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I 600 anni della dedizione a Venezia del Cadore. La Magnifica Comunità di Cadore restaura le testimonianze

In attesa dell’apertura della mostra Venezia in Cadore il prossimo 18 luglio a Pieve di Cadore (Belluno), la Magnifica Comunità di Cadore ha condotto un’analisi accurata delle fonti iconografiche e archivistiche e sviluppato un’intensa attività di restauro delle testimonianze artistiche più importanti del periodo del dominio veneziano in Cadore: sono sei opere, cinque tele e uno stemma ligneo restaurati in stratta collaborazione scientifica con la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.

Si tratta de La dedizione del Cadore di Cesare Vecellio, che sarà al centro della mostra che verrà ospitata alla Casa natale di Tiziano Vecellio a Pieve di Cadore dal prossimo 18 luglio, de La Pace, la Concordia e Minerva che scaccia Marte, copia dell’opera di Tintoretto custodita al Palazzo Ducale di Venezia, dello stemma ligneo della Comunità di Cadore, risalente a metà Settecento, di Susanna e Daniele, attribuita a Tizianello, de La cacciata, attribuita a Tizianello, del Gonfalone della Comunità di Cadore, del 1948/1950, quest’ultimo restaurato con il contributo del Consorzio Bim e del Rotary Club Cadore – Cortina D’Ampezzo. A breve inoltre verrà sottoposta a restauro anche L’allegoria politica del Cadore di Marco Vecellio, opera esposta nella Sala del Consiglio del Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore.
La Magnifica Comunità di Cadore ha quindi intrapreso questo percorso sviluppando la scelta di investire nella riscoperta e nella tutela del proprio patrimonio e cambiando i programmi previsti prima dell’emergenza Covid-19.

“Dopo aver concluso i restauri architettonici sul Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore e la riqualificazione del Museo Archeologico Cadorino, – spiega il presidente Renzo Bortolot – per l’anniversario dei seicento anni dalla dedizione del Cadore a Venezia abbiamo intrapreso un’azione di restauro sul patrimonio artistico senza precedenti per l’ente. Stanno emergendo elementi nuovi dalle opere oggi in laboratorio, già al vaglio dei nostri studiosi che permetteranno di aggiungere dei tasselli interessati nella ricostruzione della storia locale”.

Le testimonianze artistiche ora in restauro sono state realizzate nel periodo della dominazione veneziana in Cadore e personificano dei particolari simbolici e propagandistici legati ai rapporti tra la Serenissima Repubblica e la comunità cadorina. Un patrimonio inestimabile, sia per la qualità artistica che per l’importanza storica che le opere rivestono, che è ora nelle mani della restauratrice Mariangela Mattia e di Belluno dalla sua equipe, costantemente in contatto con la Soprintendenza. Le attività di restauro hanno implicato un grande sforzo di documentazione: l’importante ricorrenza infatti richiede un approfondimento della storia civile, del ruolo della Magnifica Comunità come istituzione, del rapporto tra autonomia e sudditanza.
Grazie alla pulitura e al ritocco, che permettono di recuperare una visione chiara di molti dettagli prima poco leggibili, sarà possibile ora restituire al repertorio di opere il messaggio iconografico originario. Nei secoli passati infatti i quadri non erano solo elementi decorativi ma erano veicolo di messaggi importanti: la scelta dei soggetti, che celebrano la giustizia, l’uso del giudizio e del potere, nell’epoca in cui furono realizzati erano immediatamente comprensibili, mentre oggi, a secoli di distanza, la cultura visiva è cambiata e molti dettagli ci sfuggono.

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