
Ultimo giorno del Regno Unito nell’Unione Europea. La Brexit scatta ufficialmente dalla prossima mezzanotte e ad analizzare i possibili sviluppi economici e politici, con le ricadute anche sul territorio alpino, è l’europarlamentare del Partito Popolare Europeo, Herbert Dorfmann.
«Dopo 47 anni e a quasi tre anni di distanza dal referendum, il Regno Unito saluta definitivamente l’UE: una storia che l’ha visto protagonista, anche se tra alti e bassi, dello sviluppo dell’Unione», ricorda Dorfmann.
Il distacco non sarà indolore, sia dal punto di vista economico che da quello politico: «Il Regno Unito è un grande mercato, il quarto a livello globale per il Veneto, per i prodotti manifatturieri, agricoli, vinicoli e caseari delle nostre terre alpine e dolomitiche: per i primi mesi, gli inglesi resteranno nel mercato comune europeo, ma, quando sarà ora di riscrivere le regole, la cose cambieranno. – sottolinea l’eurodeputato – Inoltre, l’uscita del Regno Unito, la seconda economia europea, avrà effetti pesanti sul bilancio dell’Unione, che a ricaduta andranno a pesare sugli interventi europei in favore dei singoli Stati membri: parliamo di 10-12 miliardi di minori entrate che avranno riflessi negativi in tutti i settori».
C’è poi la questione politica: «Dai tempi di Margaret Thatcher in poi, i rapporti tra Regno Unito e Unione Europea sono stati particolari: in questi anni, gli inglesi sono rimasti fuori dall’unione monetaria e dallo spazio Schengen, considerando l’Unione più come un grande mercato comune che una vera comunità politica. – sottolinea Dorfmann – Sono una delle poche potenze militari del continente ed erano anche il cuore “liberale” dell’Unione: la loro uscita è quindi una violenta scossa agli equilibri politici europei».
Dorfmann guarda quindi con attenzione ai prossimi sviluppi diplomatici: «Fino ad oggi, l’Unione europea è stata la voce politica dell’intero continente: tutti gli stati che non ne fanno parte sono infatti troppo piccoli per poter giocare un ruolo di primo piano a livello internazionale. – evidenzia l’europarlamentare – Da domani, però, tutto cambia; l’Europa avrà due voci: quella dell’Unione Europea e quella del Regno Unito. Si tratta di uno sviluppo senza vincitori. Anzi, peggio: se Londra dovesse uscirne vincitrice, per l‘Unione Europea sarebbe una sconfitta colossale, dalla portata tale da rimetterne in discussione l’intero progetto».


