13.9 C
Belluno
mercoledì, Agosto 10, 2022
Home Prima Pagina Coronavirus. Intervista al dottor Giovanni Cipolotti, già responsabile del Suem 118

Coronavirus. Intervista al dottor Giovanni Cipolotti, già responsabile del Suem 118

Giovanni Cipolotti

Montagna post coronavirus, gestione della pandemia, ripartenza. Ne abbiamo parlato con il dottor Giovanni Cipolotti, medico rianimatore, anestesista, già responsabile del Suem 118 di Verona, Treviso e Belluno, oltre ad essere un appassionato della montagna.

Dottor Cipolotti, qual è la sua opinione sulla stagione turistica dei rifugi e bivacchi post-coronavirus. Potranno riaprire con le nuove regole?

La frequentazione della montagna, come peraltro tutte le attività connesse al tempo libero, non potranno desumere da alcune fondamentali regole di sicurezza personale che applichiamo dall’inizio della pandemia del Covid 19; questo comporterà un’inevitabile riorganizzazione della frequentazione di rifugi e bivacchi, in cui, fondamentalmente, andrà rispettato il distanziamento sociale e la riduzione di contatti diretti con le altre persone, soprattutto negli spazi comuni.

Gestione della pandemia. Corea del Sud, Cina e Giappone pare abbiano affrontato meglio degli altri stati l’emergenza. In Europa, il modello Italia, nel limitare i contagi, è stato seguito anche dagli altri stati. Si poteva fare di più e meglio? Vi sono stati errori che si potevano evitare a suo parere?

La gestione di una emergenza sanitaria complessa, come quella della pandemia da Covid 19, richiede l’applicazione di alcuni concetti fondamentali, che si possono così brevemente riassumere:
– Pianificazione: a livello internazionale, come in Italia, questo è stato il punto più critico; un’epidemia che si trasmette per via aerogena ha trovato molti Paesi impreparati, sia a livello di piani di intervento che di risorse materiali, e questo ha determinato una inevitabile e talvolta frenetica rincorsa dell’emergenza;
– Comando e controllo: si è spesso assistito ad una diversificazione della “catena di comando e controllo” in merito alla gestione dell’epidemia, con scambi di responsabilità operativa fra il livello locale e quello nazionale, aspetto che, in alcune realtà e nelle prime fasi dell’emergenza;, non ha indubbiamente favorito un’efficace gestione degli interventi necessari;
– Sicurezza: particolarmente importante, non solo verso i pazienti, ma anche e soprattutto per gli operatori, parecchi dei quali sono diventati inabili perché si sono contagiati, essendo potenzialmente anche veicoli di infezione verso l’esterno
– Comunicazioni: è stato un anello debole della catena: non sempre coordinata, talvolta utilizzata a fini di ritorno personale, con la diffusione di opinioni di esperti che, in alcuni casi, esponevano idee divergenti : tutto questo ha creato confusione non solo nella popolazione, ma anche all’interno del mondo della Sanità.
– Valutazione: nonostante che la diffusione iniziale nei paesi asiatici abbia determinato preoccupazione nell’ambito scientifico, e in considerazione del fatto che un virus come il COVID 19 si diffonde molto facilmente in un mondo globalizzato come il nostro, la valutazione del potenziale impatto dell’epidemia nei paesi occidentali è stata inizialmente sottostimata e lasciata al bilancio dei contagi quotidiani, sperando probabilmente che non si verificasse quel rapido ed esponenziale aumento dei casi che invece è avvenuto;
– Trattamento: trattandosi di un virus poco conosciuto, e in presenza di una quasi totale assenza di immunità da parte della popolazione, le terapie effettuate sono state fondamentalmente conservative, per contrastare la fase acuta della malattia respiratoria, con l’inizio, in molti Paesi, di studi sperimentali, che richiedono comunque tempo per ricevere un vera validazione scientifica.
Direi che le osservazioni sopra riportate possono riguardare tutti i contesti nazionali in cui l’epidemia si è diffusa; in alcuni stati Orientali, la rigida applicazioni di misure di contenimento dei contatti e l’utilizzo di tecnologie di tracciamento ha indubbiamente contribuito a ridurre la diffusione dei contagi.

