HomeArte, Cultura, Spettacoli, ScienzaAppuntamenti, EventiVenerdì a Palazzo Piloni la presentazione del libro di Diego Cason sulla...

Venerdì a Palazzo Piloni la presentazione del libro di Diego Cason sulla tempesta Vaia

Venerdì 7 febbraio alle ore 18:00 in Sala affreschi a Palazzo Piloni, sede della Provincia, si terrà la presentazione del libro “Il monito della ninfea. Vaia, la montagna, il limite”.

Il libro scritto dal sociologo bellunese e dal ricercatore e saggista Michele Nardelli, analizza gli effetti sociali della tempesta Vaia, il suo impatto e il suo significato nei diversi versanti delle Dolomiti.

Diego Cason, sociologo

“Fare il punto sugli effetti della tempesta Vaia non è compito semplice ma è indispensabile una riflessione su questo evento straordinario mai avvenuto prima sulle Alpi orientali – scrive Diego Cason –  e, in particolare, nel territorio dolomitico. La prima considerazione da fare riguarda il significato di evento straordinario. Esso si inserisce, in modo anomalo, in una serie di eventi catastrofici di dimensione locale che normalmente si ripetono sulle Dolomiti come in tutte le altre aree alpine quando vi sono precipitazioni (piovose e nevose) rilevanti. Per questo motivo è necessario ribadire che il territorio montano è pericoloso ed esposto regolarmente ad eventi che producono danni ambientali e ai manufatti delle comunità. La tempesta Vaia si è sviluppata tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2018 ha interessato un’area che va da Baltico al Mediterraneo. È stato il 29 ottobre che il vortice depressionario, rinforzato da venti di scirocco e libeccio ha raggiunto la sua massima intensità”.

“I boschi veneti (circa 400 mila ha) sono per la metà in provincia di Belluno (circa 200 mila ha). Quasi tutti i boschi colpiti stanno in quota dove i residenti totali sono, ad esagerare, 50 mila. Di questi, coloro che vivono a contatto con i boschi in modo diretto o indiretto, che se ne occupano, non sono nemmeno 15 mila. Ciò spiega l’esiguo numero di imprese boschive (85), la quasi estinzione delle segherie (meno di 10), la riduzione a sole 2 mila imprese agricole, l’assenza di una filiera produttiva del legno (salvo qualche limitata eccezione), la vendita di quasi tutto il legname in piedi nel bosco. La maggioranza dei veneti e dei bellunesi vive lontanissima dai propri boschi e la minoranza che se ne prende cura quotidianamente e silenziosamente (a parte il rumore delle motoseghe) non ha alcuna rappresentanza – conclude il sociologo Cason –  e hanno la stessa consistenza politica degli gnomi e dei folletti”.