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Mini naja. De Menech: “Approvati i percorsi di formazione, ma mancano le risorse”

Roger De Menech, deputato Pd

Roma, 28 marzo 2019 _ La Camera dei deputati ha approvato ieri il progetto di legge che prevede percorsi formativi in ambito militare per i giovani tra i 18 e i 22 anni. «È un passo in avanti verso dal punto di vista culturale, sociale e di coesione nazionale. Tuttavia si è persa l’opportunità di indirizzare il progetto verso l’integrazione della difesa in ambito europeo e del sistema di protezione civile italiano», afferma Roger De Menech, vice presidente della commissione Difesa della Camera.

Lo scopo dell’iniziativa è offrire l’opportunità di conoscere direttamente, attraverso un periodo di permanenza di almeno sei mesi nelle Forze armate non retribuito, i valori, la disciplina, la storia e la specificità dell’ordinamento militare. Il percorso, approvato in via sperimentale prevede tre fasi: corsi di studio in modalità e-learning; permanenza presso le strutture formative, operative e addestrative delle Forze armate e dell’Arma dei carabinieri, comprese le scuole e le accademie militari; forme di apprendimento pratico. Al termine del periodo ai partecipanti verranno riconosciuti fino a 12 crediti formativi universitari.

«Abbiamo votato a favore del progetto di legge», dice De Menech, «anche se permangono una serie di carenze, notando contraddizioni e fragilità della misura. Crediamo, infatti, sia importante ampliare l’offerta formativa proposta facendo conoscere i principali profili operativi e giuridici della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace; i temi della cooperazione civile-militare; gli ambiti normativi e procedurali vigenti in materia di Difesa civile e militare; la protezione civile e la pianificazione civile d’emergenza. Questo perché continuiamo a credere che i nostri giovani debbano conoscere e approfondire anche l’aspetto imprescindibile del servizio che le nostre Forze Armate rendono nel mondo per portare pace e democrazia ovunque ve ne sia bisogno. Inoltre, nell’ottica dell’integrazione dei sistemi europei, avevamo proposto di prevedere un’offerta di conoscenza anche in questo campo, per consolidare il progetto di difesa comune».

Il problema principale, più volte sottolineato dai vertici militari e che purtroppo resta irrisolto, continua il vice presidente, è «il distacco da una visione generale sulle politiche di rafforzamento e di adeguamento ai nuovi impegni della difesa nazionale e dei corpi militari. Con la recente legge di bilancio, abbiamo registrato una riduzione delle risorse indirizzate allo sviluppo e alla qualificazione dei corpi e delle relative infrastrutture. Al comparto della difesa nel suo complesso verranno tagliate risorse nei prossimi anni per più di 500 milioni di euro, mentre si gonfiano a dismisura altre spese come, ad esempio, quelle per il funzionamento della Presidenza del Consiglio. Il provvedimento risulta privo quindi delle risorse necessarie: si è infatti virato anche per questo, sul carattere sperimentale dei progetti di percorso formativo fino al 2020, essenzialmente per ovviare a questa mancanza di risorse e, conseguentemente, di sistematicità. Resta il fatto che, in questa situazione di incertezza e scarsità di risorse, è forte il rischio che la legge non produca i risultati attesi».

 

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