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lunedì, Marzo 8, 2021
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La Regione mette in crisi la sanità bellunese. La preoccupazione dei consiglieri del Gruppo sanità del Comune di Belluno

Estrema preoccupazione sul futuro della sanità della provincia di Belluno viene sottolineata da parte dei consiglieri del Comune di Belluno, facenti parte del gruppo sanità, alla luce della bozza delle schede sanitarie ospedaliere in discussione in questi giorni in commissione V^ a Venezia.

La revisione delle schede sanitarie era stata chiesta a gran voce da tutto il Consiglio Comunale di Belluno all’unanimità, con l’astensione della lega, nel corso dell’ultimo consiglio comunale di venerdì 12 aprile in cui veniva richiesto che venissero attivati e potenziati quei servizi essenziali per tutelare la salute dei cittadini di questa provincia “disagiata” per le sue caratteristiche sia di estensione che di territorio montano.

Servizi essenziali soprattutto per gestire le emergenze sanitarie che sono la vera sfida che questo territorio complesso deve affrontare quotidianamente e senza i quali viene messa a repentaglio la vita dei residenti di questa provincia.
Servizi come la presenza neurochirurgica 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, la radiologia interventistica h 24, l’emodinamica h 24 così come il potenziamento della rete delle urgenze ed emergenze fra gli ospedali di rete di questa provincia che vede anche nella attivazione del volo notturno dell’elicottero del SUEM uno dei suoi punti cardine, segno di sviluppo e di crescita della consapevolezza dell’ emergenza, ma che sembra essere ancora un progetto chiuso nei cassetti dei politici della regione nonostante il SUEM bellunese sia stato il precursore nella gestione delle emergenze sanitarie in Veneto, e non solo, ed ora rappresenti il fanalino di coda nello sviluppo di questo servizio essenziale per la salute dei cittadini, così come lo è ad esempio la rete delle emergenze emorragiche digestive, rete ormai da tempo efficiente ed efficace ma che rischia di essere vanificata dalla riduzione dei posti letto della gastroenterologia nell’ospedale di riferimento provinciale come riportato nelle schede sanitarie regionali. Tutti servizi la cui presenza garantirebbe comunque la regola della cosiddetta “Golden Hour” e cioè del tempo entro il quale l’intervento di un medico esperto può salvare una vita. E questo solo per citare alcune delle criticità più evidenti nella programmazione delle nuove schede sanitarie

Ebbene, di tutte queste richieste legittime, volute dalla popolazione, come è stato sottolineato nella conferenza dei sindaci, non ne è stata presa in considerazione nessuna relegando la sanità di questa provincia ad una sanità di serie B. Fa comodo infatti giustificare certe scelte con l’applicazione del decreto Balduzzi DM 70 che prevede che determinate strutture possano essere attivate solo in presenza di una popolazione pari a 2-3 volte i residenti della provincia di Belluno ma ci si dimentica troppo spesso che il territorio della nostra provincia proprio per le sue caratteristiche ha diritto ad un occhio di riguardo, cosa che peraltro dovrebbe garantire, come riportato sul piano sanitario regionale, la regione stessa.
Peraltro, in un momento in cui la carenza di medici sembra essere uno dei mali della sanità attuale, privare questa provincia di questi servizi essenziali che rappresentano un elemento fondamentale per far restare al passo coi tempi la sanità di questa provincia, vuol dire non rendere più appetibile la sanità di questo territorio per giovani medici che hanno voglia di crescere riportando indietro al passato, in tempi in cui l’urgenza e l’emergenza sanitaria era una parola poco conosciuta.

I consiglieri del Comune di Belluno condividono le preoccupazioni riguardo al futuro della sanità di questa provincia, già espresse da molte parti diverse, e ritengono essenziale ribadire con forza la necessità di rivedere le schede sanitarie regionali convinti del fatto che l’obbiettivo sia quello di garantire ai residenti di questa provincia una sanità al passo coi tempi e soprattutto non delocalizzata.

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