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Gli acconciatori di Confartigianato chiedono la riapertura. De Pizzol: “Le nostre attività hanno sempre rispettato alti standard di igiene e sicurezza”

Ivana Del Pizzol

«Siamo stati i primi a chiudere, non vorremmo essere gli ultimi a riaprire». Gli acconciatori di Confartigianato lanciano il grido d’allarme. E chiedono di poter alzare le serrande per riprendere a lavorare, con un preciso protocollo contenente tutte le misure di sicurezza idonee a garantire lavoratori e clienti.

«Le nostre attività hanno sempre dovuto rispettare alti standard di igiene e sicurezza, per effetto della normativa regionale che disciplina il settore con requisiti importanti imposti dalle Asl – afferma Ivana Del Pizzol, presidente di mestiere acconciatura di Confartigianato Belluno – che, insieme ad altri colleghi ha sollevato la questione. Già adesso gli ambienti e le superfici vengono disinfettati e sanificati; non sarebbe quindi un problema predisporre qualche ulteriore misura anti-contagio, come ad esempio il contingentamento degli ingressi e i servizi solo ed esclusivamente su appuntamento. È un problema, invece, la chiusura prolungata».

Infatti, con le misure restrittive da coronavirus la categoria dei parrucchieri, degli estetisti e di tutti i servizi legati al benessere della persona ha subito un vero e proprio shock economico, attaccata sia sul fronte dello stop sia su quello della concorrenza sleale portata dall’abusivismo.
«Le nostre risorse sono agli sgoccioli e con 600 euro, ammesso e non concesso che arrivino a tutti, sarà dura poter far fronte a un minimo di necessità – sottolinea la presidente Del Pizzol -. Adesso non sappiamo quando e come potremo riprendere a lavorare. Chiediamo di anticipare il più possibile la data di apertura e capire quando può avvenire, anche a giorni alterni. Chiediamo la creazione di un protocollo per la categoria, in modo da facilitare i controlli, consentendo alle attività di andare avanti. E misure concrete di sostegno. Siamo a terra e rischiamo di non rialzarci più».
La proposta di un protocollo dettagliato tiene conto di misure preventive (come il tampone a titolari e collaboratori) e di pratiche sia organizzative sia igienico-sanitarie. A partire dallo svolgimento delle attività esclusivamente su appuntamento (telefonico, tramite app o mail) e dalla presenza di un solo cliente per volta in area reception, spogliatoi, servizi igienici. Per le imprese maggiormente strutturate, viene proposta una turnazione dei dipendenti e la delimitazione degli spazi con applicazione sul pavimento di scotch di colore ben visibile. E ancora, l’utilizzo di postazioni alternate sia nella zona del lavaggio che nelle zone trattamenti; e la distribuzione della clientela tra gli addetti in modo tale che ciascun operatore abbia in carico un massimo di due clienti contemporaneamente qualora uno dei due sia in fase di attesa tecnica (tempo di posa del colore).
«Inderogabile l’uso della mascherina e dei guanti – aggiunge il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso -, degli occhiali protettivi per i trattamenti in cui non può essere garantita la distanza di un metro, e ovviamente l’igienizzazione delle postazioni di lavoro dopo ogni trattamento o servizio. Si tratta di misure proposte dalla categoria a livello nazionale, che implicano un aggravio di tempi e impegno da parte delle imprese, ma che il settore è più che disponibile a mettere in atto per riaprire le attività. A testimonianza anche della qualità e degli elevati standard di sicurezza che le nostre imprese del benessere della persona sono in grado di offrire; non altrettanto si può dire per gli abusivi della professione. Infatti è necessario riaprire attività regolari e in sicurezza anche per contrastare l’abusivismo pericoloso per contagio».

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