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Il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni sfida Luca Zaia alla presidenza della Regione del Veneto

Arturo Lorenzoni

Si chiama Arturo Lorenzoni lo sfidante di Luca Zaia alla presidenza della Regione del Veneto. E’ attualmente vicesindaco di Padova, ingegnere elettrotecnico, professore di Economia Applicata all’Università di Padova, autore di 150 pubblicazioni. In appoggio alla sua candidatura esiste già la lista civica “Il Veneto che vogliamo”.  Un movimento civico e popolare che mette insieme tante realtà del nostro Veneto, nasce mettendo insieme forze civiche e politiche di sinistra nonché mettendo al centro i territori e l’ascolto delle comunità locali.
E’ il primo e unico movimento a livello regionale che nasce dal basso, i cui temi forti accomunano tante persone dalle Dolomiti al Polesine.
E’ il movimento che propone un vero protagonismo delle città e dei paesi: basta con il centralismo veneziano, sì al municipalismo e al fare rete tra comunità locali.

Ecco i tre punti sui quali si fonda l’azione del movimento, presentati dal coordinamento provinciale Il Veneto che Vogliamo di Belluno.

1. Il benessere delle persone: opportunità, certezze, serenità.
L’emergenza Covid sta facendo perdere lavoro e opportunità di sviluppo sociale a molte persone e la precarietà del lavoro mette a rischio anche la certezza di un luogo stabile e sicuro in cui vivere. In Veneto ancora troppe persone sono in attesa di un’abitazione dignitosa o rischiano ora di perdere quella in cui vivono. Non dobbiamo lasciare indietro nessuno. Ma per noi la persona non è solo casa e lavoro. C’è una dimensione personale che spesso non viene considerata: è il benessere individuale, che è tanto importante quanto quello della comunità tutta. Per raggiungere questo benessere è necessario che la Regione attivi iniziative e risorse, in particolare per il rafforzamento del sistema scolastico, per l’estensione del servizio degli asili-nido, per le politiche giovanili e delle pari opportunità, per un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito.
Perché siamo consapevoli che le diseguaglianze sociali sono un carico difficile da portare nella vita delle persone e diventano un peso difficile da sostenere per la comunità civile.
2. Il benessere della comunità: la salute e l’ambiente.
La priorità è la difesa della sanità pubblica che rappresenta il ponte tra la persona e la comunità. Mai come con il Covid l’abbiamo visto: un contagiato voleva dire una comunità intera a rischio e la sanità pubblica si è dimostrata l’argine contro l’epidemia. Ma questo si può vedere anche nella quotidianità: la sofferenza del singolo apre la porta al disagio collettivo.
Ogni giorno di più ci rendiamo conto che le condizioni dell’ambiente in cui viviamo incidono
pesantemente sulla nostra qualità della vita a cominciare dalla predisposizione ad ammalarci. Il contenimento dell’inquinamento atmosferico, il blocco del consumo di suolo, la tutela della biodiversità, la sostenibilità delle attività economiche e della mobilità sono obiettivi da raggiungere per garantirci, oggi e nel futuro, una vita migliore.
3. Il benessere del territorio: il grande mondo antico veneto.
Il reticolo di città e paesi del Veneto è il sistema su cui si poggia tutto. E’ necessario che la politica rispetti e valorizzi l’impegno di tutte le comunità a livello sociale, economico, culturale senza la pretesa di una “omologazione a livello regionale” che assomiglia tanto a un nuovo centralismo non molto diverso dal tanto criticato centralismo romano.
Il ruolo degli enti locali, il lavoro dell’associazionismo culturale, la capacità di innovazione del tessuto produttivo, l’impegno per i diritti e per la legalità devono essere al centro delle politiche regionali perché rappresentano la parte migliore del patrimonio culturale dei Veneti e possono rappresentare le basi su cui costruire un presente e un futuro ancora più sereno, inclusivo, aperto, per tutto il Veneto.

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