa rendicontata ammissibile di 16mila euro) a un limite massimo di 184mila euro (corrispondente a una spesa pari o superiore a 230mila euro). La platea di beneficiari riguarda l’intero territorio provinciale. Sono finanziabili diverse linee di intervento da parte delle latterie, dall’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature per la lavorazione, trasformazione, immagazzinamento e commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari e del siero, compresi i mezzi di trasporto specialistici in grado di mantenere la catena del freddo durante il trasporto della materia prima, fino all’implementazione dei software dedicati ai processi produttivi. Le domande potranno essere inviate da domani (mercoledì 16 settembre) per un mese.

GLI OBIETTIVI

«Perché abbiamo deciso di dare una mano alle piccole latterie, una quindicina in tutto in provincia? Perché costituiscono l’ossatura imprescindibile del territorio e della nostra agricoltura» ha commentato il consigliere provinciale delegato all’ambiente. «Rappresentano anche una storicità importante, visto che le latterie turnarie hanno segnato fin dall’inizio la collaborazione tra gli agricoltori. E poi sono lo scrigno di trasformazione del latte in prodotti di assoluto pregio agroalimentare, che possono diventare a tutti gli effetti un brand turistico. Nelle possibilità progettuali previste ci sono schede specifiche anche per la commercializzazione dei prodotti. E un altro aspetto è la formazione, in collaborazione con Istituto Agrario di Vellai, per la creazione di percorsi ad hoc per casari e addetti alle vendite. Vogliamo aumentare la fetta di rilevanza economica che le latterie hanno sul territorio».

Dello stesso avviso anche il presidente della Provincia: «Le latterie, soprattutto in montagna, diventano occasione di sviluppare una microeconomia diffusa sul territorio. E di conseguenza sono uno dei pilastri su cui costruire la lotta allo spopolamento».

Proprio il contrasto alla crisi demografica delle “terre alte” ha segnato un punto fondamentale nella costruzione del bando all’interno delle progettualità del Fondo Comuni di confine. «Un Fondo che a Belluno diventa laboratorio per le politiche nelle aree di montagna – ha aggiunto il presidente del Comitato paritetico Fcc -. Qui stiamo sviluppando per davvero politiche di area vasta, grazie alla Provincia che aggiunge risorse dal suo bilancio in modo da allargare le possibilità del bando a tutto il territorio. Oggi l’agricoltura di montagna è un pezzo del mantenimento delle popolazioni nelle “terre alte”».

«Con questa azione sperimentiamo il sistema bando all’interno delle politiche di area vasta del Fondo Comuni di confine – ha detto il consigliere provinciale delegato al Fondo -. Un sistema che potrà essere fondamentale per la prossima programmazione delle risorse».

A margine della conferenza stampa è intervenuto anche Michele Nenzi della Coldiretti Belluno: «Questo bando rappresenta un’occasione unica per le latterie bellunesi, che potranno mettere in campo interventi importanti, non solo per il mantenimento sul territorio, ma anche per uno sviluppo ulteriore. Il settore lattiero-caseario ha sofferto durante il Covid, ma si sta riprendendo e la voglia di montagna dimostrata dai flussi turistici tra giugno e agosto si è riversata anche sui nostri prodotti di latteria e di malga».

 

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