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La scelta di Danilo Pagliaro, 20 anni con la Legione Straniera. Successo a Farra d’Alpago alla serata organizzata dai Parà della Folgore

E’ in servizio da oltre 20 anni con la Legione Straniera, il leggendario Corpo di élite dell’Esercito francese che ha la sua sede a Aubagne. Danilo Pagliaro, classe 1957, veneziano di nascita, padre finanziere, madre insegnante, ha vissuto la sua giovinezza a Trieste dove ha fatto il servizio militare come radiotelescriventista per 18 mesi in Marina. In Polizia non l’hanno voluto perché secondo il medico che lo visitò aveva le “vene varicose”. Così a 36 anni si arruola nella Legione Straniera, superando tutti gli esami e le prove fisiche di idoneità e gli viene dato il nome di Pedro Perrini.

“Ho qualche cicatrice, qualche buco, ma posso assicurarvi che le mie vene non sono varicose nemmeno oggi, a 62 anni” dichiara il brigadier-chef Pagliaro (corrispondente al grado di caporalmaggiore), a un pubblico di un’ottantina di persone che sabato 9 novembre lo hanno applaudito nella palestra comunale di Farra d’Alpago, nell’incontro moderato dal giornalista Nicola Maccagnan, organizzato dalla Sezione paracadutisti dell’Alpago con il patrocinio del Comune dell’Alpago. Durante la serata Pagliaro, autore di due libri autobiografici (“Mai avere paura” e “La scelta, la mia vita nella Legione Straniera”), ha più volte messo in risalto il forte spirito di Corpo che lega i legionari, il senso di appartenenza e di uguaglianza. Che tu sia bianco, nero, giallo, cristiano o musulmano, poco importa – ha sottolineato Pagliaro – la ‘tariffa’ ossia la regola, la punizione in caso di violazione al regolamento, è uguale per tutti. A questo proposito Pagliaro racconta alcuni aneddoti bizzarri. Come le due settimane di punizione comminate a Kalinka, il labrador equiparato a un legionario, che si era sdraiato senza completare l’addestramento quotidiano. Stessa cosa a un mulo e a un pesce dell’acquario che si era mangiato gli altri coinquilini. “Non c’è discriminazione di razza umana o canina tra legionari – scherza Pagliaro -.

C’è un altra curiosità che caratterizza e differenzia la Legione sul regolamento rispetto a quello dell’Esercito francese. Due clausole. “E’ vietato portare il muso. Fai un bel sorriso e vai! Anche perché ci sono 6 milioni di disoccupati in Francia – racconta Pagliaro – e noi siamo immigrati regolari con uno stipendio e una futura pensione e dunque non è ammesso che un legionario porti il muso perché non gradisce un ordine! L’altra clausola del regolamento è la punizione accessoria perché uno è ‘troppo coglione’. Faccio un esempio. Una sera durante una missione all’estero, con due miei commilitoni siamo usciti dalla base senza autorizzazioni siamo andati nel centro più vicino e ci siamo ubriacati. Al rientro uno dei tre non è più riuscito a scavalcare la recinzione, tanto era sbronzo ed è entrato per la porta principale barcollando. Ebbene, oltre alla punizione di rito ha dovuto scontare una settimana in più, appunto per essere stato ‘troppo coglione’. Due clausole che ritengo bellissime”.

In Legione il Natale si passa insieme, indipendentemente dalla religione. La sera della vigilia il capitano chiama per nome i suoi uomini e consegna loro un regalo suo e un altro da parte del colonnello. Oggi, la mia famiglia è ancora la Legione”. Tutti i legionari parlano francese. Tutti devono essere in grado marciare per 80 km. La formula di giuramento del legionario infatti, prescrive: “avrai la costante preoccupazione della tua forma fisica”. Soldati, insomma, ai quali vengono richieste preparazione e capacità fisiche fuori del comune, ed è questa la ragione per la quale le donne nemmeno oggi sono ammesse nella Legione Straniera. Non è discriminazione, ma solo selezione, “un legionario in assetto di guerra deve essere in grado di portare con sé un carico medio che va dai 60 agli 80 chili, il 18enne come il 60enne, e nella Legione non vi sono reparti di servizi o sussistenza, tutti sono operativi con disponibilità 24 ore su 24. “Da noi non esiste politica o sindacato – precisa Pagliaro – l’ordine viene sempre eseguito”.

Nel raccontare episodi della sua vita militare, Pagliaro non scende mai nei dettagli di sangue, salvo dichiarare di aver visto scene terrificanti che nemmeno Dario Argento nei suoi horror avrebbe mai immaginato. “Quando dovevamo entrare in un orfanotrofio a mettere in salvo i bimbi tenuti in ostaggio – racconta – abbiamo dovuto ‘pulire’ tutto” ossia eliminare senza esitazioni i terroristi. “E vi assicuro che non ho mai avuto incubi per azioni come queste”.

Sui vari sentito dire che avvolge ancor oggi la Legione Pagliaro mette ordine. Non è vero, almeno oggi, che un delinquente può arruolarsi senza che gli sia chiesto nulla. A chi si presenta viene chiesto un passaporto per essere identificato, se ha commesso crimini di sangue, sesso o droga non può diventare legionario. Sono tollerate pendenze di carattere amministrativo, tasse non pagate, alimenti all’ex coniuge ecc. Anche sul trattamento economico del legionario Pagliaro chiarisce ogni dubbio. “Nel mio caso, un brigadier-chef anziano percepisce uno stipendio di 1.670 euro mensili che diventano poco meno di 3.100 in zona di guerra. A 55 anni sei in pensione, ma il generale comandante può chiedere al legionario di restare. Nel mio caso, essendo subacqueo con esperienza, specialità richiesta mi è stato chiesto di restare, ma ogni anno devo superare le prove di idoneità. In Legione non si è mai in servizio permanente, chi non è idoneo deve andarsene”.

Sollecitato dalle domande del moderatore, Pagliaro svela anche di aver conseguito due lauree negli atenei francesi, una in lettere e l’altra in lingue con un master in corso in storia medievale che concluderà nella prossima primavera. Non basta. Pagliaro ha fondato anche una scuola di immersione in Francia dove organizza corsi per subacquei. Pagliaro ha molta stima di alcuni Corpi militari italiani, come i paracadutisti e gli alpini, a dimostrazione del suo legame indissolubile con la Patria. Infatti, quando a seguito di una ferita in combattimento rifiuta la cittadinanza francese, prevista per il “sangue versato”, viene convocato dal ministro della difesa francese in persona dinanzi al quale si giustifica con le seguenti parole: “Il culo l’ho dato alla Legione, ma il mio cuore ce l’ho in Italia”. “Se allora avessi accettato – conclude Pagliaro – avrei dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana”.

Roberto De Nart

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