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martedì, Maggio 21, 2024
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Crac banche. Dal 22 agosto via alle domande dei truffati per l’indennizzo al 30%. L’elemosina tombale di marchio Giallo-Verde è in tavola. La piattaforma Consap mostra le prime difficoltà di funzionamento

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del terzo decreto, viene fissata la data e il periodo utile per presentare le domande d’indennizzo all’omologo Fondo per i Risparmiatori FIR. Finalmente, la prima fase può dirsi conclusa.

Nell’epoca delle fakes news ovvero dei fatti annunciati ma che non accadono, la memoria corre al Vicepremier Di Maio allorquando nel palasport di Vicenza affollato da tanti traditi nei loro risparmi l’8 febbraio, affermò solennemente “entro una settimana avrete il decreto ed erogheremo i soldi”. La settimana dopo a Treviso lo show è replicato dall’altro contraente il Governo autoliquidatosi, Matteo Salvini “Se il Ministro non scrive il decreto, lo scrivo io”. Il mese di febbraio, freddino ma bello, poiché c’è il Carnevale è trascorso del tutto inutilmente, come la primavera e buona parte dell’estate.

Oggi, con il decreto apparso in GU alla stregua della colomba estratta dal cappello del mago Tria, non consegue alcuna “erogazione”. Per i “soldi in tasca” occorrerà aspettare la chiusura delle richieste, i famosi 180 giorni che portano il termine finale ai festeggiamenti in balli e mascherate del 2020. In quaresima, ci sarà la fase dell’impegno contabile, quella della liquidazione e quindi il trasferimento al conto corrente del cittadino-danneggiato. Il 30% di 15.000,00 € persi, ovvero 5.000,00 € piuttosto che 9.000, 00 € per 30.000,00 € andati in fumo, saranno riscossi nella prossima estate, ma senza alcuna rivalutazione economica. Cosi vollero i leghisti ed i pentastellati, sordi a qualsiasi proposta di modifica della disciplina a tutt’oggi vigente.

La tempistica, presumibilmente, risulta scandita dall’inciso del DM laddove afferma che è “data precedenza ai pagamenti di importo non superiore a 50.000 euro”. Di conseguenza questi, non potranno che seguire la conclusione dell’iter di valutazione di tutte le richieste pervenute a Roma e solamente -dopo- la processione, pardon il procedimento, potrà andare avanti.

Mi chiede Agostino, “si doveva proprio aspettare anche questo atto? Ma, non si poteva fare prima?” Fatta la conta ed esclusa la legge di bilancio 2019, questo è il quarto. Potrebbe essercene anche un quinto, quello che offre la possibilità di accedere al FIR per tutti coloro che hanno un patrimonio mobiliare fino a 200mila €. Se l’Unione Europea darà il suo assenso spetterà al Governo in carica, assumere la decisione. In questo caso, l’atto servirà unicamente a far slittare in avanti il termine finale di presentazione delle istanze, poiché alle new entry deve essere dato lo stesso periodo di tempo dei truffati che si attivano dal corrente mese.

Venendo al secondo quesito, la risposta è affermativa. In effetti il Parlamento unanimemente aveva dato una chance al Governo indicandogli la strada da seguire in agosto dell’anno scorso, bastava adottare entro ottobre un (dicasi uno) decreto attuativo della precedente legge 205/2017 che arrivava a ristorare fino al 100% del danno patito. Come è noto, i Giallo-Verdi hanno scelto e il 30% e di occupare il tempo dell’anno di grazia 2019 con 4 decreti, seppur scaglionati in sequenza temporale differenziata. Questione di feeling verso i truffati. Con la medesima empatia con il popolo degli azzerati, la somma percepita alla fine della fiera dal cittadino-danneggiato rimane nella percentuale nota, ed è (sarà) tombale nel senso che null’altro potrà essere erogato dallo Stato tramite il FIR. Del resto, al di là di qualche guitto politico, azzeccagarbugli od infine capopopolo di periferia, sia i leghisti che i grillini assemblati al governo sul punto hanno dimostrato una granitica compattezza. Hanno, sempre e fermamente, respinto ogni tentativo di abrogare il termine “forfetario” con “a titolo di acconto” o “quale anticipo”; fatti accaduti nelle aule parlamentari a settembre 2018 e giugno 2019.

