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Crac banche. Con la conversione del Decreto-legge art. 36 sarà liquidato in primavera 2020 il 30% del danno subito, a fronte della promessa fatta di corrispondere il 100%  * di Enzo De Biasi

Pubblichiamo la prima parte dell’articolo a firma del dottor Enzo De Biasi, dello staff tecnico di Codacons Veneto. Seguirà nei prossimi giorni la seconda parte dell’intervento.

Enzo De Biasi

Ho incontrato nel fine settimana il cittadino truffato Agostino residente a Treviso colpito dalla disgrazia di essere stato azzerato nei risparmi di una vita depositati presso Veneto Banca, l’ho trovato inviperito e molto infuriato nei confronti del Governo in carica.
Il fatto è che dopo le promesse fatte in campagna elettorale dai 5 stelle di essere risarcito per il 100% del danno subito, avrà un 30% onnicomprensivo e tombale, senza neppure la possibilità di rivolgersi ad un giudice per ottenere il 70% mancante. Così è stabilito nell’art. 36 del Decreto-legge, convertito da ultimo al Senato il 27 giugno 2019 avendo il Governo posto la questione di fiducia.
Chissà come si sentiranno e cosa proveranno ora i 200 mila cittadini veneti, truffati, azzerati ed ingannati una seconda volta dagli stessi partiti massicciamente votati a inizio marzo 2018. Rispetto alla promessa di un risarcimento al 100%, il risultato finale avrebbe potuto essere differente del miserevole obolo di stato che sarà percepito nel prossimo anno? Certo che sì.

Arrivati a luglio 2019 è bene mettere in fila i fatti, affinché ognuno capisca davvero cosa è successo e sta succedendo, evitando di cullarsi in irragionevoli aspettative e di conseguenza patire cocenti delusioni.
Dopo lo tsunami finanziario che ha colpito il sistema creditizio territoriale dissolvendo più i 7 miliardi di risparmio, il Governo precedente aveva posto in sicurezza i depositi bancari anche quelli oltre i 100 mila €, decine di migliaia di posti di lavoro dei dipendenti e garantito la continuità del credito soprattutto verso il tessuto produttivo locale. L’operazione era stata resa possibile da un accordo intervenuto con un primario Istituto di Credito Nazionale (Banco Intesa San Paolo), dietro esborso di soldi pubblici per 5 miliardi e 200 milioni. Operazione aspramente criticata e fortemente contestata dalle opposizioni del tempo, ma risolutiva per evitare il peggio.
La coalizione di Centro Sinistra guidata dal Partito Democratico anche per questa scelta, pagherà uno scotto pesante alle consultazioni elettorali di primavera 2018. Infatti attualmente, per volontà dell’elettorato, è collocata all’opposizione e non alla guida del Paese.

Prima del “sciogliete le righe, si va al voto” il Governo Gentiloni, pressato in questa direzione anche dalle associazioni dei risparmiatori, presenta nella finanziaria per l’anno 2018 una serie di commi (1106-1109 dell’art. 1 legge nr. 205/2017) che affrontano la questione dei risparmiatori “truffati” dalle banche territoriali. Tali norme puntano a ridare la possibilità di ristorare i soldi perduti fino al 100%, individuano un arbitro per le contestazioni giudiziarie (ANAC), attivano un fondo dotato di una disponibilità di 25 milioni per 4 anni, ovvero 100 milioni, stabiliscono che per gli aspetti operativi se ne occuperà un decreto attuativo da adottarsi entro il 31 marzo 2018. Tale disciplina è votata con il favore di tutti i gruppi politici ed in sede UE nulla hanno da criticare, anche se per la prima volta è stato deciso di rimborsare gli azionisti/piccoli risparmiatori.

