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I discorsi ufficiali del sindaco Massaro, del presidente della Provincia Padrin e del presidente della Repubblica Mattarella

Belluno, 12 marzo 2019  –  Ecco i testi ufficiali degli interventi al teatro Comunale di Belluno nel corso della visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Intervento del sindaco di Belluno Jacopo Massaro

Stimato Presidente,

ho l’immeritato onore non solo di accoglierla, ma, nel farlo, di preservare nel tempo la memoria del tributo che tanti bellunesi, qui e all’estero, per guerra o per emigrazione, hanno versato al proprio Paese.
E’ con sentimenti di sincera gratitudine e di profondo orgoglio che Le porgo il saluto dei Cittadini di Belluno.

Il sentimento di gratitudine Le è rivolto perché – a distanza di 16 anni dalla visita del Presidente Ciampi – il massimo garante della nostra Costituzione torna a Belluno. E per noi nulla può essere più gradito: la nostra Città è Medaglia d’oro per la lotta di liberazione dall’oppressore nazista e, proprio per tale circostanza, particolarmente affezionata alla carta costituzionale e alle Istituzioni repubblicane.

Il sentimento di orgoglio è legato alla nostra natura di gente di montagna: siamo abituati a rifuggire dalla ostentazione, siamo miti d’animo perché rispettosi del prossimo, e ci siamo rimboccati le maniche in ogni occasione, lavorando per la nostra e l’altrui Comunità, nelle tragiche circostanze: sia che fossero originate degli eventi meteorologici – come avvenuto lo scorso ottobre -, sia che fossero il risultato della mano dell’uomo, nel passato e purtroppo anche recentemente.
E non possiamo che essere orgogliosi, dunque, di ospitare tra noi un Presidente esempio di mitezza d’animo, di silenziosa laboriosità e di impegno per le Istituzioni, che rappresentano la Comunità. Una persona che nel nostro piccolo sentiamo tanto assomigliarci, pur partendo da terre a noi geograficamente tanto lontane.

Qui fuori ad aspettarla – e qui sul palco – ha incontrato tanti bambini e tanti ragazzi.
Belluno è esempio di una Comunità inclusiva ed incline a lavorare per il futuro, che non considera i propri giovani “cittadini di domani”, bensì protagonisti di oggi: hanno diritti, legittime aspettative, ma anche doveri e responsabilità.
Sono il nostro orgoglio e il centro della nostra attenzione. Li abbiamo voluti protagonisti di questa sua visita, affinché conoscano il Capo dello Stato di cui fanno parte e ne colgano la solennità nel rappresentarci e tutelarci tutti, indistintamente. A loro affidiamo la nostra Città, la nostra Europa e le nostre Istituzioni, ma anche la rielaborazione dei nostri errori, passati e presenti, affinché, ancor meglio di noi, costruiscano il proprio futuro.
E la Sua presenza ci aiuta immensamente proprio in questo, imprimendo in loro un indelebile ricordo dell’importanza delle nostre Istituzioni, della nostra Carta costituzionale e delle nostre responsabilità..E di ciò La ringrazio, di cuore, a nome di tutti.

Viva la Costituzione Repubblicana, Viva l’Italia!

Belluno, 12 marzo 2019

 

Intervento del presidente della Provincia Roberto Padrin

Signor Presidente,

è per me un privilegio unico e speciale, un grande onore, porgerLe il saluto caloroso e affettuoso della popolazione bellunese che rappresento.

Al nostro Presidente della Regione, al Sindaco che ci ospita nella sua città, al Vescovo e a tutti i presenti, estendo il saluto mio personale e della Provincia che ho l’onore di rappresentare.

Siamo qui, oggi, perché, quattro mesi fa, eventi atmosferici imprevedibili hanno devastato questo territorio montano recando danni incalcolabili e timori
inusuali agli abitanti dell’intera provincia di Belluno. Le immagini dei nostri boschi, delle strade, dei fiumi sono ancora scolpite nelle nostre menti e nei nostri cuori. Ecco perchè il mio primo pensiero va a Sandro Pompolani, deceduto all’interno della propria auto a Feltre sulla quale cadde un albero travolto dalla furia del vento, a Ennio Piccolin inghiottito dalla acque del torrente Focobon e a Valeria Lorenzini colpita da un tronco.

Nel mio breve saluto, Signor Presidente, intendo sottolineare su pochi, ma concreti aspetti che gli eventi dello scorso ottobre hanno messo in luce:

1. l’imponderabilità della pianificazione territoriale a fronte di un nuovo avversario: il climate change, i mutamenti climatici che stanno cambiando il nostro pianeta;
2. la fragilità dei territori montani, in particolare, che collassando trascinano, senza scampo, le aree della pianura ed i relativi insediamenti urbani e produttivi;
3. l’urgenza sempre più pressante di politiche specifiche per la montagna, partendo dagli “Stati Generali della montagna”, da poco insediati, che non dovranno limitarsi ad un momento di confronto, ma concretizzarsi in azioni puntuali ed efficaci.

