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domenica, Aprile 18, 2021
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No ai Coronabond. Dorfmann: “Leghiamo piuttosto il Recovery Fund al bilancio europeo”

Legare il “Recovery Fund” al bilancio del Parlamento Europeo, piuttosto che creare dal nulla i “corona bond”; far ripartire le economie nazionali rimuovendo gradualmente le misure di contenimento seguendo le linee guida europee; sostenere e agevolare il lavoro e l’occupazione nel settore agricolo: questi, per l’europarlamentare Herbert Dorfmann, i prossimi passi che l’Unione Europea dovrà affrontare nella seconda fase dell’epidemia da Covid-19.

«L’Europa c’è»: il futuro del Recovery Fund
«L’Unione Europea c’è, c’è stata e ci sarà: – afferma Dorfmann – non possiamo negare che all’inizio ci sono stati ritardi e una mancanza di coordinamento tra gli Stati membri, ma col passare delle settimane le risposte sono state e saranno importanti».
A partire dall’accordo sul Recovery Fund: «Durante le prossime settimane verranno definiti i dettagli di questo nuovo strumento: – spiega Dorfmann – c’è chi spinge per la creazione dei corona bond, obbligazioni emesse dai paesi dell’Unione nel loro insieme; io invece ritengo che il nuovo fondo dovrebbe essere collegato al quadro finanziario pluriennale per il periodo che va dal 2021 al 2027: il bilancio è controllato dal Parlamento europeo e si tratta quindi di uno strumento già in vigore, mentre i corona bond dovrebbero essere inventati da zero».
L’eurodeputato ricorda anche il pacchetto di aiuti da 510 miliardi di euro, attivo dal 1 giugno, e reso possibile grazie all’attivazione del Meccanismo Europeo di Stabilità – 210 miliardi di euro -, la disponibilità della Banca Europea degli Investimenti ad accordare alle imprese prestiti fino a 200 miliardi di euro e il finanziamento delle casse integrazione straordinarie in quei paesi che sono particolarmente colpiti dalla crisi, per un ammontare di 100 miliardi.

Cosa è stato fatto
L’approvvigionamento dei beni di prima necessità non è mai venuto meno, grazie alle soluzioni adottate da Bruxelles che hanno permesso di mantenere la libera circolazione delle merci all’interno del continente.
«Una situazione resa possibile grazie all’introduzione delle cosiddette “corsie verdi”, – spiega Dorfmann – valichi alle frontiere interne dell’Unione dove le procedure di controllo devono essere ridotte al minimo».
Inoltre, già nei primi giorni dopo lo scoppio della crisi la Banca Centrale Europea si è impegnata ad acquistare fino a 750 miliardi di euro di obbligazioni degli Stati membri, così da stabilizzare i mercati finanziari

Le linee guida
Circa un paio di settimane fa, le istituzioni europee hanno approvato una serie di linee guida per coordinare gli Stati membri nell’alleggerimento delle misure di distanziamento sociale.
«Sono azioni che permetteranno di far ripartire le economie nazionali: serve un’accelerazione, perché l’attuale situazione di stallo non può continuare, ma è anche impensabile che l’Unione europea si possa far carico di pagare tutto il danno», commenta l’europarlamentare.
Le linee guida europee suggeriscono di rimuovere le misure di confinamento in maniera graduale; di passare da misure generali a misure specifiche, tutelando le persone più vulnerabili; di far ripartire l’attività economica a fasi, facendo uso di smart working e con differenziazione degli orari di lavoro; di consentire progressivamente gli incontri tra persone; di cominciare a togliere le misure di confinamento a livello “locale” per poi agire a livello nazionale.
«È prioritario però anche che i paesi europei raggiungano un accordo per rimuovere il periodo di quarantena che è imposto a chi arriva da un altro Stato membro. – aggiunge Dorfmann – Quando le misure di distanziamento sociale saranno le stesse in tutta Europa, imporre una quarantena sarebbe insensato e rischierebbe di provocare danni gravissimi a importanti settori economici, come il turismo o l’agricoltura».

L’agricoltura
Proprio sui temi dell’agricoltura, tema caldo per Dorfmann, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e coordinatore del Partito Popolare Europeo all’interno della stessa commissione, l’eurodeputato accende i riflettori: «La Commissione europea dovrebbe far rispettare le proprie direttive: penso ai lavoratori stagionali, per i quali la Commissione ha imposto agli Stati di aprire i confini e di creare condizioni di lavoro adeguate, ma che, nonostante questo, non sempre riescono ad attraversare le frontiere o a cominciare l’attività fin dal loro arrivo. I nostri agricoltori hanno bisogno subito di questa manodopera, e per questo mi sono impegnato, anche scrivendo alla Ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, a sostenere il protocollo della cosiddetta “quarantena attiva”, che consente ai lavoratori stagionali di cominciare a lavorare da subito, rispettando al contempo diverse norme di distanziamento sociale».
Ancora in tema di risorse, infine, Dorfmann annuncia di «aver già chiesto a Janusz Wojciechowski, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, di attivare tutte le misure europee di gestione della crisi, come l’ammasso privato dei prodotti. In questi giorni, in Commissione è stata presentata una prima proposta, interessante, ma non sufficiente: in questa iniziativa mancano infatti iniziative mirate ad alcuni settori, come quello del vino, che hanno bisogno di altre risorse, per cui ci sarà ancora da lavorare».
«Momenti straordinari richiedono misure straordinarie: – conclude Dorfmann – questo è quello che stiamo cercando di fare a livello europeo. Si può e si deve fare ancora di più, e per farlo servono coraggio e, soprattutto, coordinazione. Nessuno si salva da solo».

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