Un problema merita di essere chiarito, il riferimento è alla scarsità della dotazione finanziaria ritenuta insufficiente.
Bene! Dell’esistenza e della consistenza dei soldi depositati nei conti dormienti incassati dal Tesoro pari a fine 2017 a circa 1 miliardo e 500 milioni tutte le forze politiche ed in particolare i 5 stelle che avevano sollevato l’argomento con apposita interpellanza a settembre dello stesso anno, erano a conoscenza. Perché in sede di approvazione della finanziaria, legge 205/2017, non hanno presentato emendamenti rivolti ad accrescere il Fondo Ristoro? Agli atti non c’è nulla né dei pentastellati né tantomeno della Lega. Vero è che non essendo ancora scaduta la prescrizione legale per l’utilizzo integrale dei “soldi dimenticati” l’operazione non era percorribile a dicembre 2017, mentre lo sarà nel 2018 come puntualmente accaduto. Nulla di più, nulla di meno, altro che l’incessante litania ripetuta da esponenti governativi e di maggioranza da un anno e mezzo in tutti i media ed in tutte le salse, “Noi abbiamo trovato i soldi, quelli di prima NO”.
Il merito non appartiene ad alcuna forza politica, dato che la provvista in cassa derivava da soldi di cittadini privati che li avevano “regalati” allo stato il quale, trascorsi altri 10 anni dall’avvenuto versamento a cura della filiera creditizia/assicurativa/postale, li può destinare alle vittime da “reato finanziario” (legge nr. 266/2005 art.1 commi 343 e seguenti). Della serie, il nipote trova nello studio del nonno defunto infilati nelle prime 10 pagine di un libro 10 bigliettoni da 100 €; gioisce della scoperta, prende i soldi ed inizia a spenderli per le sue esigenze.

Ecco, entro marzo 2018 così doveva procedere sia l’esecutivo in uscita sia, tanto più successivamente quello giallo verde operativo dal 1 del giugno scorso. L’unica scelta opportuna che si sarebbe dovuta realizzare, era quella di cominciare a ristorare i truffati dalle banche. Va da sé che questo inciso vale in un Paese normale, ma noi non lo siamo.
Piuttosto che procedere celermente nella pubblicazione del Decreto Attuativo in Gazzetta Ufficiale, i 5 stelle chiesero all’esecutivo Gentiloni di sospendere la decisione. Dissero i Grillini “Spetta a noi che abbiamo vinto decidere cosa fare e noi faremo di meglio”. Comitati locali, soprattutto di matrice vicentina, appoggiarono visceralmente questa soluzione di rinvio a futuri correttivi. Errato è stato anche l’accoglimento da parte del PD di un’indebita ingerenza dei “nuovi comandanti”, dato che bastava un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri senza ulteriori pareri di chicchessia!
Il buon senso avrebbe dovuto consigliare l’esatto contrario, ma così non è avvenuto per ignavia degli uni e protervia degli altri.

Tralasciamo l’incontro avuto da una delegazione di azzerati il 24 maggio 2018 con il Prof. Avv.to G. Conte, premier incaricato, il quale assicurò gli astanti “ il vostro problema, sarà uno dei primi che affronterò”, per arrivare al voto unanime prima in Commissione e successivamente nell’aula del Senato in agosto dell’anno scorso da parte di tutti i gruppi parlamentari (5 stelle e Lega inclusi) che convennero sull’esigenza di recuperare il tempo inutilmente trascorso spostando la data del Decreto Attuativo dal 31 marzo, oramai sorpassata, al 31 ottobre. La proposta venne avanzata per primo da un senatore veneziano, Andrea Ferrazzi (PD).

Appena resa pubblica la notizia, un sottosegretario veneto al MEF già sindaco ebbe a dire ai quattro venti, “ Quello che è successo al Senato è una vittoria di Pirro, noi cambieremo “ Se il Governo penta leghista non avesse smentito la propria maggioranza parlamentare, a luglio 2019 i soldi per i truffati sarebbero già stati accreditati a ciascun “danneggiato”. Ma il Governo in carica non ha voluto.
Infatti Il 5 settembre alla Camera, in occasione di una conversione in legge di un atto afferente proroghe di termini da rispettare, il Decreto Attuativo è – un’altra volta – spostato al 31 gennaio 2019 inserendo nel testo dei paletti: rimborso fino ad una percentuale massima del 30% e il limite massime del rimborsabile 100 mila €. La cosa stupefacente è che le stesse persone ed associazioni (tranne qualche eccezione) che avevano duramente contrastato nelle piazze, nelle televisioni, nei giornali, tali criteri selettivi durante la campagna elettorale di qualche mese prima, erano tutti contenti, plaudenti e gaudenti pur sapendo di ricevere un 70 % in meno. Misteri della fascinazione per il nuovo che avanza! O banalmente piuttosto di niente, meglio piuttosto. La sensazione è che molti non sono affatto consapevoli che questo sarà solamente l’esordio della loro defatigante attesa, che dura da anni e che permane ancora oggi.

