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Comparto moda in ginocchio. Zampieri: “Protraendosi l’emergenza, il calo può arrivare anche a -50%”

Vittorio Zampieri

Questa crisi è planetaria e, dopo quella petrolifera del 1973, sta mettendo in ginocchio l’intero sistema economico, sul fronte della domanda e dell’offerta, ed è molto più acuta e grave anche sul piano sociale.

Nel Terziario uno dei comparti più colpiti dall’emergenza è quello dei negozi di abbigliamento, calzature, articoli sportivi, ovvero quel Settore Moda che a livello provinciale conta centinaia di microimprese in prevalenza a conduzione familiare, le cui vetrine illuminano ed animano tutti i nostri centri abitati.

«Il disastro commerciale per queste attività – afferma Vittorio Zampieri, presidente di Federazione Moda Italia/Confcommercio Belluno – è maturato proprio all’inizio della stagione primavera-estate e, protraendosi l’emergenza, fa prevedere un calo che può arrivare a -50%: il Prodotto Moda viene ordinato in anticipo, ha validità commerciale non oltre i 3-4 mesi, dopo di che verrà stoccato a terzi a pochi euro.

Prima dei decreti di chiusura dei negozi, Federazione Moda Italia aveva avviato le trattative con il Governo per far riconsiderare le difficoltà del settore. Di recente il Presidente Renato Borghi ha ricordato che, secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio se si riaprirà a giugno il solo abbigliamento perderà 6,6 miliardi di euro. Inoltre ha chiesto al Presidente Conte attenzione e rispetto verso un settore chiave del Made in Italy, fatto di 114.813 punti vendita, attivi al 31 dicembre 2019, con 313.074 occupati in tutto il Paese.

«Da subito – continua Zampieri – i nostri negozi di moda, pure stretti tra grande distribuzione e vendite on line, avevano avviato un impegnativo percorso di digitalizzazione con investimenti tecnologici che l’emergenza potrebbe spazzare via.
Sconfitto prioritariamente il virus, si dovrà tornare a ripopolare le città, favorendo gli acquisti di vicinato e promuovendo una profonda riflessione sui valori di un mondo sempre più fisico, meno virtuale e virale.

Per tornare a città vive e animate – conclude Zampieri – il Governo dovrà pensare al comparto Moda, con le sue migliaia di piccole attività che caratterizzano i nostri centri minori, come ad un tassello socio economico e turistico fondamentale, sostenendone sopravvivenza e rinascita con ogni misura necessaria, pena a emergenza finita, il vuoto assoluto con quanto ne consegue».

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