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Emergenze abitative. Il Comune di Belluno conferma la collaborazione per altri tre anni con la Caritas per la gestione della Casa Prade

Lucia Pellegrini

La Giunta comunale ha approvato la prosecuzione per altri tre anni della collaborazione con la Caritas diocesana per la gestione del servizio integrato di accoglienza sociale a Casa Prade.
L’ex abitazione del custode del cimitero di Prade, di proprietà del Comune, durante il picco dell’epidemia da Covid-19 era stata assegnata in comodato d’uso gratuito alla Caritas per l’accoglienza dei senza fissa dimora per permettere loro di far fronte alle esigenze legate all’emergenza Coronavirus.

«Un ulteriore importante tassello per il contrasto alla povertà.- commenta l’assessore alle politiche sociali, Lucia Pellegrini – In questi due mesi, hanno ricevuto accoglienza quattro persone, ma i riscontri che abbiamo avuto sia dalle richieste per i buoni spesa che dalle attività del progetto Edu-Care ci mostrano come sia in crescita, e dopo la pandemia lo sarà ancora di più, il numero di persone in stato di emergenza abitativa e di povertà».

Ulteriore dimostrazione di questo è la denuncia del Sicet – Sindacato Inquilini Casa e Territorio di Belluno e Treviso, che ha iniziato in questi giorni a raccogliere i primi segnali di sofferenza e attende presto un afflusso maggiore ai propri sportelli.
Per questo, il Comune di Belluno ha scelto di proseguire per altri tre anni la collaborazione con Caritas per la gestione di Casa Prade: la convenzione prevede anche un contributo economico per le spese di gestione della struttura, che per l’anno in corso è pari a 10.300 euro, a valere sulla “Quota Servizi povertà estrema e senza dimora” istituito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed erogata dalla Regione Veneto.
Il progetto prevede una forte integrazione tra i Servizi Sociali del Comune e i volontari di Caritas affinché le persone accolte possano essere inserite in un percorso per recuperare la condizione di difficoltà. La comunità accoglie le persone senza dimora in un clima familiare e di partecipazione di comunità; il progetto è rivolto ai 46 comuni dell’ex Ulss 1 comprendente le aree del Bellunese, Agordino e Cadore.

«Tutto questo è possibile grazie al lavoro di rete e all’impegno messo in campo in questo momento di difficoltà. Le Linee guida per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia, adottate nel 2015, mettono proprio “la casa” come primo passo per il riequilibrio e il reinserimento sociale. – sottolinea ancora Pellegrini – È particolarmente significativo poi come Casa Prade sia una “comunità residenziale”, ossia non solo un semplice posto dove passare la notte o ripararsi dal freddo e dalle intemperie, ma anche un luogo che garantisce attività e supporto sociale ed educativo. Per questo, diventa fondamentale sostenere una struttura che sia in grado di accompagnare e seguire l’individuo nel suo percorso verso il reinserimento nella società, assicurandogli un posto dove vivere con dignità e un’assistenza professionale che lo accompagni verso una propria autonomia».

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