L’unica nota positiva di queste norme settembrine, è stato l’incarico dato ad ACF/Consob di valutare e liquidare le richieste avanzate da qualche centinaio di risparmiatori verso le banche venete, rimasti inevase a causa della sospensione dell’attività creditizia generata dell’avvenuta liquidazione coatta amministrativa a fine giugno 2017. I dati di questo buon lavoro, li esamineremo nella seconda parte.
La legge di bilancio per il 2019 nr. 145/2018 non muta sostanzialmente il quadro fin qui delineato, peraltro peggiorato al Senato nella qualità dei commi approvati alla Camera (ex art. 38 ddl 1334/2018) considerato che nella formulazione – da ultimo – dettata dal Governo Giallo Verde il prodotto finale (emendamento nr. 1/9000), viola le regole vigenti coniate dall’ Unione Europea.

Per altri aspetti, la finanziaria in corso d’esercizio, mantiene riconferma l’impegno di assumere il Decreto Attuativo entro il 31 gennaio ed inserisce nelle poste di bilancio a disposizione del Fondo Indennizzo Risparmiatori, cosi rinominato perché alle orecchie giallo verdi suona meglio di Fondo Ristoro Risparmiatori, il tesoretto a suo tempo accertato a fine 2017. In pratica non essendoci più il rischio che qualche legittimo proprietario o erede rivendichi la paternità del conto dormiente del nonno, i soldi “donati allo Stato” ora in pancia al Tesoro sono utilizzabili. Su questo argomento, la Corte dei Conti ha avuto da ridire in termini benevoli al fine di accelerare gli indennizzi a favore dei cittadini vittime di reato finanziario.

Giunti a questo punto, sorvoliamo sulle comparizioni dei due Capi Popolo/Partito/Vice Premier, Di Maio a febbraio a Vicenza davanti ad oltre mille truffati “entro questa settimana, ci sarà il decreto e saranno erogati i rimborsi”, quindi Salvini a Treviso, “se il Ministro dell’Economia non scrive il decreto, lo scrivo io”, strappando entrambi ed in ciascuna situazione applausi scroscianti a scena aperta, tipo quelli che si sentono e vedono nei talk show televisivi.

Più attenzione merita il confronto con Bruxelles, dove nei primi mesi dell’anno il Governo in ritardo (come da consuetudine) con la promulgazione del tanto atteso Decreto, tenta di addossare la colpa all’Europa. A fugare ogni dubbio è la stessa Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager che incontrando diverse delegazioni di truffati, ripete sempre la medesima novella “La percentuale del ristoro la stabilisce il Governo Italiano, da parte nostra nessuna preclusione ad un rimborso più cospicuo per i truffati, importante è osservare il rispetto delle regole comunitarie”. Proprio perché è l’Esecutivo della Trasparenza, il Governo ricevute le richieste di poter accedere alla corrispondenza tra Italia ed UE, nega l’accesso agli atti compiendo un ennesimo sfregio istituzionale verso gli eletti dal popolo, segnatamente i deputati Brunetta e Zanettin di Forza Italia ed il senatore Ferrazzi del PD che -semplicemente – cercano di adempiere le loro funzioni ispettive e di controllo sull’operato dell’esecutivo.
In realtà tutto questo serve per mascherare la bocciatura – facilmente prevedibile – delle norme non rispettose dei criteri europei approvate con la legge di bilancio di pochi mesi prima.

Occorre metterci una pezza. Ecco che, in data 30 aprile il Consiglio dei ministri inserisce nel “Decreto Crescita” anche l’art. 36, volto a ridefinire l’intervento pro-truffati attivando un sistema binario di accesso al F.I.R. Una via definita, a torto, semplificata quasi semi-automatica per il risparmiatore con reddito IRPEF sotto 35.000,00 € per il 2018 oppure un patrimonio mobiliare di meno di 100.000,00 € , mentre per i restanti varrà una valutazione delle domande presentate al fine di verificare se c’è stata “violazione massiva” ovvero rispetto dell’obbligo di informazione, correttezza, diligenza e buona fede nella vendita da parte della banca degli strumenti finanziari in relazione al profilo del risparmiatore.

L’art. 36 e la successiva conversione in legge hanno portato via altri due mesi, che potevano essere tranquillamente evitati. Chi oggi regge la res publica si adopera non per affrontare i problemi, nel caso di specie vicenda truffati in sala d’attesa da oltre un anno, quanto per sfidare le altre componenti del quadro istituzionale – a partire dall’Europa – dimenticandosi che governare significa: conoscere, decidere, risolvere.

