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Oltre le Vette 2019. Il rapporto con la roccia, fra sacro e profano. Quest’anno la mostra “Stele” dello scultore valdostano Donato Savin, “divinità che salgono verso il cielo”

Da vent’anni Oltre le Vette è l’appuntamento internazionale che riunisce le sette anime della montagna: la Natura, l’Avventura, il Viaggio, la Frontiera, il Silenzio, l’Introspezione, la Condivisione. Selezioniamo ogni anno il meglio dei libri, del cinema, della musica, dell’arte. La manifestazione è promossa da Comune di Belluno e dalla Fondazione Teatri delle Dolomiti.

Nell’edizione di quest’anno si parlerà del rapporto con la roccia, fra sacro e profano, con la mostra “Stele” dello scultore valdostano Donato Savin, “divinità che salgono verso il cielo”.

Sono enormi pietre, ma anche evocazioni di divinità ancestrali, donne remote con lunghi abiti austeri, soldati persiani da Le Mille e una Notte. Le 20 stele di Donato Savin – che verranno esposte nel cortile di Palazzo Fulcis a Belluno dal 4 ottobre al 3 novembre, grazie alla collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, hanno il potere di evocare l’antico e il contemporaneo, senza bisogno della mano trasformante dell’uomo.

Non è vero che la roccia è sempre uguale: se la osserviamo con attenzione e pazienza, la scopriamo cangiante. Le opere di Savin sono monoliti di rocce metamorfiche segnate nella loro diversità da millenni di eventi meteorologici, da flora e piccola fauna, che le hanno “dipinte” d’oro, di zaffiro, di rubino, di smeraldo. La mano dell’artista, quasi impercettibilmente ne sa accentuare i caratteri, definendo meglio un volto, un piede, una spalla. Il risultato sono delle presenze, figure rocciose che si innalzano al cielo, capaci di evocare a noi contemporanei un cenno di natura senza tempo.

Toccare la roccia, aggrapparsi ad essa, anche quando non si vede, essendo ricoperta di ghiaccio, il più illusorio dei solidi. È un’esperienza unica, di cui parlerà Anna Torretta, pluri-campionessa italiana di Arrampicata su Ghiaccio. Dal 2008 Anna gira il mondo alla ricerca delle cascate di ghiaccio nei luoghi più remoti della terra. Le stessa scrive di cercare “la montagna che non c’è”. Finora l’ha trovata sulle Alpi, in Norvegia, in Islanda, in Slovenia, in Romania, ma anche in Tibet, Nepal, Afghanistan, Cile, Patagonia Argentina, Russia.
A salire la montagna senza vederla, ma in un altro senso, è anche Simone Salvagnin, campione paralimpico nazionale di arrampicata sportiva. Simone ha quasi perso del tutto la vista per una malattia degenerativa, ma il legame con la montagna è più forte e ammirarlo salire è un’esperienza incredibile.

 

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