
“Abbiamo organizzato una conferenza stampa per informare i cittadini su un metodo efficace per distruggere i Pfas, elaborato da ricercatori e professori dell’università di Padova. Nulla di segreto, tutto alla luce del sole, comunicato nei dettagli, senza alcun uso politico, solo informazione per i cittadini veneti, preoccupati per il loro territorio gravemente avvelenato”.
Lo precisa Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Veneto.
“L’assessore Bottacin – prosegue Erika Baldin – non solo ci ha accusati di volerlo scavalcare, ma – come ritorsione – ha annunciato di voler punire i ricercatori, bloccando il loro lavoro, accendendo una polemica su un presunto accordo di riservatezza tra ricercatori e Regione, che la stessa Università di Padova, oggi, nega sia mai esistito. Anzi, poiché il resto del finanziamento viene dai fondi europei, la massima diffusione è perfino obbligatoria.
Forse Bottacin ha letto poco e male i documenti che lui stesso ha firmato.
Ora però vogliamo dire a voce alta che informare migliaia di persone la cui salute è stata messa a rischio, dei possibili rimedi contro il disastroso avvelenamento da pfas, non è e non può essere terreno di scontro politico e di rivendicazione di meriti. Trovare insieme un rimedio all’avvelenamento di terreni e acque e comunicarlo dovrebbe essere motivo di orgoglio per tutti.
Se la Regione ha dato il suo contributo a uno studio che sta portando a risultati importanti, farlo sapere ai veneti è una scorrettezza istituzionale? Non scherziamo.
I cittadini hanno il diritto di sapere se i loro soldi vengono usati in modo efficace per difendere la loro salute.
Noi per primi abbiamo puntualizzato che su questi temi nessuno deve mettere un cappello politico, ma ora – davanti alla reazione rabbiosa dell’assessore Bottacin – ci sorge qualche sospetto.
Bottacin minaccia i ricercatori dell’Università non solo di sospendere i finanziamenti alla loro utilissima opera, ma addirittura di farsi restituire i finanziamenti erogati fino ad ora.
Insomma, vuole punire i ricercatori per aver “parlato” e così punisce i veneti minacciati nella loro salute, fermando la ricerca.
Infine – conclude Baldin – un’ultima osservazione: I nostri giovani laureati se ne vanno dalla Regione. Quei pochi che restano e si impegnano per il bene del territorio, sono patrimonio di noi tutti, non pedine da manovrare e punire se non fanno gli interessi di chi è al potere”.
