
“Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 a costo contenuto cominciano già a mostrare le prime crepe e la tentazione di prendere i consueti binari delle grandi manifestazioni sportive del passato è sempre in agguato. Mentre corrono voci di finanziamenti milionari a favore di collegamenti sciistici tra diversi comprensori (non necessari in prospettiva Olimpiadi), la pista da bob di Cortina è avviata verso un vertiginoso aumento dei costi, 40 – 46 – 50, ma forse si potrebbe arrivare a 100 milioni di euro in quanto l’adeguamento tecnico della vecchia pista assumerà più le caratteristiche di realizzazione di una nuova pista sull’esempio di quella di Cesana (Olimpiadi di Torino 2006)”.
A dirlo è Luigino Tonus del Movimento Europa Verde Belluno.
“Come allora – prosegue Tonus – per ragioni “patriottiche” non si volle utilizzare una vicina pista già esistente su suolo francese anche oggi si sentono analoghe giustificazioni in relazione ad un possibile utilizzo di quella altrettanto vicina di Innsbruck: che caspita, sono Olimpiadi italiane! E poi vogliamo paragonare Cesana con Cortina? A Cortina i costi di realizzazione più quelli di gestione (la pista da bob è un impianto con alti costi di gestione) si giura saranno facilmente compensati, mancando quasi i praticanti di tale sport, con i benefici di frotte di temerari turisti disposti a versare qualsiasi cifra per provare l’ebbrezza di una adrenalinica discesa.
Questo sentimento nazionalistico (o forse sovranista?) oltre che gravare sulle nostre già indebitate spalle di cittadini italiani non tiene minimamente in conto decenni di progetti europei e milioni di euro spesi quasi esclusivamente per rafforzare il concetto di amicizia e collaborazione transfrontaliera e per valorizzare le peculiarità di valli diverse e confinanti. Lasciamo pertanto ad Innsbruck ed alla sua pista la specialità del bob come allo stesso modo vengono valorizzate le particolarità della Val di Fiemme con il suo trampolino o della Valle di Anterselva con il suo impianto di biathlon.
Cortina d’Ampezzo è speciale e specializzata nello sci alpino, si tenga stretta questa specializzazione e lasci che i 50, 100 o quanti milioni di euro ancora non si sa della pista da bob vengano investiti nelle valli vicine per renderle turisticamente più belle ed attraenti sviluppando nuove attività turistiche invernali più sostenibili. La montagna bellunese tutta colga l’occasione delle Olimpiadi per riflettere ed investire nella prospettiva di un adattamento del turismo invernale ai cambiamenti climatici che non si possono negare né si possono al momento fermare. Al limite i milioni di euro della pista da bob vengano spesi nella difesa del fragile territorio bellunese sempre più intaccato nella sua sicurezza idrogeologica e viabilistica.
Si tenga sempre presente la solenne promessa fatta in particolare alle giovani generazioni in sede di candidatura: i giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre, fonte di ispirazione per cambiare la vita delle generazioni future!
Nonostante l’antico legame sentimentale con questo sport lasciamo il bob agli amici di Innsbruck e, nel nome di una collaborazione transfrontaliera sempre da rinvigorire, chiediamo in cambio all’Austria di offrirci esempi ed esperienze su come fare turismo invernale – conclude Tonus – più sostenibile da affiancare all’offerta delle attuali attrezzature sciistiche. Si Dolomiti patrimonio Unesco, no Dolomiti montagne russe”!