In assenza di contenuti pregnanti, in piena campagna elettorale per le europee e mancando di rispetto agli organi legislativi chiamati nel frattempo chiamati ad esaminare l’argomento FIR e dintorni, un sottosegretario al MEF in quota ai 5 stelle, non ha trovato di meglio che anticipare in data 11 maggio uno dei tre decreti ministeriali che dovranno regolare nel dettaglio tutte le operazioni necessarie. Per la cronaca detto provvedimento (che sarebbe dovuto uscire subito dopo l’annuncio governativo) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 giugno. In entrambi i casi i media hanno valorizzato la notizia e le associazioni hanno iniziato a prendere conoscenza della farraginosità delle procedure fissate per accedere alla richiesta di indennizzo. Gli organi di informazione, chi di più chi di meno, hanno posto in evidenza che per far partire concretamente il fondo indennizzi occorrerà nominare una Commissione Tecnica (ad oggi inesistente) composta di 9 persone che dovrà dettare le linee guida e che sarà supportata nei propri lavori da una società a totale partecipazione del MEF, la Consap, destinataria di un corrispettivo pari a 12 milioni e 500 mila pescati dal FIR.

A tal proposito in data 18 giugno 2019, la Corte dei conti ha invitato il MEF che non ha ancora provveduto nonostante le leggi nr. 205/2017 e nr. 145/2018, “a corrispondere somme a titolo di indennizzo nei confronti dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie”, contemporaneamente a riflettere sulla modalità di utilizzo del Fondo Conti Dormienti evitando le criticità rilevate poiché bloccato in termini eccessivamente stringenti – nel rifondere il danno patito ai truffati dalle banche, a causa dell’osservanza pedissequa delle scadenze di prescrizione per le richieste di rimborso da parte dei titolari dei conti stessi. Con l’occasione ha criticato l’affidamento del servizio di rimborso affidato alla Consap ritenuto eccessivamente costoso, rispetto alle funzioni effettivamente svolte. L’osservazione del tutto condivisibile è la seguente“ Appare singolare che, in un contesto sempre più caratterizzato dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, il Mef non sia stato in grado di reperire personale competente nell’ambito della propria dotazione organica, ma abbia affidato l’incarico di gestione dei fondi dormienti ad un ente strumentale che è costato, limitatamente alla voce “costo del personale” – solo per l’anno 2017 -, circa 700.024 euro (per l’anno 2018 è stato preventivato un costo analogo), senza considerare gli ulteriori oneri e le spese di funzionamento degli interventi, per un totale complessivo pari a 1.157.001,84 euro che hanno gravato sul Fondo” ovvero sul Fondo Conti Dormienti che è la fonte d’acqua che alimenta il Fondo Indennizzo Risparmiatori.

In altre parole, avete personale vostro già pagato con i soldi del contribuente, perché non farlo lavorare e ricorrere invece alle prestazioni di terzi? Ecco di fronte a questa annotazione il Governo sedicente del Cambiamento aggiunge sul piatto Consap un’altra decina di milioni per garantire la segreteria tecnica e la piattaforma informatica, a parte rimangono da pagare i componenti della Commissione il cui costo complessivo è già stato quantificato in 3 milioni e 600 mila euro per tre anni, ovviamente detratti dal FIR. Il meccanismo di funzionamento pro-truffati, versanti costi, ammonta a 16 milioni e 100 mila, rigorosamente non distribuibili agli azzerati (of course) oltre alla quota parte dell’apparato ministeriale già in conto paga dell’erario statale.

Da ultimo, ma non affatto meno importante, è il terzo decreto che dovrà stabilire una questione di dettaglio ma della massima importanza. Trattasi di decidere con atto ufficiale da quale giorno del corrente anno si potranno presentare le richieste e quale sarà l’ultimo giorno utile. Va subito detto che per la legge vigente, tra un termine e l’altro dovranno intercorrere 180 giorni, ad oggi il provvedimento non è apparso in Gazzetta Ufficiale. Più giorni decorrono senza apparizione dell’atto, più tardi cominceranno ad essere esaminate le domande dei richiedenti. Trattandosi di decine di migliaia di situazioni l’iter ipotizzando una partenza a gennaio/febbraio 2020 potrà concludersi verso aprile/maggio con l’individuazione dei beneficiari, quindi si passerà alla fase della liquidazione del quanto spettante e saremo già ad un anno data da oggi. Marzo 2018 /giugno 2020, due anni e tre mesi per ristorare ciò che poteva già essere stato liquidato da tempo. La data finale non può tener conto di eventuali complicazioni, sempre in agguato, durante il percorso verso la meta ovvero il “netto in tasca al cittadino- danneggiato”.

02 luglio 2019 Enzo De Biasi- staff tecnico Codacons Veneto

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