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Autonomia. Rendere obbligatori i provvedimenti per colmare il divario tra le aree del Paese. Lo chiede De Menech al ministro Boccia in commissione federalismo

Roger De Menech, deputato Pd

Roma, 13 Novembre 2019  –  «Mantenere una visione generale, far partecipare al processo in corso tutte le Regioni e rendere operativi i provvedimenti per colmare il divario tra le aree in ritardo di sviluppo e le zone più ricche, non solo tra nord e sud, ma anche all’interno delle medesime regioni». L’intervento del deputato veneto Roger De Menech in Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale durante l’audizione del ministro Francesco Boccia sottolinea la necessità di proseguire nel percorso tracciato con la bozza di legge quadro presentata nei giorni scorsi e assicurare che tutte le Regioni diano un proprio contributo, «altrimenti è chiaro che non otterremo alcun risultato».

De Menech ha apprezzato la trasparenza del ministro e la capacità di trasformare le parole in atti giuridici: «siamo di fronte a un cambio radicale rispetto al passato, ricordo che abbiamo atteso inutilmente per 18 mesi la trasmissione di bozze mai arrivate ufficialmente. Non è solo una questione formale perché una delle riforme più importanti degli ultimi 30 anni non può essere basata sulle parole o animare discussioni astratte su atti giuridici che non ci sono».

«Tengo a ribadire la necessità della visione generale», ha affermato De Menech, «che dovrà consentire al Parlamento prima e alle Regioni poi di raggiungere il risultato finale, cioè l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione. Il ministro ha spiegato che gli obiettivi dell’autonomia sono la riduzione del contenzioso tra Stato e Regioni e una nuova regolazione dei rapporti tra regioni, province e comuni anche per rendere cogente il rapporto di sussidiarietà tra le varie articolazioni dello Stato. È un punto fondamentale della riforma, perché l’autonomia vera non è spostare centralismi, ma dare responsabilità ai territori in base alle competenze e ho chiesto al ministro come fare per rendere cogente questo aspetto».

È l’unica strada per evitare gli squilibri nella spesa pubblica che si sono determinati negli ultimi decenni dove, ha ricordato Boccia, sono le città e le aree metropolitane a drenare la maggior parte degli investimenti e della spesa, aggravando così il ritardo delle aree meno sviluppate e innescando fenomeni di spopolamento e carenza di servizi.

Sulle infrastrutture, ha fatto l’esempio De Menech, «finora c’è stata la buona volontà del Parlamento di investire qualcosa nelle zone a fallimento di mercato, dalla Sicilia al Veneto. Ma ora chiediamo che ci siano dei criteri per cui tutti i territori e soprattutto ogni cittadino venga trattato in maniera eguale e si possano così ridurre i divari».

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