Poco fa siamo stati al Cimitero monumentale delle Vittime del Vajont di Fortogna, il luogo della memoria dove riposano le vittime innocenti di una tragedia che si doveva evitare. L’incontro con i superstiti e i sopravvissuti ha voluto testimoniare che questo Paese non dimentica e che non siamo soli nel dolore. La Sua presenza, Presidente, è sempre un significativo richiamo alla responsabilità di tutte le Istituzioni affinché simili eventi non debbano ripetersi; essa rappresenta un atto di omaggio alle vittime e alle loro famiglie, ma allo stesso tempo valorizza quell’ineguagliabile patrimonio di solidarietà che sbocciò fra le genti d’Italia e la popolazione colpita dalla tragedia. Quell’omaggio, riconosciuto anche dal Parlamento Italiano il 9 ottobre con l’Istituzione della “Giornata nazionale della memoria dei disastri naturali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”, che chiediamo possa diventare veramente un monito universale.

Oggi al Capo dello Stato, all’uomo Sergio Mattarella, rendiamo il più sentito ringraziamento per questa visita, segno di vicinanza e profonda solidarietà ad una Provincia fragile ma con una straordinaria dignità che, nell’ottobre scorso, ha tradotto in realtà, forse, per la prima volta dopo quasi 56 anni dal Vajont, una lezione a questo territorio, insegnando qualcosa di importante.

Si è cominciato a fare prevenzione, seriamente, ed allora ecco che mi corre l’obbligo davanti a Lei, Signor Presidente, ringraziare quanti si sono prodigati in quelle giornate così drammatiche a compiere delle scelte difficili, ma di grande responsabilità che hanno contribuito a salvare quelle vite umane, che il Vajont invece si è portato via: il nostro Prefetto, l’Unità di crisi coordinata dalla Regione Veneto, le forze dell’ordine di ogni genere e grado, i Vigili del Fuoco, la Protezione civile nazionale e locale, l‘Esercito, il mondo del volontariato, i miei colleghi sindaci, tutti insieme abbiamo contribuito ad evitare che questo disastro si trasformasse in tragedia. A tutti loro va il nostro più grande GRAZIE! A tutte queste persone che si sono prodigate con abnegazione insieme ai cittadini bellunesi e delle altre Province colpite, a rialzarsi il giorno dopo dimostrando al Paese una straordinaria forza di volontà che da sempre contraddistingue la nostra Italia e che non ha eguali quando si tratta di correre in soccorso a chi ha bisogno.

Sono questi i valori che ci devono rendere orgogliosi e che dobbiamo trasmettere ai nostri giovani affinchè comprendano cosa significhi aiutare il prossimo. Questa nostra Provincia ha dimostrato una volta di più la propria fragilità che ne ha minato la bellezza incontaminata di un territorio parte del quale è stato riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Una Provincia che ha trovato tante mani pronte a farla ripartire e oggi siamo qui a dirle, caro Presidente, grazie di esserci, grazie di esserci vicino come ci sono vicine le Istituzioni pronte a stanziare risorse preziose per la ricostruzione. Ma da qui, anche oggi, non mi stanco di invocare l’attenzione verso la sicurezza dei territori in cui viviamo, affinché non ci si debba trovare ancora a declinare altri dolori, per superficialità, omissioni, se non addirittura spregiudicatezza. Non possiamo permetterci di rimanere impotenti spettatori di tragedie che tolgono i figli alle proprie madri e madri ai propri figli.

Ecco perchè è necessario rafforzare l’autonomia specifica, le funzioni proprie e le possibilità di autogoverno di una Provincia totalmente montana di confine che deve poter gestire con responsabilità i bisogni peculiari e le risorse ambientali del proprio territorio, contando ovviamente anche su un supporto mirato di Regione, che da sempre sosteniamo con forza nel percorso autonomistico, e Stato.

Vado a concludere appellandomi alla sensibilità del Presidente della Repubblica affinché, presa visione delle problematiche esposte in questa sede, si erga a garante, quale egli è, vigili ed accompagni le nostre richieste di attenzione verso territori che non chiedono meramente interventi finanziari, oltre al dovuto, ma, anzitutto, libertà di governo nel segno della conoscenza, del senso di responsabilità e nella visione di sviluppo che hanno sempre dimostrato.

La ringrazio, a nome di tutti gli amministratori locali, dei cittadini che avrebbero desiderato ringraziarLa, uno ad uno, degli operatori economici e delle forze sociali bellunesi, per l’attenzione dedicata alla montagna e alle sue genti e, soprattutto, per questa straordinaria Sua presenza.