Il provvedimento in questione lascia aperto un quesito di piccolo dettaglio. L’attuale stanziamento quota 525 milioni da distribuire, che probabilmente non saranno erogati quest’anno. Il buon senso ed anche le norme votate, indicano che questi dovrebbero essere destinati al FIR. Però, la telenovela del rimborso registra un precedente negativo. I 25 milioni della c.d. “legge Baretta” spesi nel 2018 serviti per pagare gli 859 casi di lodi decisi dall’arbitro delle controversie finanziarie (ACF), sono stati usati solo in parte. La ragion si deve al fatto che essendo già in vigore l’obolo Giallo-Verde nella misura del 30% rispetto a quanto riconosciuto dall’arbitro, i parsimoniosi governanti hanno risparmiato sulla pelle degli azzerati ben 14 milioni di €; che – guarda caso- non sono stati aggiunti alla dotazione del FIR 2019. I truffati, come disse quel tizio, stiano sereni loro sono nel cuore e nella mente dei leghisti e dei pentastellati. In tema, visti i precedenti, possono dormire sonni tranquilli, troveranno sempre uno o più sottosegretari che daranno “ampie rassicurazioni che i soldi non spesi nel 2019 saranno non solo mantenuti, ma andranno ad aumentare la dotazione del FIR per il 2020”. Il teatrino mediatico, da par suo, come l’intendenza di Napoleone “suivrà” , vale a dire seguirà ed amplificherà il verbo.

In questi primi giorni di inserimento di dati, qualcheduno si è già lamentato del cattivo funzionamento della tanto attesa piattaforma tecnologica. I più penseranno, siamo solo all’inizio poi le cose si sistemeranno. È auspicabile che ciò avvenga in tempi brevi. Vero è che la Consap avrebbe dovuto attivare già dai primi di luglio, un servizio interattivo di domande e risposte tra il cittadino-truffato che chiede lumi e la società che risponde sugli interrogativi sottoposti. I quesiti avrebbero potuto essere inclusi, come in tutti i siti, nella categoria F.A.Q. ovvero le domande più frequenti consultabili da chiunque.
Nello specifico, le spiegazioni avrebbero dovuto interessare tutta la documentazione e la modulistica richiesta per l’indennizzo. Se il servizio fosse stato attivato, ciò avrebbe già consentito un primo test dal vivo sia delle modalità applicative sia della validità del software sottostante le operazioni burocratiche da svolgere. Per la cronaca, Consap è retribuita con 12 milione e mezzo sottratti ai risarcimenti erogati dal FIR. Partendo adesso, in forte ritardo, risulta acclarato che la società fatta in casa dal MEF, non ha fornito nei tempi scanditi dall’art. 10 comma 1 decreto dell’11 giugno, le prestazioni cui era obbligata. Come sempre e se i disagi informatici continueranno, qualche responsabile di associazione avrà già fissato un appuntamento a Roma per “saperne di più e sollecitare la soluzione dei problemi”, avendo cura di pubblicizzare, appena tornato dalla capitale, un apposito video divulgativo su internet. Forse a luglio, oltre alle assemblee di spiegazione ai truffati dell’art. 4 “istanza e documentazione”, sarebbe stato utile almeno una denuncia pubblica delle prestazioni già pagate a Consap, ma non rese fruibili on line.

Infine, che una società interamente pubblica fortemente criticata dalla Corte dei conti per il costo eccessivo delle funzioni affidate rispetto alla genericità delle stesse, risulti confermata nell’affidamento di ulteriori incarichi e che nessuno abbia avuto nulla da recriminare, rinvia alla consueta motivazione affatto plausibile “noi non siamo un Paese normale”.

Enzo De Biasi

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