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Esercizi di vicinato. Confcommercio Belluno: «Siamo tutti Cooperativa di Cirvoi»  

Bar Cooperativa di Cirvoi – Belluno

«Il negozio di alimentari della Cooperativa di Cirvoi, gestito da Maria Antoniazzi, è oggi l’emblema del valore socio economico degli esercizi di vicinato nel nostro territorio. Se ne sentirà la mancanza quando non ce ne saranno più… tutto ciò grazie a politiche amministrative e strategiche che per decenni non hanno tenuto in minima considerazione l’importanza delle botteghe e dei locali pubblici nelle frazioni».

Queste le parole di Sandro Lavanda, presidente del Gruppo Alimentaristi di Confcommercio Belluno e delegato comunale di Borgo Valbelluna a commento della bella iniziativa che vede coinvolta l’intera comunità di Cirvoi.

«In questa iniziativa rilevo due dati importanti: il primo che vede coinvolte le nuove generazioni, il secondo che finalmente chi abita nelle frazioni inizia a percepire come tangibile l’utilità di un servizio di vicinato per mantenere in vita le stesse comunità. Anni fa lanciammo lo slogan “Negozi BelluneSì – La spesa in valle, il paese vive”, quanto mai oggi d’attualità. L’iniziativa di Cirvoi ci spinge ad insistere sui valori della socialità, della comodità, della sostenibilità del territorio e di politiche volte alla salvaguardia dello stesso e dei suoi presìdi economici».

Sul tema interviene lo stesso presidente di Confcommercio Belluno Paolo Doglioni che sostiene come «dalla nostra parte dobbiamo avere amministratori locali, rappresentanti regionali, parlamentari ed esponenti di governo; è una battaglia che non possiamo combattere da soli ma che necessita di una forte convergenza di vedute e di strategie tali da pensare a soluzioni concrete a favore della permanenza dei servizi primari nei paesi. Penso ad esempio a politiche fiscali e del lavoro ad hoc per le microimprese del settore commerciale quali i piccoli negozi di alimentari e non o ad esempio bar e panifici».

Nei mesi scorsi il Gruppo Alimentaristi di Confcommercio Belluno è uscito pubblicamente proprio su queste tematiche nella convinzione che qualcosa si possa ancora fare per la salvaguardia del tessuto economico locale.
«Abbiamo incontrato vari Sindaci proponendo ad esempio due filoni di intervento» afferma Lavanda. «Il primo sul fronte della programmazione del territorio e delle aree commerciali, il secondo sul fronte del reperimento di risorse di bilancio per sostenere le piccole attività dei paesi con aiuti per “piccole” spese o investimenti. Una prassi che è dimostrato stia funzionando in varie realtà che l’hanno praticata: da Longarone all’Alpago, da Sovramonte ad Alano. Ribadisco ancora una volta: i costi sociali necessari a coprire l’assenza di presìdi di vicinato saranno ben superiori ai costi per sostenerli con strategie ben mirate».

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