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Malga Garda, lupo sbrana due cani. Falso! Ecco come sono andate davvero le cose * di Michela Canova

Pastore maremmano abruzzese

Il mio primo pensiero quando ieri ho visto balzare delle foto di bacheca in bacheca, alimentando rabbia, paura, sconcerto, è stato: pensa te, in Abruzzo i cani da guardiania che tornano lordi di sangue di lupo (Che spesso ha la peggio. Anche in Veneto) vengono osannati per aver fatto il loro dovere. Qui li usano per irrancidire gli animi.

La seconda è stata: io qui vedo un cane sporco di sangue che non sembra avere grossi problemi e un cane sdraiato a terra che si sta riprendendo da qualche ora brava.
La terza è stata andare a vedere chi aveva pubblicato il post: il gestore della malga? Un veterinario? Un testimone? La polizia venatoria? I carabinieri forestali? No. Un tipo X che sulla sua bacheca condivide post Y, molti contro il lupo.

Sono andata a dormire pensando: domani leggerò la smentita sui giornali. Dati gli ultimi eventi che stanno minando la convivenza lupo-uomo, la cronaca sarà appurata, distaccata, veritiera. Quando oggi mi è stato girato questo articolo, ho cercato subito quello che ritenevo fondamentale: la parola dei gestori di Malga Garda, ovvero la verifica della ‘notizia’ scritta da pinco panco su Facebook. E non l’ho trovata. C’erano le foto e le due righe di pinco panco, altre dichiarazioni. Mancavano i soggetti primi, i proprietari dei cani, quelli insomma che potevano dire se fosse vero o meno che erano stati ‘sbranati dai lupi’. Non c’era traccia di un loro commento.
Così li ho cercati, perché è un sacco che mi manca questa bella parte del giornalismo, la caccia alle notizie. E ho saputo come sono andati i fatti.

I due cani sono scappati per mezz’ora, quando sono tornati uno aveva delle ferite superficiali, non si sa se da lupo, cinghiale, cane, filo spinato, Napo orso capo. Nessuno ha visto. Quello sdraiato, che a un occhio non avvezzo poteva apparire moribondo, stava dormendo. Una persona tra le molte presenti li ha fotografati e senza chiedere il permesso ha pubblicato le immagini. E le due righe di accompagnamento.

Stanno bene. Li ha visti anche un veterinario. Intanto però si è fomentato il malanimo. Che può essere legittimo, ma non in questo caso e sicuramente non in questi termini.
Chi ci rimette è chi vive del territorio, va a discapito del delicatissimo equilibrio nella gestione dei grandi carnivori, fomenta il diffondersi della paura. E non giova al giornalismo.

Michela Canova

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