Belluno, 13 dicembre 2019 – E’ stato presentato questa mattina a Palazzo Piloni lo studio elaborato dalla Provincia basato sui dati ufficiali dell’Istat.
La Provincia di Belluno presenta una superficie territoriale di 3.610,20 km2 , con una densità abitativa di 56 abitanti/km2. La situazione demografica appare sempre più preoccupante perché, mentre in passato l’ammontare della popolazione si è mantenuto costante, il numero dei residenti ha cominciato a diminuire a partire dal 2008 anno in cui la crisi economica ha cominciato a farsi sentire, sino a scendere sotto i 203.000 abitanti nel 2018.
L’indice di vecchiaia (che è il rapporto tra la popolazione di più di 65 anni e i residenti di età tra 0 e 14 anni) è cresciuto sino a superare la soglia di duecento e questa significa che vi sono più di 2 residenti over 64 per ogni ragazzo di età compresa tra 0 e 14 anni.
In Provincia di Belluno l’indice di vecchiaia è 228,3, mentre in Veneto è 172,1 e in Italia è 173,1.
Questo squilibrio della struttura della popolazione è ancora più evidente quando si vanno ad esaminare i tassi di natalità e mortalità riscontrati negli ultimi 12 anni.
Il tasso di natalità è diminuito e il tasso di mortalità è leggermente cresciuto nel tempo e questo contribuisce ulteriormente a sbilanciare la struttura della popolazione gonfiando sempre più le classi over 64. Anche in passato la Provincia di Belluno presentava già un numero di anziani maggiore rispetto ai valori registrati nella Regione Veneto e una tendenza allo spopolamento delle aree più lontane dalle direttrici principali dei trasporti ma l’entità era minore.
In Provincia di Belluno il tasso di natalità 2018 è 6,2 e il tasso di mortalità è 12,3. In Veneto il tasso di natalità 2018 è 7,2 e il tasso di mortalità è 10,0. In Italia il tasso di natalità 2018 è 7,3 e il tasso di mortalità è 10,5.
Questi problemi già presenti si sono accentuati a partire dal 2008 e con il perdurare della crisi economica hanno assunto contorni e valori preoccupanti perché si è aggiunta la “fuga” delle classi produttive e fertili che, fortemente scolarizzati, non trovano sbocchi adeguati sul territorio accentuando così la perdita di capitale sociale della Provincia. La diminuzione delle classi d’età 25-34 ha la sua influenza anche sugli indicatori del mercato del lavoro
La progressiva diminuzione della natalità comporta che col passare degli anni escono dal mondo produttivo le generazioni più numerose e vi entrano quelle meno numerose, con il risultato che diminuisce la popolazione complessiva.
Questo fenomeno riveste particolare importanza perché non ha rimedi immediati e comporta delle conseguenze che possono risultare pesanti per il territorio. Cosa succederà quando in molti Comuni si scenderà sotto la soglia che permette ad alimentari, ed altre attività di servizio di sopravvivere, ovviamente chiuderanno. Anche i servizi da quelli socio-sanitari a quelli pubblici subiranno anch’essi una contrazione con conseguenze facilmente immaginabili per il territorio ed i loro, sempre più anziani, abitanti.
Sulla base di una proiezione a 5 anni della popolazione provinciale effettuate partendo dai dati messi a disposizione dall’Istat a partire dal 2008 fino al 2017 ed assumendo tre ipotesi alternative relative all’andamento di natalità, mortalità e flussi migratori. basata su 3 ipotesi, si sono ottenuti tre scenari che si basano sulle seguenti tre ipotesi:
Ipotesi A: si sono utilizzati i tassi medi di natalità, mortalità e migratorio calcolati come media dei rispettivi tassi rilevati negli ultimi 10 anni disponibili (2009-2018)
Ipotesi B: si sono utilizzati i tassi medi di natalità, mortalità e migratorio calcolati come media dei rispettivi tassi rilevati negli ultimi 5 anni disponibili (2014-2018)
Ipotesi C: presupponendo un saldo migratorio nullo si sono utilizzati i tassi medi di natalità e mortalità calcolati come media dei rispettivi tassi rilevati negli ultimi 5 anni disponibili (2014-2018).
Gli scenari presentati si basano principalmente su generazioni già nate, e quindi risultano altamente probabili. Con la conseguenza che in tutte e tre le ipotesi, tra cinque anni la popolazione provinciale scenderà sotto la soglia dei 200.000 abitanti.


