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Classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore. Roffarè: “Serve una nuova idea di montagna”

“Il crollo dal quarto al 51esimo posto della classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore certifica ciò che tutti sapevamo da tempo, ovvero lo spopolamento dei nostri paesi, la denatalità e la fuga dei nostri giovani”. Commenta così Rudy Roffarè, segretario generale aggiunto della Cisl Belluno Treviso la pessima performance della città di Belluno nella classifica annuale del Sole 24 Ore.

Rudy Roffarè, segretario generale aggiunto Cisl Belluno Treviso

“Come sindacato, ci occupiamo del tema da tanti anni – afferma Roffarè -. Quasi inascoltati, ancora negli anni ‘80 pensavamo al progetto montagna, poi ripreso da Sergio Reolon. In questi anni, attraverso la contrattazione con i Comuni, siamo riusciti a incidere nelle scelte sociali, sapendo tuttavia che le risorse economiche dei sindaci sono ben poca cosa rispetto al necessario. Ma da questa contrattazione è nata una politica più attenta alle famiglie con redditi bassi, attraverso la riduzione di tariffe e tasse, e al sociale, tramite assistenza e cohousing. Allo stesso tempo, abbiamo lanciato il fondo Welfare Dolomiti in cui crediamo tantissimo”.

“Lo spopolamento – prosegue Roffarè – è il sintomo di qualcosa di più profondo. La perdita di servizi nel territorio e un’inefficace programmazione territoriale si uniscono a una politica nazionale che in questi decenni non ha saputo impostare politiche industriali, investimenti in infrastrutture, scuole, sanità, e riforme su fisco, evasione fiscale e welfare. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil hanno fatto una settimana di mobilitazioni a Roma e a Belluno, in cui ad essere protagonisti erano, e sono, le nostre idee, proposte al governo, indipendentemente dai colori politici”.

“Il rilancio del territorio bellunese e la lotta allo spopolamento – spiega il segretario generale aggiunto della Cisl territoriale – devono passare attraverso una nuova idea di montagna basata sullo sviluppo del territorio attraverso una crescita sostenibile, l’uso di una economia circolare, di un turismo innovativo, dello sviluppo della manifattura ad alto valore aggiunto, con la valorizzazione delle attività agro-silvo-pastorali, il recupero del patrimonio edilizio e l’incremento dell’imprenditoria femminile e giovanile. Per fare questo serve una strategia chiara. Il territorio si deve dotare di un piano strategico, una pianificazione collegiale delle politiche industriali, energetiche, sociali, turistiche e ambientali che coinvolga la politica, le associazioni e le istituzioni per dare vita a un vero progetto: Montagna 4.0”.

“Belluno non è un territorio svantaggiato – conclude Roffarè -, siamo semplicemente un’area differente e piena di risorse e possiamo avere una ricchezza straordinaria, ma soprattutto, in un’epoca in cui la vita ha assunto ritmi frenetici, modelli invivibili, la montagna può tornare ad essere un esempio, un piacere di vivere. Quindi, la montagna non come marginalità, non come periferia, non come area svantaggiata, ma come modello alternativo di vita e sviluppo. A patto di costruire, insieme, un progetto condiviso”.

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