Il Natale è la Festa dei bambini e delle famiglie ed è normale che il centro città si adorni di luci fantasmagoriche, decorazioni, alberi natalizi e proponga iniziative per attirare l’attenzione di bellunesi e turisti. Tutto giusto e lecito, purché si rispetti l’ambiente e non gli si arrechi danno, come invece è avvenuto nel giardino storico di Piazza dei Martiri, dove, su due aiuole del giardino di fronte a Porta Dante, per allestire il mercatino di Natale, è stata costruita una pedana in legno sotto la quale è stato steso uno strato di ghiaia e pietrisco a grave danno del manto erboso.

Ci si domanda tra l’altro, come e quando il Comune provvederà al doveroso ripristino delle aiuole incaricando personale competente?
La critica e l’interrogativo è di Italia Nostra Belluno, che così prosegue: “A quanto pare solo noi e qualche cittadino sensibile ha notato il danno evidente che è stato causato al povero giardino di Piazza dei Martiri. E desta meraviglia che questo intervento sia stato approvato dal Comune, in violazione di quanto prescritto dalla Carta italiana dei giardini storici e dal Piano Regolatore del Comune di Belluno – Disposizioni relative alla cura del verde, 10.4 Giardini di interesse storico-paesaggistico, che dice: “Ogni intervento da attuare nei giardini, siano essi privati o pubblici, che rivestono interesse storico, paesaggistico, ambientale deve essere mirato alla conservazione e/o al ripristino delle originarie caratteristiche e l’intervento dovrà essere progettato da tecnico competente”. Norme queste totalmente ignorate dalla Convenzione che il Comune e il Consorzio Belluno Centro Storico hanno stipulato per l’organizzazione del mercatino di Natale”.

“Agli Uffici competenti del Comune – sottolinea Italia Nostra Belluno – non sarebbe dovuto sfuggire che il Giardino di Piazza dei Martiri è catalogato come giardino storico dallo stesso Piano Regolatore. A tal proposito si ricorda che il giardino fu realizzato ai primi del ‘900 nello spazio libero posto all’esterno delle grandi mura medioevali. Nel 1928 l’architetto Alberto Alpago Novello gli diede un’impostazione geometrica per valorizzarne le viste prospettiche
che dall’area della grande fontana centrale si potevano scorgere verso i palazzi più rilevanti presenti nelle quinte della Piazza; vennero studiati con cura anche l’ubicazione, la forma e la natura delle piante che dovevano arredare il giardino, tenendo conto delle dimensioni delle alberature e degli effetti estetici delle aree libere e piene.
In virtù di tutto questo, riteniamo che si sarebbe potuto valutare meglio l’intervento, per esempio distribuendo le casette sul marciapiede davanti al Liston, come al solito, oppure magari dislocandole a gruppi in altre aree
centrali altrettanto suggestive.
Si precisa che Italia Nostra non è contraria alle casette di Natale, anzi le trova di gran lunga più eleganti e adatte alla città delle indecorose baracche e dei tendoni con annessi tavoli che spesso vengono posizionati nel “salotto buono” di Belluno.
E’ veramente triste – conclude la nota dell’Associazione – constatare come anche Belluno stia perdendo la memoria di sé. Il centro si svuota di abitanti, e intanto la città è bersaglio di innumerevoli progetti che per “salvarla dallo spopolamento” ne uccidono la diversità e la appiattiscono sulla monocultura di una “modernità” standardizzata.
Proprio come più volte affermato dallo storico dell’arte Salvatore Settis: Le città storiche sono insidiate dalla resa a una falsa modernità, dallo spopolamento, dall’oblio di sé”.
