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I soldi della contessa, sabato alla Libreria Tarantola di Belluno la presentazione del libro

Sabato 5 ottobre ore 18.30 alla Libreria Tarantola di Belluno, si terrà la presentazione del libro “I soldi della contessa” di Roberto De Nart, giornalista, fondatore del quotidiano on line Bellunopress.

Condurrà la serata Alessia Trentin, giornalista.

Il libro, tratto dagli atti processuali della Corte d’Appello di Belluno del 1950 e depositati all’Archivio di Stato di Venezia, racconta gli ultimi anni di vita di Marta Kusch, tedesca di cittadinanza americana, conosciuta da tutti come “la contessa” per la sua relazione sentimentale con il conte Borgoncelli, titolare della ditta Aices di Pedavena, che eseguiva i lavori di fortificazione per conto della Todt nel Feltrino. L’assassinio della Kusch, avvenuto a Pedavena a guerra finita, sarebbe rimasto sepolto nell’oblio, se qualche anno dopo la fine della guerra, la cognata Erminia Reja Kusch non avesse inoltrato un esposto alla Questura di Belluno per avere giustizia. Le indagini di carabinieri e polizia portano subito alla denuncia di cinque partigiani, esecutori materiali del delitto. Un’indagine patrimoniale ordinata dai magistrati accerterà che i cinque poveri erano e poveri rimasero. Ma le indagini si limitarono ai soli esecutori, non già ai mandanti, ossia quelli che effettivamente si arricchirono. Dagli oltre 400 documenti esce un profilo assolutamente pulito di Marta Kusch, uccisa al solo scopo di impossessarsi dei soldi. Ed erano molti i soldi nella sua disponibilità, che servivano a pagare gli 800 operai della Aices. Quattro milioni è la cifra ufficiale che ricorre nei documenti. Ma è quello che dicono gli imputati. Secondo la ricostruzione dell’autore, i soldi sottratti alla Contessa furono circa 10 milioni di lire del 1945, pari a circa un milione di euro di oggi. Secondo voce di popolo, invece, i soldi erano molti di più, si parla di miliardi transitati dall’Italia nelle banche svizzere e poi in Venezuela.
Il 20 novembre del ‘50 inizia il processo nell’aula della Corte d’Assise di Belluno, che si chiuderà con la scarcerazione degli imputati in forza della cosiddetta “Amnistia Togliatti”, che prevedeva la non punibilità per fatti di guerra accaduti tra l’8 settembre del 1943 e il 18 giugno del 1946. Ma quell’omicidio, con la guerra, non aveva nulla a che fare.

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