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No alle bombe nucleari Usa in Italia * di Maurizio Acerbo e Roberto Criscitiello

Le 50 bombe nucleari statunitensi stoccate nella base di Incirlik (Turchia) dovrebbero essere trasferite ad Aviano, nella omonima base aerea, ed immagazzinate insieme agli ordigni già presenti. Era una notizia già trapelata e rilanciata da Bloomberg che riporta dichiarazioni del generale in pensione Charles Chuck Wald che parla chiaramente di “urgente bisogno di ricollocazione”.

L’Italia è già il paese europeo con più armi nucleari americane e ben due basi. Con lo stoccaggio di quasi un centinaio di bombe nucleari, la base aerea di Aviano (e con essa l’Italia) diventerebbe la prima in Europa per numero di ordigni nucleari custoditi. Una palese contraddizione rispetto all’articolo 11 della Costituzione – “L’Italia ripudia la guerra” – e la nostra adesione al trattato di non proliferazione nucleare (TPN).

La notizia non sembra avere destato l’interesse di nessuno nel governo, nell’opposizione di destra e nemmeno nella regione Friuli Venezia Giulia governata da presunti sovranisti. Nessuno ha chiesto spiegazioni. Dall’estrema destra ai 5stelle, passando per il PD, i “bisogni” militari degli Stati Uniti sono sempre ossequiosamente serviti anche a costo di trascinare tutto il Paese in una guerra fredda 2.0 che i nostri alleati rilanciano dai tempi in cui finì la prima.

Già dal 2014 è disponibile uno studio del governo austriaco (consultabile qui) che simula una esplosione nucleare da 250 kilotoni nella base di Aviano. La simulazione registra 240 mila vittime che potrebbero ridursi ad 82 mila se la popolazione fosse “sheltered”, ossia dotata di appositi rifugi contro il fallout atomico. Cosa dobbiamo fare? Costruire rifugi anti-atomici aspettando che la simulazione diventi realtà?

La giunta Fedriga e tutto il consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia prendano una posizione chiara e netta sulla questione e si attivino per informare la popolazione sui devastanti rischi correlati alla presenza di ordigni nucleari sul territorio regionale. Il governo italiano neghi preventivamente la disponibilità ad ospitare nuovi ordigni nucleari e si sbarazzi in tempi brevi di quelli già presenti! Cessino gli addestramenti al bombardamento nucleare dei piloti militari italiani in ambito Nato e si cancelli l’acquisizione degliF35 (cacciabombardieri abilitati al “first strike” nucleare). Si rendano pubblici gli accordi bilaterali (mantenuti segreti dal 1954) che regolano la presenza militare statunitense sul territorio nazionale come primo passo per un loro definitivo superamento.

Alle porte del 2020, l’Italia può e deve uscire dal regime di sovranità limitata in cui si trova dalla fine della seconda guerra mondiale; può e deve uscire dalla stessa Nato, la più obsoleta ed aggressiva organizzazione militare al mondo. Questo Paese deve ritornare al futuro e muovere passi concreti verso il disarmo, la pace e la cooperazione. Rilanciamo la mobilitazione per il disarmo nucleare!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista–Sinistra Europea

Roberto Criscitiello, segretario regionale FVG Rifondazione Comunista–Sinistra Europea

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