Grazie, Presidente.

Belluno, 12 marzo 2019

 

Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica

Intervento del Capo dello Stato Sergio Mattarella

Belluno, 12/03/2019

Rivolgo un saluto di grande cordialità al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia, a tutte le autorità, al Vescovo, ai parlamentari, ai tanti sindaci presenti. Vorrei ringraziare in maniera particolare il Sindaco di Belluno per la sua accoglienza, per il suo saluto e confidargli che sono molto legato a questa provincia e alle sue montagne che ho frequentato di continuo durante la mia ormai lunga vita.

È una giornata particolare questa, in cui sottolineiamo eventi che hanno caratterizzato e contrassegnato queste montagne. Il Presidente della Regione e il Presidente della Provincia hanno evidenziato alcuni problemi. Vi sono problemi di cui si stanno occupando Governo e Parlamento, sui quali quindi non posso esprimermi. Ma posso farlo sulle olimpiadi – Presidente Zaia – che considero un’occasione di grande importanza, non soltanto per le Regioni e le città protagoniste ma per l’intera Italia. Le assicuro tutto il sostegno e l’appoggio possibile.

Poc’anzi, i due bambini – bravissimi – ci hanno introdotto con efficacia in quel che è avvenuto in ottobre, e mai come in quell’occasione – la tempesta Vaia – è stato chiaro all’opinione pubblica italiana che i mutamenti climatici in atto nel mondo comportano effetti pesanti anche sull’ambiente del nostro Paese e sulle condizioni di vita della nostra popolazione.

Sentir parlare della desertificazione di alcune regioni africane o dei violenti tifoni nei Caraibi, sulla costa occidentale degli Stati Uniti o in Asia, appariva descrizione di una realtà lontana, remota, che non ci riguardava.

Un evento straordinario – eccezionale, secondo gli esperti – ci costringe a fare i conti con la realtà della vita quotidiana, e a cercare – come ci ha esortato a fare il dottor Thyerry Luciani – di prendere atto dell’esigenza di “una maggiore comprensione dei fenomeni in atto”.

Perché è giusto osservare che limitarsi a evocare la straordinarietà di fatti che si affacciano prepotentemente, per giustificare noncuranza verso una visione e progetti di più lungo periodo, è un incauto esercizio da sprovveduti.

È a Belluno, oggi, che svolgiamo questa riflessione. È giusto farlo sulle Alpi. È giusto che sia la montagna, grande questione nazionale, assieme a quella di tutte le aree interne, a proporci, ancora una volta, il tema delle risorse naturali del nostro Paese, della loro tutela, della garanzia ai cittadini della “sicurezza dei territori”, come ha sottolineato il presidente della Provincia.

Qui in Veneto abbiamo avuto un positivo esempio di come la attivazione, in via preventiva, della rete di Protezione civile abbia potuto mitigare le conseguenze del disastro sulle persone, sulla base di accurate previsioni meteorologiche.

È la conferma di come il modello di collaborazione tra Regione, Prefetture, forze del volontariato, possa giocare un ruolo prezioso non solo nell’emergenza delle catastrofi una volta verificatesi ma, soprattutto, sul terreno della prevenzione per ridurne o evitarne le conseguenze.

È una lezione; che va fatta propria da tutte le istituzioni quando sono chiamate a compiere scelte che riguardano il futuro.

Io desidero – e avverto il dovere – di ringraziare ed elogiare intensamente quanti si sono prodigati in quei giorni con personale sacrificio, senso di solidarietà e abnegazione. Hanno elencato queste realtà, protagoniste di quei giorni, il Presidente della Regio ne e della Provincia e io ringrazio tutti con molto calore per quanto hanno fatto in quei giorni.

Tutto questo ci induce a riflettere che deve essere chiaro che il rapporto con la natura è fatto di rispetto degli equilibri dell’ecosistema, pur se l’umanità ha dimostrato una costante propensione a misurarsi quotidianamente con i limiti conosciuti.

La civiltà montana ha saputo confrontarsi con questi limiti e svilupparsi per millenni, in una competizione quotidiana con condizioni di vita non facili, ma ben inserita in questi ambienti, senza stravolgerli.

Dobbiamo sempre, nel nostro percorso verso il futuro, coltivare insieme innovazione e saggezza antica.

Devono andare di pari passo due atteggiamenti. Anzitutto la costruzione di una attenta regia e di solidarietà internazionali, per affrontare quei comportamenti che contribuiscono a cambiamenti climatici dalle gravi conseguenze.

Gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma ancora parziali e insufficienti.

Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario. È il senso della sollecitazione pubblicamente sottoscritta, nell’autunno scorso, da alcuni Capi di Stato europei.

