
È notizia di ieri (giovedì 22 agosto) la segnalazione della presenza di 4 persone che hanno scelto lo scalo ferroviario di Polpet (Ponte nelle Alpi), quale loro ricovero notturno.
Sono evidenti per tutti le implicazioni che questa situazione comporta, sia sotto il punto di vista del decoro, per la struttura, per la sua corretta funzione e fruizione, ma anche per le stesse persone che lì dormono, le quali, evidentemente, non possono godere di dignitose condizioni di igiene.
L’onorevole di Fratelli d’Italia Luca de Carlo, forte dell’esperienza, quale sindaco, alla stazione di Calalzo, risolta grazie alla sua vigorosa pressione su Trenitalia, ha già evidenziato che, solitamente, chi pernotta in questi luoghi o è straniero senza dimora, che necessita, dunque, di altra collocazione, sino all’eventuale rimpatrio, o è qualcuno che, talvolta anche in modo violento, cerca di estorcere ai fruitori delle ferrovie danaro, per cui è necessario richiedere l’intervento della forza pubblica, oppure sono persone italiane in difficoltà che necessitano di essere aiutate attraverso un apposito Piano per combattere la povertà.
“La questione vera, però – sottolinea Alessandro Farina, Responsabile provinciale della Consulta Forze Armate e Sicurezza di Fratelli d’Italia Belluno-Dolomiti – sta nel comprendere come possa accadere che delle persone dormano in un luogo che, come evidenziato dal cartello esposto all’ingresso della struttura, dovrebbe essere chiuso dalle ore 23 alle 5.30 della mattina. Alla chiusura, si presume si controlli che i locali siano vuoti. All’apertura è legittimo immaginare che qualcuno controlli la corretta fruibilità degli spazi. Rimane, dunque, evidentemente aperto il tema del presidio delle stazioni ferroviarie e del loro corretto utilizzo.”.
La situazione di Polpet non è unica: “Anche quella dell’Alpago, in stato fatiscente e di abbandono, non è una cartolina di benvenuto per i turisti – continua Farina – e quella di Cadola-Paiane, di cui non si conosce il destino, non è certo un esempio di virtuosa gestione.”.
Alessandro Farina, che è membro della Commissione Diritti Civili e Politiche di Genere del comune di Ponte nelle Alpi, ha preso l’impegno di monitorare la situazione e, certo di una proficua collaborazione con le Forze dell’Ordine, che hanno preso in carico la vicenda, intende stimolare con forza il Comune di Ponte nelle Alpi, affinché quanto successo non si ripeta ma, soprattutto, perché gli scali ferroviari ricadenti nel bacino del Comune abbiano una sorte migliore. Magari come quello di Calalzo di Cadore, che verrà riqualificata da Trenitalia, con un investimento di 8 milioni di euro.