Lei come vede la Fase 2 e la Fase 3 della ripartenza. Dovrà essere gestita a livello centrale, oppure ritiene che le Regioni possano ripartire a velocità diverse a seconda della situazione locale?

In considerazione del fatto che la “catena di comando”, in una pandemia come questa, deve essere chiara, è opportuno che linee guida di comportamento siano definite a livello nazionale; in ambito locale, poi, le stesse possono essere declinate sulla base della situazione epidemiologica, ma sempre considerando il fatto che, in assenza del vaccino, un ritorno alla normalità della vita di comunità è ancora lontano.

Il nemico invisibile, gli eroi, il Piano Marshall. La metafora della guerra è stata spesso usata dai media e dai leader politici. Lei cosa ne pensa?

Tutte le calamità, naturali come questa o causate dall’uomo, richiedono il ricorso a interventi speciali, soprattutto nel caso di una epidemia virale in cui la situazione era inizialmente “scompensata”, ossia le risorse necessarie erano insufficienti rispetto alle richieste di interventi sanitari; in ambito di pace, ma anche di guerra, i criteri che si devono applicare sono analoghi.
Dal punto di vista personale, credo che gli operatori della Sanità siano professionisti con il compito di garantire la salute delle persone: l’eccessivo carico emotivo scatenato dall’insorgenza della pandemia ha determinato il ricorso a questi termini eroici, dovuti anche al gravoso numero di vittime che dobbiamo piangere, frutto di un evento indubbiamente improvviso a cui eravamo poco preparati.

Si ha l’impressione che anche tra gli esperti non vi siano pareri concordi. Innanzitutto sull’origine del virus (Pipistrelli, o manipolazione) e nemmeno sul futuro del Covid-19 (Si attenuerà spontaneamente o ritornerà con virulenza come avvenne per la peste)?

La scienza non è in grado di esprimere un parere univoco, anche in considerazione del fatto che mancano evidenze che possano garantire la legittimità delle misure da adottare (in termini di terapie, prevenzione vaccinale, protezione da contesti ambientali, ecc.); il primo obiettivo da perseguire è comunque quello di opinioni scientifiche che, in mancanza di dati certi, offrano linee guida di comportamento a cui fare riferimento.

Nelle maxiemergenze come questa come dovrebbe essere la catena di comando? In Italia sono state sollevate questioni di legittimità sull’uso dei decreti. Lei vede in questo e nelle misure future di controllo (l’applicazione nei cellulari) pericoli per la democrazia?

La gestione degli incidenti maggiori, come questa pandemia, possono richiedere il ricorso a misure straordinarie, come la necessità di rimanere isolati o il tracciamento digitale: il giusto bilanciamento fra queste misure, la necessità di garantire la salute della popolazione, e il rispetto delle libertà personali devono far parte del dibattito di un paese democratico come l’Italia.

 

Share
- Advertisment -

Popolari

La fila al primo incontro del mercoledì con i cittadini del sindaco De Pellegrin

Belluno, 10 agosto 2022 - Otto cittadini e istanze varie, dalla richiesta di interventi sul territorio a dubbi di edilizia privata, alla domanda di...

Feltre. Dopo 23 edizioni cala il sipario su Voilà. Le opposizioni: ecco la prima scelta di politica culturale dell’Amministrazione Fusaro

Feltre, 10 agosto 2022 - In attesa di capire quali siano i tempi degli antichi fasti della città cui la sindaca Fusaro fa spesso riferimento,...

Abbattimenti illegali, anche un’aquila reale. Tre arresti e due denunce tra il Primiero e il Bellunese.

È stata posta a termine dal Corpo forestale del Trentino l’attività di bracconaggio di un gruppo organizzato che operava - anche con l’impiego di...

Synlab Italia acquisisce Salus e Belluno Medica

Belluno, 8 agosto 2022 – Synlab Italia, azienda leader nel settore della diagnostica medica, annuncia di aver completato l’acquisizione di due importanti società operanti...
Share