“Ho ricevuto la lettera e condivido le preoccupazioni degli esercenti bellunesi, tanto da averle portate più volte in aula alla Camera. Il Governo deve smettere di trattare le imprese come vacche da mungere, e iniziare a far lavorare chi può farlo in sicurezza. I comuni hanno strumenti limitati, ma ci sono soluzioni anche a costo zero per intercettare queste problematiche”.
Luca De Carlo, deputato e coordinatore veneto di Fratelli d’Italia e Sindaco di Calalzo di Cadore, raccoglie così il grido di dolore dei gestori dei locali bellunesi.
“Da sindaco, so benissimo che gli strumenti in mano alle amministrazioni sono limitati: uno di questi può essere lo slittamento delle scadenze delle tasse locali all’autunno, in attesa dell’arrivo di risorse statali che possano coprire le perdite registrate in questi mesi e magari azzerare questi tributi”, sottolinea De Carlo. “Un’altra soluzione, che adotteremo a Calalzo, è quella di intercettare le situazioni di necessità utilizzando tutti i fondi derivanti dallo sblocco dell’avanzo di amministrazione, ma sono possibili anche proposte a costo zero, come il raddoppio – temporaneo, fino a fine emergenza – delle superfici pubbliche utilizzate dai locali, così da poter garantire il distanziamento tra i clienti”.
De Carlo rimarca come la questione sia politico-amministrativa, e tutto ruota intorno all’atteggiamento del Governo: “Io per primo ho sollevato in aula l’errore dell’utilizzo dei codici Ateco per le riaperture, chiedendo di far lavorare chi può farlo garantendo la sicurezza; ho sollevato anche un altro tema fondamentale: i gestori dei locali con questo sistema oggi si trovano a dover scegliere tra morire ora, con il locale chiuso dallo Stato, o morire lavorando tra qualche mese, quando dovranno passare da 60 a 20 coperti per far rispettare le distanze tra gli avventori. Ho poi citato alla Camera il documento con la richiesta dei sette sindaci dei capoluoghi veneti di avere più poteri per poter essere maggiormente efficaci sui territori”, ricorda De Carlo. “La questione vera è che questo governo deve far lavorare le imprese che possono farlo in sicurezza: le aziende, i locali, i professionisti, non sono vacche da mungere, ma preziosi presidi economici e sociali, risorse fondamentali per il territorio e per l’accoglienza turistica, gioiello della provincia bellunese e dell’intera nazione. I comuni possono fare qualcosa, ma è poco: servono risorse che, se non arrivano dallo Stato, ora non stanno entrando nelle casse comunali. Bisogna che l’esecutivo ascolti chi raccoglie quotidianamente i bisogni della gente: certo che se il governo ignora il Parlamento e gestisce un’epidemia a colpi di DPCM, circolari e FAQ, le possibilità di far sentire le ragioni dei cittadini sono ristrette”.


