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Concessioni idroelettriche e percentuali dei canoni per Belluno. Padrin è convinto che la Regione ci assicuri il 100%

Roberto Padrin – Presidente della Provincia

«La partita delle grandi concessioni idroelettriche in scadenza nel 2029 sarà il grande obiettivo dei prossimi anni. Non è una priorità per l’immediato, visto che dovremo affrontare prima di tutto le necessità delle famiglie e delle imprese per superare lo shock economico provocato dall’emergenza coronavirus. In ogni caso, la Provincia è sul pezzo e si sta occupando anche di questo importante tema, che nei prossimi giorni approderà alla discussione in Regione. Mi auguro che si possa trovare una quadratura tale da assicurare benefici alla gente di montagna e al territorio bellunese, che sull’idroelettrico è sempre stato sfruttato. Il Vajont ce lo ricorda ogni giorno».

Così in una nota il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, relativamente alla proposta discussa alla Camera di un emendamento (avanzato nel dl “Cura Italia” dal Pd), che riapre il tema delle grandi concessioni idroelettriche; tema che nei prossimi giorni sarà discusso anche in Regione (nella seconda commissione consiliare), relativamente alla proposta di legge n. 486.

«La Provincia si è sempre dimostrata attenta alla partita delle grandi concessioni idroelettriche» continua il presidente Padrin. «Tant’è vero che l’abbiamo inserita anche nel report antispopolamento portato al ministro Boccia. Il modello ideale è quello di Trento e Bolzano, dove la gestione dell’intero capitolo idroelettrico è interamente a capo delle Province autonome, con evidente ritorno economico e anche energetico per i cittadini. Un modello che può essere perseguito grazie alla modifica del decreto legislativo 79 del 1999, con relativo passaggio, alla scadenza delle grandi concessioni, di opere, centrali, dighe e impianti alle Regioni».

La Regione del Veneto, sulla scorta di quella modifica, ha presentato una proposta di legge, la 486, di prossima discussione (mentre la Lombardia ha già approvato la norma). Su quella proposta di legge, la Provincia di Belluno è intervenuta, chiedendo una serie di emendamenti.

«In particolare, quello che prevede che al territorio bellunese arrivi il totale della quota di energia da assegnare; nell’emendamento presentato alla Camera, si indica una quota non inferiore all’80 per cento, da stabilire con successiva legge regionale, ma l’obiettivo della Provincia è arrivare al 100 per cento» continua il presidente Padrin. «Su questa specifica questione, riconosciamo l’impegno della Regione Veneto, che come ha affermato l’assessore Bottacin, è disponibile ad assicurare la percentuale massima della quota energia. Siamo quindi convinti che la Regione integrerà la proposta di legge con l’emendamento che abbiamo chiesto».

«Il riconoscimento della specificità di Belluno, provincia interamente montana confinante con Stato estero, è ben presente nella legge Delrio. E anche nel volere popolare, espresso con referendum del 22 ottobre 2017, in appoggio al referendum della Regione Veneto – conclude il presidente Padrin -. Auspichiamo dunque che entro il 2029 il tema delle grandi concessioni idroelettriche possa trovare una soluzione che va nella direzione indicata sia dalla riforma Delrio sia dai referendum. Non è una questione politica, ma di esigenza del territorio e della sua gente».

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