In secondo luogo – sul terreno delle concrete pratiche da parte delle istituzioni locali e nazionali – vanno respinte decisamente tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri.

Opere di contenimento e regimentazione, se non suffragate dall’apprendimento delle precedenti esperienze, talvolta ottengono risultati opposti a quelli prefissati, violando equilibri secolari da difendere.

Diversamente, rischiamo di ritrovarci altre volte a piangere vittime, frutto non della fatalità ma drammatica conseguenza di responsabilità umane.

L’amara e indimenticabile esperienza del Vajont ce lo insegna ogni momento.

Di fronte a tragedie come quella del Vajont la Repubblica è chiamata, anzitutto, a esprimere il proprio dolore a quanti, vittime e sopravvissuti, ne sono stati colpiti.

Ma non si può limitare al cordoglio. Come ho detto questa mattina, al Cimitero di Fortogna, ai rappresentanti delle associazioni che di quella tragedia custodiscono la memoria, la Repubblica è, in qualche modo, responsabile di quanto avviene sul suo territorio e quindi ha motivo di scusarsi con chi ha sofferto le conseguenze di disastri di questo genere.

Ma la Repubblica è anche, al contempo, vittima anch’essa delle scelte e dei comportamenti di coloro che hanno concorso causare immani sciagure come quella e io, rappresentando la Repubblica, nel porgere – come ho fatto questa mattina – le scuse a quei rappresentanti, mi colloco accanto a chi avverte il dolore di quei lutti immani e tra coloro che ne conservano la memoria.

Il territorio del nostro Paese è fragile e le conseguenze dell’abbandono dei territori, verificatosi sulle Alpi e sugli Appennini, vengono pagate, a caro prezzo, da queste zone ma anche dagli insediamenti urbani e produttivi in pianura.

Occorre proseguire sulla strada di iniziative per la salvaguardia degli assetti idro-geologici. Queste iniziative sono state ampiamente delineate dal Parlamento in questi decenni ed è necessario un impegno condiviso delle istituzioni ai vari livelli per svilupparli e attuarli concretamente.

La tutela ambientale e idro-geologica è amica delle persone, ne salvaguarda la vita e difende così il futuro delle nostre comunità, accompagnata, come deve essere, da un uso razionale e sostenibile delle risorse esistenti nell’area.

Il rilancio di una politica per la montagna e le popolazioni che la abitano va non solo nella direzione della effettiva affermazione della eguaglianza fra i cittadini della Repubblica, ma rappresenta una sfida per il recupero pieno di aree abbandonate o sottoutilizzate, preziose per il processo di crescita dell’Italia.

È una consapevolezza che trova diffusione anche a livello continentale, confermata dalla collaborazione nell’ambito di “Euregio senza confini”, della Regione Veneto, di quella del Friùli-Venezia Giulia, con il Land della Carinzia.

Quest’anno, inoltre, sarà esercitata dalla Lombardia la presidenza di Eusalp che costituisce, sin qui, l’ambito più ampio di cooperazione tra Regioni, Stati e Unione Europea in tema di montagna.

Rimane ancora molto strada da fare per un più incisivo impegno delle istituzioni comunitarie in argomento, né, sul tema della montagna, può essere considerato esaustivo il riferimento all’art.174 del Trattato sul funzionamento della Ue.

Ripristinare la buona salute di un territorio – come qui si sta provvedendo a fare – richiede laboriosità e tenacia, qualità che non difettano certo alle popolazioni di queste terre.

Esaurita rapidamente la fase dell’emergenza con il generoso contributo del mondo del volontariato, evocato qui da Ivo Gasperin, le ragioni del recupero, per non provocare alterazioni permanenti e gravi nel tessuto del bosco, si sono fatte imperiose, con il ritorno della buona stagione.

È bene ricordare che la Prima guerra mondiale aveva prodotto devastazioni immani nel Triveneto, anche sul piano ambientale.

Con impegno, in quel dopoguerra, misero radici importanti foreste e boschi divenuti “della memoria”. Sono quelli oggi duramente colpiti, così come quelli sull’altipiano tanto caro a Mario Rigoni Stern, che ha narrato le bellezze di queste montagne.

Appartiene alla vocazione del nostro popolo saper esprimere saggezza, fermezza e industriosità nei momenti più ardui, ed è una tradizione forte della gente di queste contrade.

Sono convinto che, ancora una volta, dalle “Terre alte” saprà venire un esempio di grande valore per tutta la nostra comunità nazionale, frutto del patrimonio di civiltà accumulato nei secoli dalle genti di montagna.

Rivolgo a tutti loro, attraverso i tanti sindaci qui presenti, un saluto cordialissimo e un grande augurio.

 

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